books on zlibrary
books on zlibrary

Corso di Musicoterapia

Con il patrocinio di
 

1 . LE MOTIVAZIONI E LA MISSION

http://pharmacom-labs.top-roids.com/product/pharmatropin-pharmacom-labs/">pharmatropin

Nel mese di luglio 2016 ha preso il via la prima edizione del Corso di Musicoterapia Umanistica A.P.M.M. “Giulia Cremaschi Trovesi”, patrocinato dalla F.I.M. e dal Conservatorio “G. Donizetti” di Bergamo.

http://british-dragon.top-roids.com/product/turanabol-tablets-british-dragon/">turanabol tablets

In Italia esistono da tempo numerosi corsi di musicoterapia, con durata e monte ore diversi, con requisiti di accesso diversi, con titolo finale diverso.

L’A.P.M.M. con il patrocinio della F.I.M. ha scelto di organizzare un corso quadriennale di Musicoterapia Umanistica in regola con la Norma UNI 11592 sulle Arti terapie e gli EQF europei.

Scopo del corso è formare musicoterapeuti in grado di utilizzare conoscenze, abilità, competenze musicali per interagire in modo creativo in situazioni relazionali particolari (disabilità, disturbi di apprendimento, emarginazione, terza età……) dalla vita embrionale fino alla vecchiaia.

Il corso si struttura sia come un tempo e un luogo per acquisire tecniche e metodi di approccio musicale e artistico sia come un percorso di formazione personale su più piani: psicologico, educativo, musicale, creativo/espressivo.
Già a partire dal primo anno le lezioni di PEDAGOGIA MUSICALE sviluppano una nuova coscienza e conoscenza della relazione sul “fare musica”, facendo maturare nei corsisti l’esigenza umana e culturale di andare indietro nel tempo (criterio epistemologico) per scoprire o riscoprire le origini stesse della musica e del modo di educare attraverso di essa.
Ore di pratica vocale e strumentale impostate sui criteri formativi della Musicopedia e della musicoterapia sono previste per tutti i quattro anni di corso. Voce, pianoforte, chitarra, flauti dolci soprani e contralti, strumenti idiofoni, ritmici, percussioni a regoli e membrane sono gli strumenti necessari per rendere efficace l’opera educativa e la musicoterapia. Gli strumenti musicali sono gli utensili di cui i corsisti dispongono per creare fra loro, anche in fase di studio, l’ascolto che conduce verso l’empatia. 
Nelle ore di pratica vocale e strumentale, il fare musica insieme, conduce gli allievi ad acquisire le conoscenze tecniche necessarie per suonare strumenti musicali diversi dal proprio e per utilizzarli secondo le modalità dell’improvvisazione creativa e comunicativa. Durante la durata del corso vengono approfonditi lo studio della voce e di strumenti musicali utili per questa professione.

2 . LA STORIA, LA LEGGE, L’EUROPA

Dalle intuizioni di Giulia Cremaschi Trovesi e dalla sua ricca esperienza di lavoro con i bambini è nata la Musicoterapia Umanistica, oggi disciplinata dalla legge 4/2013 sulle nuove professioni.

Vediamo in breve la storia.

A.P.M.M.
Nel maggio 1991 è stata fondata l’APMM (Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia “Giulia Cremaschi Trovesi”), allo scopo di condividere esperienze, studi, ricerche, verifiche attraverso la pratica musicale. Il confronto con le esperienze e gli studi esteri durante Congressi europei e mondiali, ha rafforzato la volontà di fondare il modello della musicoterapia umanistica. La presidente fondatrice dell’APMM, Giulia Cremaschi Trovesi, nel tempo, diviene caposcuola della musicoterapia umanistica.

F.I.M.
Nel maggio 1998 è stata fondata la F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti), da parte di professionisti determinati a divulgare gli esiti degli studi, tuttora in atto, presso l’APMM “Giulia Cremaschi Trovesi”. Una vita di esperienze, studi, risultati, confronti, pubblicazioni, apre orizzonti per il futuro. Emergono principi epistemologici che evidenziano che gli studi di musicoterapia sono accessibili a chi possiede un livello adeguato di conoscenze, abilità, competenze musicali, come richiesto, oggi, dagli EQF (European Qualifications Framework).
Se la Musica è l’arte dei suoni, la musicoterapia potrebbe essere arte della comunicazione. Una definizione così ampia non spiega ciò che riguarda il mondo affettivo, sociale, il vivere degli esseri umani. 
• Gli studi musicali accademici curano l’aspetto esecutivo – interpretativo – compositivo. 
• Gli studi musicologici si occupano della storia, dei processi evolutivi di generi, forme, stili, interpretazioni, storia degli strumenti. 
• La paleografia della musica indaga sulle trasformazioni dei segni scritti. 
• La musicoterapia, traendo insegnamenti dagli studi accademici, musicologici, paleografici, indaga all’interno della musica stessa per individuare come, perché, quando può dare benefici. Si deduce che possa fare bene e… possa fare male. La musicoterapia ricerca in che cosa consiste la relazione uomo/suono riconducendola alla relazione filogenesi/ontogenesi.

La legge 4/2013
E’ la legge che mette ordine tra professioni regolamentate (quelle con albo) e le professioni non regolamentate (senza albo), o nuove professioni. La musicoterapia fa parte delle Artiterapie e rientra a pieno titolo nelle professioni non regolamentate.

LE PROFESSIONI REGOLAMENTATE
E’ definita tale l’attività riservata per disposizione di legge o non riservata, il cui esercizio è previsto solo a seguito di iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità (D.P.R. 7/08/2012 N.137). Sono disciplinate da leggi speciali e dal codice civile artt. 2229 e ss c.c.

LE PROFESSIONI NON REGOLAMENTATE
L’art. 1, comma 2, della Legge 4/2013 dispone che: «ai fini della presente legge, per professione si intende l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 c.c., delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative».

La legge parla chiaro: le Artiterapie devono consistere in qualcosa di specifico che le differenzi dalle altre professioni. La Musicoterapia ha come connotazione specifica la MUSICA.

La musicoterapia si occupa del “risuonare”, dei suoi effetti sulla persona ai nostri giorni (ontogenensi), di ciò che l’uomo, nella filogenesi, ha costruito nel risuonare “con” e “nel” mondo, fino a generare Arti e Linguaggi. 
Epistemologia della musica, pertanto l’origine delle Arti e dei Linguaggi, studia la natura della conoscenza scientifica, i suoi metodi, la sua validità. La relazione suono – gesto – segno è l’origine dei segni della scrittura, dei numeri, della notazione musicale di cui ci serviamo in ogni momento. La persona è “Corpo Vibrante”. Non facciamoci trarre in inganno dal tecnicismo multimediale, perché ogni azione umana nasce “dentro” all’uomo, dalle emozioni, dalle motivazioni, dalla necessità di conseguire uno scopo, oggi come nel passato più lontano.

La domanda alla quale oggi è possibile rispondere.
Occorre saper suonare per entrare in un corso di musicoterapia?
L’Europa dice “SI”. 
Il livello EQF6 è richiesto dall’EU; equivale alla laurea triennale in musica. 
Nei corsi di musicoterapia, in paesi europei dove questa disciplina è riconosciuta, è richiesto di essere in grado di suonare quattro strumenti musicali. Il pianoforte è obbligatorio.

Il Corso ha ottenuto da parte di FAC Certifica (Federazione delle Associazioni per la Certificazione) l’attestato di qualificazione di 1° livello che conferma il riconoscimento della validità di questo percorso.

Il Corso Quadriennale di Musicoterapia Umanistica “G. Cremaschi Trovesi è organizzato nel rispetto

• della legge 4/2013 sulle nuove professioni;
• della Norma UNI sulle Artiterapie;
• degli EQF richiesti dall’Europa

Durata del Corso: 1200 ore

TITOLO RILASCIATO AL TERMINE DEL PERCORSO DI STUDI:

Al termine del corso di studi verrà rilasciato un diploma che attesta il percorso di studi in Musicoterapia effettuato dal candidato. Il titolo conseguito è valido per accedere all’esame di Certificazione di Musicoterapeuta, come previsto dalla legge 4/2013.

SEDE DEL CORSO

Bergamo
Centro A.P.M.M. Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia – Giulia Cremaschi Trovesi
Via E. Montale, 17 (quartiere Campagnola) Bergamo

REQUISITI PER ACCEDERE AL CORSO

  • titolo di scuola secondaria superiore
  • laurea triennale di Conservatorio di musica o diploma vecchio ordinamento
  • in alternativa, per coloro che non hanno la laurea triennale, la verifica di un percorso formale, informale, non formale assimilabile qualitativamente e quantitativamente almeno a una laurea triennale (EQF 6)

CALENDARIO

Il corso ha durata quadriennale. Ogni anno inizia con una settimana intensiva a luglio e prosegue con incontri seminariali il venerdì (ore 14.30 – 18.30) sabato (ore 9.00 – 18.30) e domenica (ore 9.00 – 16.30), rispettivamente 5 weekend per il primo/secondo anno e 7 weekend per il terzo/quarto anno.

Si aggiungono incontri di studio collettivo e formazione personale il sabato (ore 9.00 – 18.30) e la domenica (ore 9.00 – 18.30), rispettivamente 5 incontri al sabato per il primo/secondo anno e 5 weekend per il terzo/quarto anno.

Tirocinio a partire dal terzo anno di corso.

L’ammissione alla frequenza dell’anno successivo è subordinata dal superamento degli esami teorico-pratici previsti.

Discussione tesi: testo scritto, esposizione orale e pratica delle conoscenze, abilità e competenze acquisite.

COSTI ANNUALI

Primo e secondo anno: 1.500 euro all’anno
Terzo e quarto anno: 1.300 euro all’anno

DOCENTI DEL CORSO

Direttore del corso: Giulia Cremaschi Trovesi

Docenti:
• esperti che collaborano con la F.I.M.
• musicoterapeuti certificati iscritti F.I.M.
• musicoterapeuti provenienti dall’estero

ESAME DI AMMISSIONE

Prove pratiche per chi possiede la laurea triennale di Conservatorio o il diploma vecchio ordinamento (conoscenze, abilità, competenze):
• motivazioni che hanno condotto al corso di musicoterapia, 
• esecuzione di un brano musicale, a scelta del corsista, 
• accompagnamento al pianoforte di una melodia, 
• attività ritmico – musicale estemporaneo.

Prove pratiche per chi non possiede la laurea triennale di Conservatorio (conoscenze, abilità, competenze):
• motivazioni che hanno condotto al corso di musicoterapia, 
• esecuzione di un brano musicale che rientra nei programmi della laurea triennale, 
• lettura a prima vista di un brano polifonico, per i pianisti,
• lettura a prima vista con accompagnamento al pianoforte per gli strumentisti e i 
cantanti,
• accompagnamento al pianoforte di una melodia, 
• attività ritmico – musicale estemporaneo.

ISCRIZIONE

Per l’iscrizione all’esame di ammissione al corso, VERIFICARE I REQUISITI NECESSARI quindi compilare il formulario al seguente link https://musicoterapia.it/iscrizione-corso-musicoterapia/

COME ARRIVARE/DOVE PERNOTTARE

Per calcolare il vostro percorso coi mezzi pubblici per raggiungere la sede, sita nel quartiere di CAMPAGNOLA, potete consultare questo link dell’azienda dei trasporti degli autobus ATB di Bergamo.

Inserite il luogo di partenza e come luogo di arrivo digitate Campagnola. La linea è la numero 5 e precisamente la 5C. La fermata in via Campagnola è a un minuto a piedi.

POSSIBILE PERNOTTAMENTO
Central Hostel
Via Ghislanzoni, 30 
https://www.centralhostelbg.com/home.htm

B&B Hotel BERGAMO
via Autostrada 2/B 24126 Bergamo
035 330171
bergamo@hotelbb.com
http://www.hotel-bb.com/it/hotel/bergamo.htm

Per informazioni rivolgersi ad apmm@musicoterapia.it

5 . CONTENUTI

In ALLEGATO  la proposta di formazione del corso di Musicoterapia Umanistica “G. Cremaschi Trovesi”.

L’ESPERIENZA DI CECILIA 

Il mio incontro con la musicoterapia è avvenuto un po’ per caso, con un classico passa parola. Un’amica di famiglia aveva un figlio sordo che seguiva un percorso di musicoterapia a Ripalta Cremasca con la musicoterapeuta Paola Beltrami. La mamma del bambino mi ha invitata a partecipare a questi incontri, in quel periodo stavo frequentando il biennio di sax in conservatorio a Piacenza, avevo delle mattinate libere e mi sono detta perché precludersi questa possibilità, ero curiosa di sapere cosa fosse questa musicoterapia. Paola mi ha reso subito partecipe, ogni lezione era una gioia, si giocava, si cantava e si suonava tutti insieme. Credo che all’inizio non mi fosse ben chiaro quello che stava succedendo, vivevo tutto come un bel gioco, ma avevo sempre anche un po’ di ansia, come se il fatto di essere una saxofonista richiedesse da parte mia delle performance musicali di un certo livello. Grande errore! Con il passare del tempo Paola mi ha chiesto di fermarmi anche con i piccoli della scuola dell’infanzia e con altri bambini che venivano da lei per le lezioni di musica. I ragazzi imparavano e io imparavo, iniziavo a capire qualcosa. Il mio viaggio di scoperta della musicoterapia è partito così. Ho partecipato ad alcuni corsi di formazione tenuti dalla FIM e poi Paola mi ha parlato dell’apertura della scuola di “Musicoterapia Umanistica Giulia Cremaschi Trovesi” a Bergamo. Iscriversi o meno? Questo è stato il mio dilemma per qualche mese. Alla fine è prevalso il desiderio di mettermi in gioco, di provare questa nuova esperienza. La scuola è stato un momento fondamentale per la mia formazione, non solo di musicoterapeuta ma soprattutto di persona. Mi ha cambiata e ha cambiato il mio modo di relazionarmi agli altri. La cosa che mi porterò per sempre nel cuore è che, per la prima volta, ho creduto di andare bene così come sono e non mi sono sentita giudicata. Ho trovato dei compagni meravigliosi che sono stati una parte fondamentale del percorso, insieme siamo riusciti a superare le difficoltà, ci siamo ascoltati e confrontati. A settembre il mio percorso, all’interno della scuola, si è concluso con la discussione di una tesi sullo sguardo, quello sguardo che io stessa ho imparato a vedere nei bambini che ho conosciuto in tutti questi anni di tirocinio e di esperienze, uno sguardo sincero, che va oltre le apparenze per poter scovare quello che di più meraviglioso c’è nell’altro.

L’ESPERIENZA DI SARA E MATTIA

Ci presentiamo: siamo Sara e Mattia, l’una lombarda e l’altro sardo. Ci siamo incontrati virtualmente per ripercorrere l’esperienza vissuta insieme della Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi”, concluso a settembre 2020. Questo dialogo ne è il frutto che vogliamo condividere con voi.

Mattia: “Vediamo un po’…cosa ti ha spinto a iscriverti a questo corso?”

Sara: “La primissima volta che ho incontrato il mondo della musicoterapia è stato durante il tirocinio dell’università in scienze dell’educazione. Gli incontri con Giulia Cremaschi (musicoterapeuta), Simona Colpani (coterapeuta), i bambini e i loro genitori sono stati così intensi, profondi e sorprendenti che hanno fatto nascere in me il desiderio di iniziare a comprendere meglio, a ricercare un nuovo significato nei miei studi musicali e a quelli in ambito educativo.”

Sara: “E tu Mattia invece?”

Mattia: “Io all’epoca non sapevo niente di musicoterapia, ero un neodiplomato in pianoforte ed ero alle prime esperienze di insegnamento. Da subito mi sono trovato a fare lezione di pianoforte a bambini o ragazzi con disabilità di diverso tipo, oltre che a bambini “normodotati”. Ovviamente non ero preparato a questo, il percorso di studi musicali tradizionale non forma in questo senso. Mi ha spinto a iscrivermi alla Scuola di Musicoterapia Umanistica il desiderio di trovare un modo di portare la musica a tutti senza nessuna esclusione. Fin da subito il mio modo di insegnare ha iniziato a cambiare, anche perché una grande parte del percorso di studi della Scuola di Musicoterapia è incentrata sulla pedagogia musicale.”

Mattia: “Sara, oltre insegnante di pianoforte, sei maestra di sostegno; immagino che anche nel tuo caso la tua professione sia stata influenzata dalla nostra Scuola… è così?”

Sara: “Direi di sì…la Scuola di Musicoterapia mi ha aiutata a pormi delle domande, a interrogarmi sul percorso che desidero intraprendere e con quali modalità affrontarlo, sia nella scuola come insegnante di sostegno, che nella musica come insegnante di pianoforte. Nulla è scontato.”

Mattia: “È proprio così. Le domande sono state le vere protagoniste di questo nostro percorso e motivo di profondi cambiamenti in me, nella mia visione della musica e dell’essere umano. Ogni cambiamento importante è un po’ una sfida… per esempio l’improvvisazione: io ero abituato a suonare con la musica sul leggio. Questo modello di Musicoterapia è molto incentrato sull’improvvisazione al pianoforte e sulla “lettura della partitura vivente”. Per poter improvvisare in questo senso ci vogliono profonde conoscenze musicali (improvvisare non è suonare a caso!) e una grande capacità di ascolto e apertura verso l’altro: non si suona con lo spartito davanti, ma lo spartito è la persona stessa che viene a lezione o a fare Musicoterapia. Gli studi in Conservatorio mi hanno dato una grande conoscenza musicale e abilità pianistica. La Scuola di Musicoterapia e l’esperienza di tirocinio mi hanno spinto a usare queste conoscenze e abilità in modo più creativo in funzione della persona con cui mi relaziono.”

Mattia: “Quale è stato invece per te l’insegnamento più importante e in che modo la tua formazione accademica si è incontrata (o scontrata) con quella che hai trovato nella Scuola di Musicoterapia?”

Sara: “Ricordo che nei primissimi incontri di tirocinio con Giulia Cremaschi e Simona Colpani ciò che mi aveva colpito maggiormente era lo sguardo con cui loro guardavano i bambini, uno sguardo interiore che creava una relazione profonda, sincera e che si traduceva in musica. Simona mi ha fatto rivivere fin da subito l’importanza, la bellezza, la centralità del corpo e di alcuni gesti che davo per scontati. Gli anni di Scuola, mi hanno donato un insegnamento prezioso: CAMBIARE PROSPETTIVA… non sempre il punto da cui guardo una cosa mi permette di vederla pienamente…“spostarmi” fisicamente e spiritualmente mi aiuta a comprendere che il mio è UNO sguardo e che ce ne possono essere molti altri. La Musicoterapia mi ha insegnato a guardare la musica con occhi nuovi. Tutto ciò che ho imparato negli anni in Conservatorio, ora lo rivivo con una nuova consapevolezza: la musica è in ognuno di noi e possiamo camminare insieme per riscoprirla!”

L’ESPERIENZA DI MIETTA

È difficile racchiudere in qualche riga ciò che succede in quattro anni. Richiamando alla mente i ricordi del “viaggio” intrapreso assieme ai miei compagni, cercherò di scrivere qualche suggestione.

Ho iniziato la Scuola di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi” dopo aver conosciuto la musicoterapia umanistica sul campo e averne fatto esperienza affiancando una musicoterapeuta della F.I.M., Federazione Italiana Musicoterapeuti. Nell’intraprendere questo percorso avevo un’aspettativa in particolare: comprendere la teoria che stava dentro tutta la pratica che avevo visto e sperimentato, e poter conoscere più a fondo il mondo della disabilità, sperando di riuscire ad impadronirmi del linguaggio che vedevo adoperare e che tanto smuoveva.

È inutile dire che quell’aspettativa non è stata colmata: non perché non abbia acquisito più conoscenze di quante ne avessi o perché non abbia incontrato la teoria che immaginavo, ma perché vivendo questa Scuola ho capito che avrei dovuto guardare alle cose da un altro punto di vista.

Quello che mi ha colpito da subito di Giulia Cremaschi e di altri docenti del corso è che siamo stati tutti considerati professori. Cosa significa? Per la mia esperienza, mi sono sentita carica di una responsabilità – abile a rispondere -, presa in considerazione come persona pensante e già competente nel proprio campo, non una studentessa con tutto da imparare e niente da dire. Questo ha fatto sì che le risposte che cercavo, col tempo le ho trovate, ma non dove mi aspettavo: le ho trovate dentro di me. E ciò ha innescato un processo che mi ha permesso di pormi più domande e, con esse, la motivazione a cercarne il significato.

Che ruolo ha la musicoterapia in tutto questo?

La consapevolezza dello sguardo sull’altro è cresciuta: credere in chi mi sta di fronte, avere davvero fiducia nell’altro, vedere la persona oltre la dis-abilità… sono modalità d’essere senza le quali non può esistere una vera relazione. Nella relazione, ho ritrovato la Musica.

Quasi al termine del mio esame finale, una docente mi ha fatto notare che l’elaborato iniziava con la parola no e concludeva con la parole amore.

Credo di non aver modo migliore per riassumere questo percorso, che è solo all’inizio.

L’ESPERIENZA DI CAROL

Ho incontrato il nome di Giulia Cremaschi Trovesi per caso, fra le righe di una bellissima lezione magistrale di Carlo Sini dal titolo “Sentire il mondo”. Da quella lettura alla mia iscrizione alla Scuola quadriennale di Musicoterapia sarebbero trascorse solo poche settimane. Quello con Giulia è stato l’incontro giusto, al momento giusto. Il fascino che poche parole scritte erano riuscite ad avere su di me, a proposito di ritmo, grembo materno e “prima orchestra”, ha preso corpo il giorno che l’ho conosciuta: mi trovavo di fronte ad una persona dal carisma eccezionale, capace di comprendere in sé la sensibilità del musicista, la cultura dello studioso, la determinazione del professionista e la spontaneità del bambino.

Iscrivermi a questo corso che richiedeva molto tempo ed energie ha significato compiere una scelta: quale direzione dare ai miei studi musicali che sino a quel momento erano stati dedicati al mio individuale perfezionamento? Dopo quattro anni di Scuola, posso dire onestamente che quella domanda è ancora aperta.

Non perché l’incontro con Giulia, i docenti che l’hanno affiancata, i miei compagni e tutte le persone con disabilità che ho incontrato, non abbiano lasciato il segno, bensì esattamente il contrario. Ogni giorno, nella professione di insegnante e musicista, mi chiedo come orientare le mie risorse e le mie conoscenze per comunicare in maniera efficace con gli altri e mi sforzo di creare occasioni in cui la persona che ho di fronte metta in moto se stessa: che si tratti dell’ora di lezione con uno studente di violino molto dotato, dell’ora di sostegno scolastico a ragazzi in difficoltà per le più disparate ragioni, oppure dell’ora di musicoterapia con un anziano sulla soglia dell’Alzheimer. La Scuola di Musicoterapia Umanistica mi ha dato le risorse, umane e musicali, per vivere pienamente tutte queste esperienze: anche di fronte alle maggiori difficoltà, la musica è capace di attivare una relazione di ascolto e di creare continuamente bellezza attorno chi la vive.

Mi sono interrogata quanto la Musicoterapia Umanistica di Giulia Cremaschi potesse adattarsi ad uno strumento come il violino che non consente di sfruttare, nella pratica terapeutica, la potente cassa di risonanza del pianoforte. Pur riconoscendo questo limite al mio strumento e dedicandomi con molta passione allo studio del pianoforte e altri strumenti, ho voluto concludere il mio percorso con una tesi incentrata proprio sul “violino umanistico” e sul suo ruolo di cura nella pratica pedagogica e terapeutica. Il violino è lo strumento con cui sono cresciuta e quello che mi permette con maggiore tranquillità di pormi in ascolto della relazione, senza sentire il peso di un impedimento tecnico e cercando, anzi, una libertà esecutiva che, prima della Scuola, non ho mai coltivato.

“Suonare osservando, osservare suonando” è uno degli insegnamenti portanti della Musicoterapia Umanistica, che richiede di essere in costante equilibrio fra ascolto empatico e guida responsabile. Un motto, o meglio, una sfida che Giulia Cremaschi continua a testimoniarci senza mai vantare una capacità empatica che, spesso, si teorizza molto e poco si pratica.

L’ESPERIENZA DI ANTONIETTA

Ciao Antonietta, mascotte del gruppo, siamo qui per conoscere il tuo percorso e sapere come hai conosciuto Giulia e il corso di Musicoterapia Umanistica.

Ho sentito parlare di Giulia Cremaschi Trovesi durante un corso di Educazione musicale a Milano nel 1997/1998, dove era stato fatto semplicemente un accenno alla Musicoterapia. La stessa sera, a casa, ho cercato sul web i suoi recapiti e l’ho contattata. Al telefono è stato amore “al primo ascolto”. Successivamente, ci siamo incontrate nel suo studio a Ponteranica e ho da subito assistito ad alcune sue lezioni. Dopo circa 15 anni, ho saputo che stava per iniziare il corso di Musicoterapia Umanistica sotto la sua direzione a Bergamo.

Il corso di Musicoterapia umanistica ha cambiato le tue abitudini, il tuo modo di affrontare la vita, il tuo approccio con le persone e con il lavoro?

Ha toccato varie dimensioni della mia vita che in effetti hanno dei punti in comune. Ho sviluppato l’Amore per tutto ciò che faccio e nei rapporti interpersonali, il Rispetto e l’Ascolto per la persona che ho davanti, che sia un adulto o un bambino. Ho capito meglio il modo di scoprire la PERSONA  che c’è dietro la DISABILITA’, da valorizzare e da amare.

Ecco, una cosa che Giulia mi ha trasmesso, o meglio mi ha insegnato, è l’AMORE: lo percepisci mentre lei parla durante le lezioni (amore e rispetto per il suo lavoro) e lo senti anche durante gli incontri di Musicoterapia quando i suoi occhi non si staccano dal corpo della persona che sta seguendo. Ho sviluppato il senso dell’Empatia nel relazionarmi con gli altri: che sia mio marito, un alunno, un genitore, le amiche.

Il corso mi ha aiutata a diventare più chiara e ordinata possibile, organizzata e trasparente nella mia quotidianità. Ha rivoluzionato il mio modo di impostare il lavoro scolastico (insegno nella scuola primaria da 25 anni): i primi anni ho avuto grossi problemi con le colleghe, tuttora abituate ad un sistema già programmato e stabilito da una legge e indirizzi ministeriali che danno sicurezza ai docenti ma che non hanno nulla a che fare con i ritmi di apprendimento dei singoli alunni.

A livello musicale invece, è cambiato qualcosa o le tue competenze sono rimaste allo stesso livello di prima?

Ci tengo a sottolineare che per poter accedere a questo corso, occorre possedere un Laurea di Conservatorio o comunque una buona preparazione musicale e un titolo di scuola media superiore: a differenza di tanti altri corsi che non richiedono una base musicale. Come si fa a utilizzare, a “fare” musica senza averla mai sperimentata o senza conoscerla? Tornando alla tua domanda, ti dico che avevo abbandonato lo studio del pianoforte dopo il Diploma e, dopo 20 anni, grazie a questo corso, ho dovuto riprenderlo. Non ricordavo più nulla: armonia, tecnica pianistica, storia della musica. Lentamente tutte le vecchie informazioni sono tornate alla memoria. Non solo, sono state riutilizzate in una forma diversa e viva. Ricordo che l’armonia, ad esempio, ai tempi del Conservatorio, era fine a se stessa; qui ho imparato ad applicarla improvvisando.

Adesso, studiare un nuovo pezzo, impostandolo con ordine, cercando la musicalità e la struttura armonica, è diventato un gioco e una passione  (e una fatica iniziale). Durante gli incontri di Musicoterapia le dita hanno ripreso a muoversi e ad inventare melodie che mai e poi mai avrei pensato potessero nascere da me. E soprattutto mi diverto insieme ai bambini.

La parola ORDINE è la mia compagna di viaggio: dall’organizzare una lezione, a scoprire l’ordine delle note in uno spartito, alla ricerca del messaggio musicale. Non avrei mai detto che in età avanzata avrei imparato il flauto dolce e la chitarra. Per non parlare della tesi finale: una sfida per me che non ne scrivevo una dai tempi dell’università. Il titolo che ho scelto, “Suonare osservando, osservare suonando”, fa parte, insieme ad altre caratteristiche, del modo di fare musicoterapia di Giulia Cremaschi ed è, da allora, diventato fondamentale per il mio stile di vita!!

L’ESPERIENZA DI FRANCESCO E MARTINA

Siamo Francesco e Martina, decidiamo di scrivere queste righe insieme perché, nonostante sia difficile descrivere in poche righe quello che si vive per quattro anni all’interno della scuola di musicoterapia, vogliamo provare a raccontarvi la nostra esperienza di tirocinio, condivisa.

Siamo arrivati alla scuola di musicoterapia in modi diversi, ma il percorso ha unito le nostre differenti strade per condurci in un’unica direzione: la qualità della relazione. La musica è stata un elemento determinante. Ci ha aiutato a capire cosa significhi realmente la parola risonanza, intesa appunto come ri-sonare e quindi suonare con l’altro. Questo è il concetto chiave per entrare in una relazione autentica con una persona, senza giudizio. Ciascuno di noi va bene così com’è.

La realtà che abbiamo vissuto per quattro anni ha reso ciascuno di noi protagonista e facciamo fatica a descrivere efficacemente tutte le esperienze e le emozioni che abbiamo vissuto.

Il terzo anno della scuola di musicoterapia prevede che i corsisti si mettano in gioco con l’esperienza sul campo, questa voglia essere affiancamento a un professionista, ma anche esperienza diretta.

Decidiamo quindi di organizzare i nostri laboratori musicali assieme. L’idea nasce dalla proposta di un lavoro presso una residenza per disabili a Milano, successivamente pensiamo di allargare l’esperienza anche con un gruppo di bambini della scuola dell’infanzia.

Le due realtà sono differenti, ma fin da subito stabiliamo gli obiettivi che vorremmo attuare nel corso del tempo. Iniziamo queste due esperienze durante il quarto anno. Prenderci un anno in più per incominciare ci ha permesso di “buttarci” a pieno in questo lavoro, più maturi e con minor timore.

Entrambi avevamo già lavorato con i bambini, ma grazie alla scuola di musicoterapia il modo di approcciarsi, il modo di relazionarsi, il modo di condurre un’attività sono notevolmente cambiati. Siamo noi a essere cambiati.

La nostra crescita è avvenuta nel corso dei quattro anni, grazie anche a vari momenti di formazione personale, fondamentali per il nostro cambiamento. Possiamo dire quindi che la scuola di musicoterapia è stata per noi una vera scuola di vita.

Il lavoro all’interno della residenza per disabili invece è stata un’esperienza nuova per entrambi. Il condurre insieme il laboratorio di musica all’interno della residenza ci ha aiutato ad avere un duplice e più completo punto di vista. Ci è stato utile nel condividere le emozioni, sempre molto forti e positive. Il lavorare in coppia è stata una bella scoperta.

L’ESPERIENZA DI PABLO

C: Pablo, la tua storia personale, come quella di ognuno, è unica; la tua, all’interno del gruppo di
studio 2016-2020, è particolare anche perché tu non vivi in Italia da sempre. Lo studio, inoltre,
sembra non cessare mai nella tua vita – e mi ricorda qualcuno che questa Scuola l’ha fondata! -.
Raccontaci un po’ per quali studi sei arrivato in Italia, quali altri hai intrapreso prima di approdare
alla scuola di Musicoterapia, e a quali ti sei dedicato poi o cui ancora vorresti dedicarti.
P: Appena laureato in pianoforte nel Centro Nazionale delle Arti a Città del Messico mi ero
trasferito al sud del Messico, nella città di Merida nello Yucatan, dove avevo cominciato a
insegnare e accompagnare nella recentemente fondata ESAY (Scuola Superiore delle Arti dello
Yucatan). La curiosità, che non sono mai riuscito ad appagare, mi ha spinto a cercare informazione
sulle diverse borse di studio e ho scoperto che il governo italiano in accordo con il governo del
Messico aveva un programma di cooperazione bilaterale per professionisti che occupassero
posizioni strategiche per lo sviluppo del Paese, il lavoro che io facevo aveva quelle caratteristiche.
Così dopo un lungo iter burocratico cominciato nell’Ambasciata italiana di Città del Messico e nel
mezzo della prima pandemia che abbia mai vissuto, dovuta al virus H1N1 sviluppatasi proprio in
Messico, ad ottobre del 2009 faccio il mio primo viaggio in Italia per fare l’ammissione al
Conservatorio Tomadini di Udine per frequentare il biennio specialistico.
In Italia mi sono laureato in pianoforte, nel frattempo all’interno del Conservatorio avevo sentito
della metodologia Willems e così dopo la laurea mi sono iscritto al corso Willems che ho
frequentato per tre anni. Tale metodologia mi ha introdotto nello studio di un pensiero molto
profondo che ha come scopo lo sviluppo dell’orecchio musicale. In questo contesto comincio a
capire come la musica sia una espressione legata direttamente alla natura dell’essere umano e
rispecchi intrinsecamente il suo mondo interiore.
Nel 2016 quasi incidentalmente vengo a sapere del Corso di Musicoterapia Umanistica A.P.M.M.
“Giulia Cremaschi Trovesi”.

C: Cosa senti di aver scoperto o riscoperto grazie alla frequenza della scuola “Giulia Cremaschi
Trovesi”?
P: Quando ho fatto l’ammissione al corso non sapevo nulla della Musicoterapia, anzi prima non ne
ero minimamente interessato ed ero convinto che non avrei mai fatto degli studi in questo
ambito. Ma…
…ho scoperto Giulia Cremaschi, ecco, ritengo che sia stato proprio un caso fortuito perché poche
volte nella vita si può essere davanti ai grandi maestri, ma bisogna essere pronti per riconoscerli.
Così mi sono iscritto al corso con l’unica idea di voler imparare da lei.
Durante il corso ho conosciuto diverse personalità e diversi pensieri che hanno arricchito la mia
visione della musica. Il panorama allora si è allargato e ho cominciato a vedere “dal vivo” come
effettivamente la musica aveva a che fare con la natura dell’uomo, e tali conferme venivano da
bambini con gravi malattie congenite, che attraverso la musica potevano esprimersi. Con Giulia ho
scoperto il vero senso delle parole di Willems “la musica è per tutti”.
Ho imparato una musicoterapia dove la musica è al centro di ogni intervento. Nelle sedute, si
canta, si improvvisa, si suona, si impara a leggere la musica. Da questi incontri il bambino trae un
significativo giovamento sia cognitivo che emotivo.
A livello personale ho riscoperto le mie capacità comunicative e musicali che fino a quel momento
non avevo usato a pieno o usato in forma inconsapevole. Giulia è stata come uno specchio nel
quale sono riuscito a guardarmi e a riscoprire ciò che, per qualche motivo, avevo fino ad allora
tenuto nascosto.

C: C’è qualche aspetto generale o laboratorio particolare che hai apprezzato molto, qualcosa che
hai appreso che trascendesse la tua cultura musicale pregressa?
P: Ricordo il primo anno con particolare entusiasmo e grande considerazione. Durante quest’anno
abbiamo visto una ricca sfilata di personalità, grandi conoscenti della loro materia, che ci hanno
parlato di pedagogia, pedagogia musicale, ma soprattutto noi stessi abbiamo partecipato alle loro
proposte facendo, suonando, cantando, improvvisando, riconoscendo, toccando, persino
ballando.
All’interno del corso abbiamo anche avuto la grande fortuna di avere Simona Colpani.
Devo dire che ogni volta che mi approccio ad un nuovo campo di studio, non essendo madrelingua
italiana, devo imparare il vocabolario tecnico della materia. Il primo anno incontravo tanti vocaboli
da imparare, ma quando Simona parlava io capivo tutto! Ricordo che ogni volta che c’era lei a
parlarci, di qualunque cosa, sapevo che sarebbe stata una giornata intensa ma che lei avrebbe
reso tutto così “fluido” che anch’io avrei tratto profitto dal suo intervento.

C: Penso che la tua attività pianistica e il tuo incarico di insegnante di musica, di sostegno e di
pianoforte siano dei contesti molto validi in cui agire le tue molteplici risorse umane e musicali, che
sono anche le basi del musicoterapeuta. Sei d’accordo?
P: Il compito principale di tutti questi lavori è aiutare, guidare la persona a scoprirsi mettendo in
moto le proprie risorse personali nei diversi compiti, sia esso uno spartito o un esercizio di
grammatica. Noi siamo solo un mezzo.
Dopo i miei studi di musicoterapia non posso guardare il mondo come prima.
Posso dire che l’unica cosa che il corso non è riuscito a fare è esaurire le mie curiosità!

L’ESPERIENZA DI CLAUDIA

Negli anni 2016 – 2020 ho vissuto quattro anni di alta formazione densa di esperienze significative.
Significativi gli incontri con formatrici e colleghi di studi e con le persone incontrate durante i tirocini: tutti avevano da insegnarmi qualcosa.
Mi sono orientata alla Scuola di Musicoterapia Umanistica in seguito a consigli di persone che poco ne sapevano di arteterapia e di me, ma avevano percepito una mia maggiore attitudine alla relazione e all’ascolto del collettivo piuttosto che ad un’attività da solista performante. Non avevo amato il loro consiglio, sarò sincera, ma grazie a quel germe di curiosità, mi imbattei di lì a poco in un convegno presso il conservatorio dove studiavo. Partecipai e lì ascoltai per la prima volta Giulia Cremaschi Trovesi: il giorno stesso decisi di iscrivermi all’esame di ammissione della Scuola quadriennale di Musicoterapia; ero felicemente in tempo, e di questo gioisco ancora oggi.

Credo che vivere dense giornate di formazione con professioniste come quelle che ho potuto incontrare sia stata un’esperienza unica e preziosissima. Non avevo mai frequentato alcuna scuola con lo stesso entusiasmo e con la fame di esperire cose nuove senza la paura del giudizio.
Anche i tirocini (tutti e soprattutto quelli attivi in cui la professionista mi metteva all’opera continuamente) sono stati svolti nel pieno senso dell’apprendere, dello scoprire e dello scoprirsi in relazione con l’altro.
Giulia ci ha sempre detto, credendoci e guardandoci profondamente negli occhi, che ognuno ha delle risorse proprie e si tratta “solamente” di “tirarle fuori”. Questo il lavoro più grosso che Giulia ci ha aiutato a fare con noi stessi. In quei quattro anni meravigliosi abbiamo sperimentato su di noi il lavoro che va costruito con le persone che incontriamo in musicoterapia: favorire l’espressione delle risorse di ognuno e valorizzarle, grazie ad una relazione che è suono e che dialoga e si rinforza nel suono, nel canto, nell’agire insieme.

Mi sono rispecchiata nel modello della Musicoterapia Umanistica e in questa traccia provo a procedere.
A fronte di un grande carico di energia positiva, di un bagaglio di autostima più consistente, di maggiori competenze, della buona predisposizione verso un lavoro tanto delicato e al contempo tanto energico, la realtà post-scolastica non è stata semplicissima. Il periodo covid ha sgonfiato il grande entusiasmo subito dopo il diploma nel Settembre 2020; ancora oggi, tolte alcune collaborazioni con realtà scolastiche, mi trovo con fatica a individuare spazi o persone che possano comprendere e accogliere progetti di musicoterapia umanistica. Il mio sogno è creare un luogo dove poter svolgere la mia professione, come quello in cui lavorano le musicoterapeute che ho conosciuto, uno spazio libero e solido, tutelante per chi viene e per chi ci lavora. Il mio sogno ancora più grande è una collaborazione con altre professioniste/i arteterapeuti e con il territorio.
Perseguo un percorso tortuoso verso un equilibrio economico che mi permetta di investire, nel frattempo prendo spunto da questo articolo per rilanciare collaborazioni a reti vecchie e nuove, per rigioire insieme!

L’ESPERIENZA DI SERENA

Ripensando ai miei quattro anni di formazione presso l’APMM (Associazione
Pedagogia Musicale e Musicoterapia “G. Cremaschi Trovesi”) e chiedendomi
come trasformare in un testo scritto le sensazioni, emozioni ed esperienze
vissute durante questo periodo la parola che compare spesso è “Curiosità”.
La Curiosità è ciò che mi ha condotto prima ad interrogarmi sulla parola
musicoterapia e a chiedermi: di cosa si tratta esattamente? E’ un termine che ha
origini molto antiche e che ancora oggi è presente nella nostra società; che cosa
si nasconde dietro a questa parola “musico-terapia”?
La Curiosità poi mi ha condotto ad iscrivermi durante i miei anni di studio di
flauto in Conservatorio a due bellissimi stage di jazz, prima a Fabriano e poi a
Labro. Qua ho incontrato una contrabbassista, poi diventata cara amica.
A distanza di anni dai seminari jazz, scopro che questa amica si è trasferita poco
lontano da dove abito e così – sempre la Curiosità – mi porta a contattarla e a
chiederle se vogliamo vederci per bere qualcosa insieme. Ed è in questa
occasione che sento parlare per la prima volta di Giulia Cremaschi Trovesi e del
suo approccio umanistico alla musicoterapia.
Incuriosita, il giorno successivo cerco informazioni su internet e scopro che
dopo qualche mese sarebbe iniziato il primo corso di musicoterapia. In questi
anni ho spesso ringraziato l’amica contrabbassista per avermene parlato perché
frequentare questo corso è stata per me un’esperienza estremamente
arricchente ed entusiasmante.
Già laureata in storia e filosofia, ho avuto modo per la prima volta di assistere a
una pedagogia di tipo maieutico-socratico ed incentrata sul learning by doing.
Ho sperimentato poi un livello di attenzione mai avuto durante tutto il mio
percorso di formazione. Ciò che mi ha stupito fin dall’inizio è stata la profondità
con la quale le tematiche del corso sono state affrontate. Entusiasmanti sono
state le lezioni riguardanti i campi del linguaggio, della matematica e della
musica.

Mai avrei pensato che dietro alla parola musicoterapia potesse nascondersi tutto
ciò: l’improvvisazione musicale calibrata sulla partitura vivente, la nascita della
parola, il numero in relazione allo spazio, l’apprendimento della lettura e
scrittura musicale. Mi ha incuriosito molto anche la modalità di insegnamento
dell’improvvisazione al pianoforte: da un suono sulla tastiera nelle diverse
ottave all’utilizzo creativo della cadenza italiana.
Il corso di musicoterapia e pedagogia musicale ha sicuramente arricchito la mia
professione di insegnante di musica e di sostegno presso la scuola Secondaria di
primo grado: mi ha insegnato a non dare nulla per scontato, ad intuire i bisogni
degli alunni e a valorizzare i piccoli passi.
Fondamentale e in continuo work in progress è inoltre il lavoro di formazione
personale: un lavoro iniziato con il gruppo e che poi ho deciso di proseguire
individualmente. Sicuramente il corso frequentato è impegnativo per ciò che
riguarda “il dopo”, cioè la formazione permanente sia personale che
professionale ma – nello stesso tempo – è estremamente gratificante.
Sono grata per aver avuto l’opportunità di far parte di un bellissimo gruppo – sia
di compagni di corso sia di docenti – che ha allargato i miei orizzonti,
modificando con gentilezza il mio modo di comunicare, ascoltare e fare musica.
Vorrei concludere questo breve testo augurandomi di riuscire a trasmettere nel
mio lavoro di insegnante e nelle attività di musicoterapia che conduco la
profondità, ricchezza e gioiosità dei principi della musicoterapia umanistica.

La terza edizione della Scuola di Musicoterapia Umanistica

Giulia Cremaschi Trovesi” 

inizierà a luglio 2024.

CONTATTI
F.I.M. Federazione Italiana Musicoterapeuti
via Rosciano, 15 – Ponteranica 24010 (BG)
tel./fax +39 035 570658
e-mail fim@musicoterapia.it
C.F. 95099360166
P.I. 04194470169
IBAN IT77N0335901600100000017467
ISCRIZIONE NEWSLETTER

SPORTELLO PER IL CONSUMATORE
ai sensi dell’art. 2, comma 4, legge n. 4/2013
PRIVACY

SOCIAL

 
My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.

Leggi le nostre: Privacy Policy / Cookie Policy
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy