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L’angelo della musica, musicoterapia e disturbi psichici

Omega Edizioni, Bologna, 1996

Hermann Abert divide la sensibilità musicale in tre gradi: ritmo, melodia, e musica vera e propria; il ritmo è l’elemento più sensuale della musica, quello che ha influenza solamente fisica; la melodia invece ha una "efficacia psichica" cioè emotiva, affettiva; infine il terzo grado è la pura contemplazione artistica, cioè la "riflessione sulla natura del bello musicale". I greci si trovavano nella seconda di queste condizioni: per loro la musica aveva valore solo in quanto agiva sulla loro anima e, anche, sulla loro volontà; ne subivano nel più alto grado gli effetti e la concepivano come una "forza demoniaca", riconducibile all’emozione dionisiaca, che è all’origine della tragedia. Fu quindi naturale che filosofi e politici si occupassero di questa forza misteriosa, gli uni per conoscerne i modi e le origini, gli altri per porla al servizio dell’etica; cioè per valersene come di una medicina morale, per approfittare dei buoni impulsi che essa poteva dare e per paralizzare le cattive influenze. Ne nacque la dottrina dell’ethos musicale, fondata essenzialmente su questo postulato: la musica non solo può modificare o determinare i nostri stati d’animo, ma anche agisce sulle facoltà volitive.