ENTE ACCREDITATO MIUR     AFFILIATO CNA
VERSIONE ACCESSIBILE
Home > Letture > Pubblicazioni > Con la musica si può - L’apprendimento attraverso la musica

Con la musica si può - L’apprendimento attraverso la musica

Tesina di Anna Sobatti, allieva del 10° anno di pianoforte del Conservatorio di BG e prossima alla maturità (Liceo Musicale).

PREMESSA
La scelta del ruolo della musica nelle difficoltà di apprendimento è stata influenzata dalla mia esperienza personale.
Ho iniziato a suonare il pianoforte all’età di sei anni. All’inizio era tutto un gioco: posizionare le mani sulla tastiera suscitava in me forti emozioni. Mi piace poter dire che ciò che provavo allora non è cambiato con gli anni. Suonare mi ha sempre dato l’opportunità di divertirmi, per questo all’età di undici anni ho iniziato a frequentare il conservatorio. L’anno scorso il piano di studi prevedeva, tra gli altri, un corso con una musicoterapeuta, Giulia Cremaschi Trovesi, fondatrice dell’Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia (A.P.M.M.). Ho seguito alcune lezioni di musicoterapia con bambini affetti da Sindrome di Down, bambini sordi e bambini con difficoltà di apprendimento. Alla fine di ogni incontro, a stento riuscivo a trattenere le lacrime: vedere quei bimbi giocare con la musica e sorridere nonostante tutti i loro problemi mi ha fatto capire che non ero la sola a provare una grande gioia nel suonare. Inoltre, la possibilità di “utilizzare” la musica proprio per risolvere dei problemi mi ha suggerito come sia possibile realizzare qualcosa di bello attraverso di essa, non solo per se stessi: una gioia condivisa è sempre una gioia raddoppiata. Probabilmente questa è un’idea di musica che non tutti apprezzano. Molti miei compagni di conservatorio concepiscono l’arte del suonare solo in funzione di concerti, compositori del passato, innovazioni nel linguaggio musicale. Sicuramente questo è un modo di affrontarla, ma a mio parere, non è l’unico. Non condivido la suddivisione, seppur ufficiosa, tra “musica superiore” e “musica inferiore”, musica “di serie A e di serie B”: la prima sarebbe quella dei grandi artisti che, dopo anni di studio, dedicano tutta la vita a concerti ed esecuzioni; la seconda corrisponde a quella di chi non fa carriera e lavora con persone che hanno difficoltà. Probabilmente è vero: è difficile che un musicoterapeuta faccia carriera, ma personalmente preferisco sapere che gli studi compiuti possano far sorridere un bambino piuttosto che farmi viaggiare in tutto il mondo.
Per questo motivo ho scelto di approfondire ciò che avevo scoperto l’anno scorso. Mi sono concentrata sulle difficoltà di apprendimento a scuola, in particolare sui problemi di linguaggio. Ritengo che imparare nell’ambiente scolastico dovrebbe essere piacevole sia per i bambini sia per gli insegnanti: fare una cosa controvoglia, sebbene possa esserci del talento, non porta a buoni risultati. Per questo motivo credo che la serenità nella scuola sia di fondamentale importanza: eventuali difficoltà e problemi possono essere superati attraverso il gioco, la musica e non solo. Tutto questo deve poggiare comunque su conoscenze teoriche approfondite, applicate in una pratica efficiente e coinvolgente. D’altronde, ogni insegnante trasmette la gioia della propria disciplina a chi muove i primi passi della vita, perché sa che «la cultura è tutto ciò che rimane dopo aver dimenticato ciò che si è studiato» (Gaetano Salvemini).

INTRODUZIONE
Il mio percorso analizza il ruolo della musica nelle difficoltà di apprendimento, soprattutto nei problemi di linguaggio, e le possibilità di azione che essa offre.
In particolare, mi sono concentrata sulla musicoterapia umanistica, che opera seguendo il modello fenomenologico. Il rapporto con la persona si basa sulla corporeità, sul corpo vibrante, sensibile quindi alle vibrazioni sonore. Il fare musica diventa un dialogo tra persone, tra corpi.
Inoltre, ho scelto di approfondire un ambito specifico della musicoterapia umanistica, cioè l’individuazione e la risoluzione di problemi di apprendimento con i bambini, proprio attraverso la musica. Questo è possibile grazie a due considerazioni:
-  il suono viene concepito come insieme di vibrazioni che coinvolgono tutto il corpo, non solo l’orecchio. Per questo motivo ho analizzato dal punto di vista fisico-musicale il fenomeno sonoro;
-  un elemento fondamentale nella musicoterapia umanistica è il rapporto tra il bambino e il musicoterapeuta. Una relazione positiva o negativa può influire in modo determinante sulla possibilità di buona riuscita del lavoro. Quindi ho esteso questo aspetto anche al rapporto tra insegnante e studenti dal punto di vista pedagogico (metodo T.E.T. di Thomas Gordon) e ho riportato alcune riflessioni a riguardo elaborate da autori stranieri: in particolare, la critica che Charles Dickens sviluppa nei confronti del sistema scolastico del suo tempo e l’esperienza personale dello scrittore francese Daniel Pennac con il proprio insegnante.

Quindi, ho avuto l’opportunità di vedere la conferma di ciò che avevo approfondito teoricamente, grazie alla mia partecipazione ad alcune lezioni con un bambino avente difficoltà di linguaggio (ogni due o tre settimane da novembre 2013 a maggio 2014). Il percorso effettuato con il bimbo è stato fondamentale per capire come le riflessioni teoriche possano essere applicabili in pratica e possano avere esiti positivi. Sono avvenuti dei miglioramenti perché è stato posto in primo piano l’elemento emotivo del bambino: gli è stata offerta l’opportunità di giocare in allegria con la musica e con i problemi riscontrati a scuola. Il piccolo ha potuto così constatare che le difficoltà non sono insormontabili, divenendo quindi consapevole delle proprie immense capacità.

Vedi la tesina integrale in formato PDF in alto a destra.