OGGI, COME NELLA NOTTE DEI TEMPI, LA MUSICA E’ DENTRO ALL’UOMO

Sembrava riguardasse soltanto la Cina, così lontana…

Dopo è scoppiata in Italia… dopo sono stati invasi i paesi dell’Europa… dopo… dopo… dopo…

L’11 febbraio 2020 al corona virus viene dato un nome: COVID 19.

L’11 marzo 2020 l’OMS dichiara la pandemia.

Qualcuno avrebbe potuto prevedere un evento di questa portata?

Codogno… Bergamo: i focolai del contagio… la diffusione… la quarantena… il silenzio…

Il silenzio ora è il rumore di fondo… Si sentono gli uccelli… qualche cane che abbaia… le campane di parrocchie lontane… soprattutto, ininterrotte, di giorno e di notte sirene, sirene, sirene, le sirene delle ambulanze.

Chi avrebbe mai previsto che i camion militari sarebbero serviti per trasportare persone contagiate e decedute? Tanti nonni, tante nonne sono crollati, senza preavviso, nel silenzio, uno dopo l’altro.

Si è ridotto l’inquinamento, non si sentono e non si vedono auto, le persone sono in casa.

Nel tardo pomeriggio si canta dai balconi. Canti spontanei, necessari per scuotere le persone, superare il senso di solitudine, distendere le tensioni, far sorgere la fiducia….

I notiziari riportano numeri, numeri, numeri in un orario giornaliero prefissato. Fra i numeri rientrano quelli dei medici contagiati e morti, del personale medico contagiato e morto.

Un notiziario riporta qualcosa di straordinario, profondamente umano, spontaneo, generoso: l’ostetrica al pianoforte, con i guanti e la mascherina, in un reparto di Ospedale, non importa quale, canta l’Alleluja di Leonard Cohen.

La musica compie la sua magia.

Basta una persona che sa suonare e cantare per creare emozioni di vita.

I notiziari ci hanno fatto vedere le immagini dei reparti ospedalieri. Che cosa abbiamo visto? Persone contagiate, ricoperte con tute, caschi, intubate, collegate a respiratori, ad apparecchiature specialistiche… Sembrano scene di film di fantascienza. Vediamo le immagini di ospedali da campo, di strutture predisposte in tempi da record, perché i posti continuano a mancare.

Qualcuno avrebbe potuto prevedere qualcosa del genere?

Non si esce da casa, non si viaggia, non ci sono le feste, no al Carnevale, divieto di entrare in luoghi chiusi… mancano le mascherine… occorre tenere le distanze… si fanno le file per i prodotti alimentari…

Che cosa si può fare? Quali previsioni per il domani?

Si può proporre qualcosa che possa portare sollievo alle persone ricoverate?

Sulle pagine di Facebook qualcuno sostiene che si potrebbe fare qualcosa con la musicoterapia.

La realtà dimostra che non occorre la musicoterapia, il canto arriva spontaneo. Palazzi interi cantano; la voce è il respiro, è l’aria dentro di noi che in uscita diventa suono, melodia, musica spontanea, oggi come nella notte dei tempi. La musica è dentro all’uomo.

Giulia Cremaschi Trovesi – Presidente F.I.M.