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Giulia, la ragazza sorda che suona il violoncello

Autore: Federica Barella

Concerti ed esibizioni per la giovane udinese che ama i classici, ma anche il “metal”. Ha un doppio sogno: la laurea in scienze naturali e il diploma al conservatorio - Messaggero Veneto

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UDINE. Giulia Mazza ha lo sguardo vispo e curioso, che rispecchia i suoi 27 anni. Una vita piena, indipendente. Un appartamento piccolo, alle porte di Udine. E una grande, sterminata passione per la musica. Suona il violoncello da anni. Tiene piccoli concerti proponendo Schubert, Bach, Beethoven e Shostakovich.

Ma ultimamente trova interessanti anche le interpretazioni, sempre al violoncello, di musica “metal”. Tutto normale, direbbe qualcuno. Normale, certo. Se non fosse che Giulia è sorda dalla nascita. La sua è una sordità bilaterale profonda, con una perdita di 90-95 decibel. Il che significa che non percepisce normalmente neanche i suoni forti. Eppure Giulia “sente”. Sente grazie a una terapia seguita sin dai primi anni di vita. E anche grazie alle protesi.

Ma soprattutto sente grazie alla musica. Sente il suo violoncello che vibra, quasi respira, mente suona. E ascoltarla da vivo quando si esibisce, oppure sentire e guardare uno dei filmati presenti on line accompagnata magari dalla docente Giulia Cremaschi Trovesi provoca emozioni fortissime.

Chiunque la guardi suonare capisce che il rapporto tra Giulia e il violoncello va oltre qualsiasi legame che ci può (e deve) essere tra un artista e il suo strumento. «Sul violoncello, quando ero alle Superiori - rivela Giulia -, ho persino scritto un racconto, a metà tra sogno, fantasia e realtà. Questo oggetto “animato”, dalla forma elegante, capace di ondeggiare. Capace quasi di inspirare ed espirare».

Uno strumento grande, il violoncello. Un oggetto pronto a trasmettere a Giulia, nel corso degli anni, quella forza e quel coraggio che all’inizio lei non aveva. Uno strumento che all’inizio Giulia temeva, quasi lo dovesse subire. Uno strumento che nei suoi sogni prendeva forma, si animava, sembrava quasi volerla dominare. Ma che poi lei vedeva perdere slancio e tornare a oscillare goffamente, fino a tornare a essere “solo” un oggetto musicale. Pronto però a far da perno alla sua crescita.

«Sono nata sorda - racconta ancora Giulia - a causa di un’infezione congenita. Mia madre, in procinto del parto, fu colpita da un virus di un ceppo appartenente alla rosolia. I medici avevano previsto possibili conseguenze per me. Quando avevo tre mesi di vita i miei genitori scoprirono che avevo problemi di udito».

La mamma di Giulia, che ora come spiega teneramente lei “é in cielo”, cominciò da subito a raccogliere tutte le informazioni che si potevano avere per affrontare la sordità di un bambino. Viaggiando e leggendo molti libri. Imparando anche a fare gli esercizi che le logopediste avevano elaborato proprio per Giulia.

Infine l’incontro con un’altra Giulia: Giulia Cremaschi Trovesi. «Fu proprio la signora Cremaschi a suggerire di farmi provare il violoncello, per il suo timbro caldo e umano, per le vibrazioni che la sua cassa armonica trasmette al corpo, per la sua forma che permette di “abbracciare” lo strumento».

Ma la passione per la musica circolava già nella famiglia di Giulia, visto che i nonni materni cantavano e suonavano il pianoforte. «Io comunque ho frequentato scuole pubbliche - racconta ancora di sè Giulia - e mi sono diplomata al liceo scientifico. La musica è rimasta una passione e un grande hobby. Poi ho frequentato l’Università di Padova dove spero di potermi laureare a breve in scienze naturali».

Ma la musica è sempre stata una costante nella vita di Giulia. Durante il periodo liceale ha suonato nell’orchestra giovanile “La semicroma” di Mestre, facendo la pendolare. «Ho partecipato a concerti - spiega Giulia - in tutto il Veneto, in chiese e teatri. Ma le grandi emozioni le ho vissute con i concerti a Udine. Ho suonato in altri singoli eventi, incontri sulla poesia, messe, organizzati occasionalmente, o anche a convegni realizzati da Giulia Cremaschi negli ultimi sei anni». Uno dei suoi nuovi obiettivi sarebbe quello di fare esami del conservatorio, da privatista.

«Come un occhio miope - sottolinea Giulia - capisce che ciò che per gli altri potrebbe essere una macchia per lui invece è una rondine così per me è il suono. Si fa un percorso più lento. Ma non è un percorso senza risultati. Anzi. La mia capacità di sentire è progredita e migliorata moltissimo. Ho imparato che il sentire può dipendere dalla propria volontà, dall’interpretazione di ciò che posso sentire con le protesi, che mi tassellano i suoni alle quali poi io devo dare un nome. Una bambina nello studio di Giulia Cremaschi diceva “dedèni” per indicare i campanelli. Ecco, direi che i “dedèni” sono come la rondine sfocata, ma sempre tale nella sua essenza».

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