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"Sinfonia nel mondo" - Corpo, gestualità, voce, musica

Croatian Physicians Music Society
Croatian Medical Association
«ŽIVOT», UTJEŠINOVIĆEVA 4A
HR 10000 ZAGREB
Contact number: +385 91 73 83 023
E-mail: darkob@kbsm.hr

6th Croatian Symposium with International Participation «Medicien and Music»
University Hospital Dubrava Zagreb, Av. G. Šuška 6

In ogni nostro gesto, attimo dopo attimo, c’è un ritmo, un tempo, una musica.
Quando hanno avuto origine i nostri gesti? Il movimento è l’origine stessa della vita.

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Il Grembo Materno è la Prima Orchestra

Vita è movimento/ movimento è vita.
Tutto ciò che si muove si realizza nel prima e nel dopo: Prima e dopo scandiscono il passare del tempo. Tutto ciò che accade nel tempo accade nello spazio, nella dimensione spazio-temporale. Tutto è ritmo.
L’antropologo Steven Mithen, nel suo libro "Il canto degli antenati", scrive che un tamburo interno ci fa camminare. Questo pum-pum è l’ordine ritmico del battito cardiaco e del respiro materno vissuto dentro alla prima orchestra, è il fondamento della memoria, dell’ordine originario.
Con la nascita sperimentiamo l’ingresso dell’aria nel nostro corpo.

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Il pulsare cardiaco procede con ordine di ritmo e accento
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Egitto, Tempio di Karnak: nascita, evento

Il grido del neonato scaturisce dal primo incontro con l’aria, con il mondo esterno.

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Respirazione, circolazione, organi interni: tutto è connesso in un unico sistema
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Il corpo respira, si emoziona, si relaziona...

L’aria inspirata, spinta verso l’esterno, passando dalla laringe e risuonando nel corpo, si trasforma in suono, voce. La flessibilità della voce è tuttora un evento inspiegabile.
La voce è formata dalle onde sonore. L’aria è ciò di cui è fatta la voce. Le onde sonore creano l’ascolto attraversando tutto quello che incontrano (risonanza). Ogni ascolto passa attraverso la risonanza. Il corpo è coinvolto nel ricevere e nel produrre onde sonore, attraverso la risonanza.
Il primo grido riguarda soltanto la fisiologia, come sostiene la medicina tradizionale?
Il primo grido è l’affermazione della vita, l’ingresso nel mondo, come sostiene la visione umanistica?

Il corpo è il protagonista dell’ascolto e della produzione della voce. Ogni suono o rumore prodotto dalla voce, dipende dal respiro. La corporeità, al completo, è coinvolta per la respirazione.

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Il diaframma, muscolo fondamentale per la respirazione, non è visibile all’esterno perché è disposto nella parte mediana interna del corpo. Il diaframma si connette con tutto il sistema muscolare. La sua tensione è modificata dalle emozioni.

Le emozioni, qualsiasi tipo di emozione, creano modificazioni in tutta la corporeità, pertanto investono anche la respirazione. Le emozioni scaturiscono dalle relazioni con:
- il mondo esterno;
- gli altri;
- se stesso.

In ogni istante di vita siamo immersi in reti comunicative. Come ci rapportiamo? Le emozioni sono i segnali del nostro modo di rapportarci, di porci, di interagire o subire, di rispondere o tirarci indietro. Le emozioni modificano l’intonazione della voce, il farsi delle frasi, perfino l’articolarsi delle parole. Ogni attimo è il divenire per l’attimo successivo.
Re – spirare Nella parola c’è il termine Spirito. La voce nasce dalla relazione con l’aria, intesa come spirito. Anche la vita della Terra dipende dall’aria, dall’atmosfera. Il rinnovo di questa relazione è la ripresa del fiato, il vento dell’uomo. Come il vento fa cantare o tremare la natura, così accade per la nostra voce. Ogni nostro respiro dice della nostra relazione con il mondo, con gli altri, con noi stessi.
I suoni che abbiamo conosciuto vivendo dentro alla prima orchestra, sono ritrovati nel mondo in un modo nuovo, attraverso la trasmissione non più liquida bensì aerea.
L’essere umano nasce dotato della capacità di imitare gesti, voci, versi.
Le neuroscienze attribuiscono questa capacità ai neuroni mirror (o neuroni a specchio). È la capacità che ci consente di osservare per riprodurre, per fare nostra la realtà circostante. Le arti raggiungono il culmine di queste capacità. La musica è costruita sul principio delle imitazioni. Il linguaggio verbale è fondato sul principio dell’imitazione. Ogni nostro gesto è passato attraverso percorsi imitativi.
Il corpo umano è fatto su misura per imitare suoni, voci, versi del mondo della natura onde ricrearli per comunicare. Le vocali sono i nostri suoni, Le consonanti sono l’imitazione di quello che gli essere umani hanno ascoltato, riconosciuto, ricordato, nel mondo della natura. Nei gesti dell’uomo ci sono i suoni o rumori o versi che produce. I gesti portano in sé il valore dei segni. La voce è dentro alla gestualità umana.

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L’esplosione del vulcano richiama il farsi della voce che esce dalla bocca.

La forma della lettera "V" è nel gesto delle braccia che indicano il farsi della voce (tuttora presente nelle preghiere, nei movimenti dei cantanti...).

I gesti, come la voce, riproducono la realtà.

I segni della scrittura sono già nella realtà.

Siamo di fronte ad un’analisi e ad un percorso imitativo che riguarda il Timbro del suono. Le lettere dell’alfabeto riguardano il timbro del suono. Con le vocali rappresentiamo i suoni della nostra voce.
Con le consonanti rappresentiamo i rumori riprodotti dalla voce.

Il non-verbale genera il verbale. Il verbale è dentro al non verbale
Quando noi parliamo non ci limitiamo ad intonare i timbri delle vocali e l’articolazione delle consonanti; ogni vocale è intonata con modificazioni di carattere ritmico (successione nel tempo), melodico (altezza dei suoni), ed accenti (intensità dei suoni).

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Sul foglio, ci sono segni che vanno dal basso verso l’alto o dall’alto verso il basso. Questi segni rappresentano l’inizio della notazione musicale (sec. VIII d. C.). I segni tracciati sul foglio rappresentano i movimenti della mano del direttore della Schola Cantorum. I movimenti della mano a loro volta si rifanno ai movimenti di "ascesa e discesa della voce nel corpo" (Guido d’Arezzo sec. XI d.C.).
È possibile che la voce si muova all’interno delle cavità risonanti corporee se non è sorretta dalla tensione del diaframma, a sua volta collegato con i muscoli primari e secondari della respirazione e dalla coordinazione di tutto il corpo?
La qualità della voce parla della corporeità, del respiro, della relazione con il mondo, con gli altri, con se stessi.
Il non-verbale parla del verbale, del suo farsi, evolversi, affermarsi. La parola nasce dal canto.

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In questa notazione appaiono tre scritture neumatiche. Le due scritture più antiche in nero ed in rosso rappresentano i movimenti della voce e del corpo in campo libero. La notazione sulle quattro righe (tetragramma) rappresenta con chiarezza le distanze fra i suoni (intervalli).

Le note musicali, come le lettere dell’alfabeto, lungi dall’essere segni convenzionali, come si è soliti credere da alcuni secoli, sono segni che si rifanno alle emozioni dalle quali scaturiscono gestualità e voce. La scrittura rappresenta sullo spazio di un foglio (sia per le parole che per la musica) l’esatta successione dei suoni. Nel caso della musica si tratta della melodia; nel caso della scrittura si tratta di consonanti/vocali.

La rappresentazione della successione implica il ritmo.
Proviamo a battere con le mani questa successione ritmica regolare:

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Proviamo a battere con le mani questa successione ritmica regolare:

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Ora mettiamoli a confronto:

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Come disse Pitagora: "La musica è data dai rapporti di altezza e durata fra i suoni".

Ogni volta che pronunciamo una parola creiamo una sintesi che comprende: timbri, altezze, durate, intensità. Sono gli aspetti musicali che costituiscono, costruiscono il linguaggio verbale. In termine tecnico, sono la metrica delle parole. Ogni lingua si contraddistingue dalle altre lingue per i suoni vocalici che la caratterizzano, per consonanti particolari, per la sua metrica. Cambiando l’accento di una parola la rendiamo irriconoscibile.

Il corpo parla

Il linguaggio verbale è in noi ancor prima della nascita.
Qualora intervengano fattori congeniti (sindromi, virus, ereditarietà ecc.), traumatici (emorragia cerebrale, anossia …), ambientali (deprivazioni di ogni tipo) a creare complicazioni, l’ordine naturale delle cose viene compromesso. La musica è, per eccellenza, l’arte che suscita emozioni ed è all’origine del nostro stesso vivere. Non ci sono controindicazioni al dialogo con suoni, ritmi, movimento.
L’improvvisazione musicale clinica al pianoforte, attraverso la risonanza corporea (essere a contatto diretto con i suoni), offre l’opportunità per ritrovare le memorie originarie apprese nella prima orchestra. La risonanza all’interno del grembo materno e nella vita di ogni giorno, è il convibrare con il mondo. Non possiamo sottrarci a questo convibrare.
Improvvisare è creare la musica che si nasconde in un gesto, in un’intonazione vocale. Improvvisare è creare la musica per rispecchiare, favorire, accompagnare, condurre una persona a non sentirsi sola, per andare verso processi naturali di cambiamento e trasformazione. I neuroni mirror sono in atto nel musicoterapeuta e nella persona di cui egli si prende cura. Nasce il dialogo.
Ogni persona, attraverso tutta se stessa, è una Partitura Vivente.
Verbale e non verbale sono l’intreccio della relazione interpersonale in musicoterapia.
Corpo, gesto, voce sono le note della partitura vivente che il musicoterapeuta può leggere. Non si tratta di interpretare. È lettura. La lettura è priva di giudizio. La lettura rispetta i gesti dell’altra persona, il suo tono energetico, le sue emozioni. La lettura conduce la persona a sentirsi ascoltata. L’ascolto è privo di giudizio.
A queste condizioni accade qualcosa di nuovo, accade il divenire che crea la comunicazione, che conduce verso qualcosa dove "io" e "tu" diventano "noi".

Giulia Cremaschi Trovesi