Category: Primo piano

Musicoterapia e scuola: un binomio possibile?

Sono Roberta Alberti, Musicoterapeuta certificata.

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Dopo il diploma in Conservatorio mi sono formata con Giulia Cremaschi Trovesi e ho lavorato molti anni come Musicoterapeuta, ho preso l’abilitazione come insegnante di Musica nella scuola secondaria di primo e secondo grado, e mi sono specializzata sul Sostegno. Lavoro presso una scuola molto grande, con due sezioni ad indirizzo Musicale. E’ una scuola Potenziata, ciò significa che accoglie anche ragazzi con disabilità molto gravi, oltre a tutti gli altri ragazzi che hanno il sostegno. La scuola dispone di ampi spazi dedicati agli alunni disabili e ai loro compagni di classe (una grande cucina, una stanza relax, la stanza di Psicomotricità) e naturalmente aule adibite alle lezioni di strumento e orchestra. C’è quindi la possibilità di poter avere un’aula libera con il pianoforte. Da anni tengo il Laboratorio di Musicoterapia con cadenza settimanale per due gruppi ristretti di alunni, i più gravi dei quali vengono accompagnati dal proprio insegnante o educatore.


Sono tra i soci fondatori della F.I.M. e ho lavorato a lungo sui princìpi teorici della Musicoterapia. La domanda che mi sono posta è stata: come lavorare dentro la scuola senza tradire i princìpi cardine della Musicoterapia A.P.M.M.?

Per quanto riguarda il setting posso usufruire di una stanza tutta per me, con un pianoforte a muro e spazio per potersi muovere. Porto con me il materiale creato negli anni, materiale unico, che sin da subito desta stupore nei ragazzi e in chi li accompagna. Inizio sempre con un lavoro sul corpo: siamo in un contesto scolastico, i ragazzi arrivano da me dopo alcune ore di lezione, c’è bisogno di creare uno stacco con la realtà circostante, un luogo in cui ci sia la possibilità di sperimentare un ascolto diverso, di sé e degli altri: le sedie sono poste in cerchio intorno al pianoforte, al quale solo io ho accesso. Inizio dando ad ogni ragazzo e a ogni adulto che lo accompagna un oggetto che permetta di lavorare sul corpo attraverso un contatto non troppo invasivo. All’inizio si tratta di sintonizzarsi gli uni sugli altri, in un dialogo che, partendo dalla macro differenziazione tra suono e silenzio, via via si farà  sempre più raffinato, al variare delle mie modalità nel suonare e dei gesti, con intensità di suono differenti, diversi ritmi, diverse velocità di esecuzione.

Il lavoro in piccolo gruppo ha grandi potenzialità: è un lavoro vario, i ragazzi imparano ad aspettare, ad osservare l’altro, a imitarlo, a rispettare i turni. Ognuno di questi aspetti è un importante obiettivo da perseguire, che porta frutto ed è trasversale a tutti gli ambiti. Ogni ragazzo impara a proporre, a esporsi di fronte agli altri, a mettersi in ascolto, ad essere protagonista. Spesso i ragazzi con cui lavoro non sanno proporre, non si concedono il diritto di affermarsi, forse nessuno ha mai guardato a loro come a persone competenti. La Musicoterapia permette a chi è presente di guardare ai ragazzi in modo nuovo, di porre al centro non tanto ciò che manca, ma di vedere la ricchezza che essi già hanno in sé, le potenzialità che aspettano di esprimersi, di poter emergere.

Lavoriamo sul Dialogo Sonoro, sull’uso della voce, sul movimento. Ci avviciniamo al pianoforte, ne percepiamo il suono nel corpo, nelle mani. Cantiamo, dapprima i nostri nomi, poi conte e filastrocche tratte dalla tradizione popolare; lavoriamo sul movimento, con nastri e veli, il tutto sempre guidato dal pianoforte che improvvisa sulla situazione che via via si viene a creare.

Ogni incontro è nuovo, il dialogo e l’interazione tra noi sono sempre una novità, e la relazione cresce dentro il gruppo, grazie alla musica.

Anche la scuola può essere luogo di un cambiamento terapeutico indotto dalla Musica, purché sussistano determinate condizioni e vengano rispettati tutti i princìpi teorici su cui si basa il nostro modello di Musicoterapia.

Inoltre la presenza degli educatori e degli insegnanti di sostegno mi permette di fare un lavoro di formazione: spiego le attività, le inquadro nella cornice dei contenuti teorici, spiego da dove vengono determinati lavori, e dove portano. Nulla è per caso, e questa è un’occasione preziosa di crescita; la fatica maggiore è costituita dal portare gli insegnanti a superare i pregiudizi, il bisogno di dare istruzioni, di intervenire con la parola nei momenti – preziosissimi – di silenzio. Di mettere a tacere l’ansia per la prestazione, che sempre ci permea dentro la cultura in cui viviamo. Voglio che i ragazzi conoscano il bello attraverso la musica, e voglio che questa esperienza apra a loro uno sguardo nuovo su di sé.

 

Roberta Alberti

“MAI PIU’ DA SOLI” Settimana Estiva

La settimana estiva “Mai più da soli” nasce come risposta alle numerose richieste di sostegno che sono pervenute alla Federazione Italiana Musicoterapeuti in seguito alla trasmissione “Che ci faccio qui” che ha presentato il documentario “Giulia & Giulia” del regista Domenico Iannacone andato in onda il 29 marzo 2021 su RAI 3.

Dopo questa trasmissione, tantissime persone hanno scritto alla F.I.M. perché hanno intravisto nella Musicoterapia Umanistica la possibilità di condividere e alleggerire il senso di solitudine e il senso di abbandono che vivono a causa della presenza di uno o più figli disabili, sensazioni che si sono accentuate con la pandemia. E’ necessario tornare ad incontrarsi, fare rete tra genitori e tra genitori e professionisti.

L’arte è uno strumento potente di rinascita, di aggregazione, di riscatto sociale. A partire dalla musica e dalla Musicoterapia, la settimana estiva vuole essere un momento e un luogo per fare esperienza del “fare insieme”, dell’immergersi in attività artistiche, di gioco, di movimento per ritrovare serenità, per guardare i propri figli con occhi diversi, per non sentirsi mai più da soli. Ecco allora che la settimana estiva sarà l’occasione per conoscere la Musicoterapia Umanistica, e fare tante attività artistiche e di formazione.

La settimana “Mai più da soli” non è un centro estivo per bambini con disabilità, ma è rivolta alla famiglia, con il desiderio di:

• fare famiglia

• dare l’opportunità ai bambini con disabilità di fare un’esperienza intensiva di attività artistiche ed educative per tirare fuori il meglio di sé

• avere cura dei fratelli e delle sorelle

• incontrare i genitori, dando spazio al confronto.

L’iniziativa, che si svolgerà dal pomeriggio di domenica 25 luglio 2021 alla sera di giovedì 29 luglio, è destinata a 10 famiglie di bambini con disabilità provenienti da varie parti d’Italia. Cuore dell’idea è farsi carico dell’intera famiglia, offrendo sia momenti da vivere tutti insieme, sia attività specifiche per i vari membri (il bambino, i fratelli /sorelle, la coppia), perché la disabilità è una condizione di vita che riguarda non solo il bambino ma anche la sua famiglia.

La settimana estiva avrà luogo a Crema (CR) presso la Casa del Pellegrino, luogo accogliente e ospitale ai piedi della Basilica di S. Maria della Croce, sede dell’omonima associazione di volontariato che si occupa, oltre alla ristorazione, di organizzare eventi finalizzati alla valorizzazione della Basilica, di promuovere la cultura del volontariato come fattore educativo e di riscatto sociale anche mediante coinvolgimento di persone svantaggiate o appartenenti a categorie fragili della società.

La settimana sarà ricca di attività sia per i bambini con disabilità, che per i fratelli e i genitori:

• Musicoterapia

• Arpa terapia (per le mamme)

• Arte terapia

• Clown terapia

• Attività Montessoriane

• Giochiamo a fare sport

• Musica d’insieme (per i fratelli e sorelle)

• Ippoterapia

• Incontri genitori con i professionisti

• Visite guidate nel Parco del Serio

Il gruppo Scout Crema 3 metterà a disposizione giovani dai 17 ai 20 anni per animare vari momenti delle giornate, organizzare giochi coi fratelli e sorelle, accompagnare le famiglie nelle attività esterne alla Casa del Pellegrino. scommesse bitcoin

Per maggiori informazioni: Paola Beltrami 333 8294355  e musicoterapiafim@gmail.com

Scuola di Musicoterapia: l’esperienza di Pablo Díaz Cázares “LA CURIOSITA’ INESAURIBILE”

C: Pablo, la tua storia personale, come quella di ognuno, è unica; la tua, all’interno del gruppo di
studio 2016-2020, è particolare anche perché tu non vivi in Italia da sempre. Lo studio, inoltre,
sembra non cessare mai nella tua vita – e mi ricorda qualcuno che questa Scuola l’ha fondata! -.
Raccontaci un po’ per quali studi sei arrivato in Italia, quali altri hai intrapreso prima di approdare
alla Scuola di Musicoterapia, e a quali ti sei dedicato poi o cui ancora vorresti dedicarti.

Pablo: Appena laureato in pianoforte nel Centro Nazionale delle Arti a Città del Messico mi ero
trasferito al sud del Messico, nella città di Merida nello Yucatan, dove avevo cominciato a
insegnare e accompagnare nella recentemente fondata ESAY (Scuola Superiore delle Arti dello
Yucatan). La curiosità, che non sono mai riuscito ad appagare, mi ha spinto a cercare informazione
sulle diverse borse di studio e ho scoperto che il governo italiano in accordo con il governo del
Messico aveva un programma di cooperazione bilaterale per professionisti che occupassero
posizioni strategiche per lo sviluppo del Paese, il lavoro che io facevo aveva quelle caratteristiche.
Così dopo un lungo iter burocratico cominciato nell’Ambasciata italiana di Città del Messico e nel
mezzo della prima pandemia che abbia mai vissuto, dovuta al virus H1N1 sviluppatasi proprio in
Messico, ad ottobre del 2009 faccio il mio primo viaggio in Italia per fare l’ammissione al
Conservatorio “Tomadini” di Udine per frequentare il biennio specialistico.
In Italia mi sono laureato in pianoforte, nel frattempo all’interno del Conservatorio avevo sentito
della metodologia Willems e così dopo la laurea mi sono iscritto al corso Willems che ho
frequentato per tre anni. Tale metodologia mi ha introdotto nello studio di un pensiero molto
profondo che ha come scopo lo sviluppo dell’orecchio musicale. In questo contesto comincio a
capire come la musica sia una espressione legata direttamente alla natura dell’essere umano e
rispecchi intrinsecamente il suo mondo interiore.
Nel 2016 quasi incidentalmente vengo a sapere della Scuola di Musicoterapia Umanistica A.P.M.M.
“Giulia Cremaschi Trovesi”.

C: Cosa senti di aver scoperto o riscoperto grazie alla frequenza della Scuola di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi
Trovesi”?

P: Quando ho fatto l’ammissione al corso non sapevo nulla della Musicoterapia, anzi prima non ne
ero minimamente interessato ed ero convinto che non avrei mai fatto degli studi in questo
ambito. Ma…
…ho scoperto Giulia Cremaschi, ecco, ritengo che sia stato proprio un caso fortuito perché poche
volte nella vita si può essere davanti ai grandi maestri, ma bisogna essere pronti per riconoscerli.
Così mi sono iscritto al corso con l’unica idea di voler imparare da lei.
Durante il corso ho conosciuto diverse personalità e diversi pensieri che hanno arricchito la mia
visione della musica. Il panorama allora si è allargato e ho cominciato a vedere “dal vivo” come
effettivamente la musica aveva a che fare con la natura dell’uomo, e tali conferme venivano da
bambini con gravi malattie congenite, che attraverso la musica potevano esprimersi. Con Giulia ho
scoperto il vero senso delle parole di Willems “la musica è per tutti”.
Ho imparato una musicoterapia dove la musica è al centro di ogni intervento. Nelle sedute, si
canta, si improvvisa, si suona, si impara a leggere la musica. Da questi incontri il bambino trae un
significativo giovamento sia cognitivo che emotivo.
A livello personale ho riscoperto le mie capacità comunicative e musicali che fino a quel momento
non avevo usato a pieno o usato in forma inconsapevole. Giulia è stata come uno specchio nel
quale sono riuscito a guardarmi e a riscoprire ciò che, per qualche motivo, avevo fino ad allora
tenuto nascosto.

C: C’è qualche aspetto generale o laboratorio particolare che hai apprezzato molto, qualcosa che
hai appreso che trascendesse la tua cultura musicale pregressa?

P: Ricordo il primo anno con particolare entusiasmo e grande considerazione. Durante quest’anno
abbiamo visto una ricca sfilata di personalità, grandi conoscenti della loro materia, che ci hanno
parlato di pedagogia, pedagogia musicale, ma soprattutto noi stessi abbiamo partecipato alle loro
proposte facendo, suonando, cantando, improvvisando, riconoscendo, toccando, persino
ballando.
All’interno del corso abbiamo anche avuto la grande fortuna di avere Simona Colpani.
Devo dire che ogni volta che mi approccio ad un nuovo campo di studio, non essendo madrelingua
italiana, devo imparare il vocabolario tecnico della materia. Il primo anno incontravo tanti vocaboli
da imparare, ma quando Simona parlava io capivo tutto! Ricordo che ogni volta che c’era lei a
parlarci, di qualunque cosa, sapevo che sarebbe stata una giornata intensa ma che lei avrebbe
reso tutto così “fluido” che anch’io avrei tratto profitto dal suo intervento.

C: Penso che la tua attività pianistica e il tuo incarico di insegnante di musica, di sostegno e di
pianoforte siano dei contesti molto validi in cui agire le tue molteplici risorse umane e musicali, che
sono anche le basi del musicoterapeuta. Sei d’accordo?

P: Il compito principale di tutti questi lavori è aiutare, guidare la persona a scoprirsi mettendo in
moto le proprie risorse personali nei diversi compiti, sia esso uno spartito o un esercizio di
grammatica. Noi siamo solo un mezzo.
Dopo i miei studi di musicoterapia non posso guardare il mondo come prima.
Posso dire che l’unica cosa che il corso non è riuscito a fare è esaurire le mie curiosità!

SCUOLA DI MUSICOTERAPIA: L’ESPERIENZA DI FRANCESCO E MARTINA

Siamo Francesco e Martina, decidiamo di scrivere queste righe insieme perché, nonostante sia difficile descrivere in poche righe quello che si vive per quattro anni all’interno della scuola di musicoterapia, vogliamo provare a raccontarvi la nostra esperienza di tirocinio, condivisa.

Siamo arrivati alla scuola di musicoterapia in modi diversi, ma il percorso ha unito le nostre differenti strade per condurci in un’unica direzione: la qualità della relazione. La musica è stata un elemento determinante. Ci ha aiutato a capire cosa significhi realmente la parola risonanza, intesa appunto come ri-sonare e quindi suonare con l’altro. Questo è il concetto chiave per entrare in una relazione autentica con una persona, senza giudizio. Ciascuno di noi va bene così com’è.

La realtà che abbiamo vissuto per quattro anni ha reso ciascuno di noi protagonista e facciamo fatica a descrivere efficacemente tutte le esperienze e le emozioni che abbiamo vissuto.

Il terzo anno della scuola di musicoterapia prevede che i corsisti si mettano in gioco con l’esperienza sul campo, questa voglia essere affiancamento a un professionista, ma anche esperienza diretta.

Decidiamo quindi di organizzare i nostri laboratori musicali assieme. L’idea nasce dalla proposta di un lavoro presso una residenza per disabili a Milano, successivamente pensiamo di allargare l’esperienza anche con un gruppo di bambini della scuola dell’infanzia.

Le due realtà sono differenti, ma fin da subito stabiliamo gli obiettivi che vorremmo attuare nel corso del tempo. Iniziamo queste due esperienze durante il quarto anno. Prenderci un anno in più per incominciare ci ha permesso di “buttarci” a pieno in questo lavoro, più maturi e con minor timore.

Entrambi avevamo già lavorato con i bambini, ma grazie alla scuola di musicoterapia il modo di approcciarsi, il modo di relazionarsi, il modo di condurre un’attività sono notevolmente cambiati. Siamo noi a essere cambiati.

La nostra crescita è avvenuta nel corso dei quattro anni, grazie anche a vari momenti di formazione personale, fondamentali per il nostro cambiamento. Possiamo dire quindi che la scuola di musicoterapia è stata per noi una vera scuola di vita.

Il lavoro all’interno della residenza per disabili invece è stata un’esperienza nuova per entrambi. Il condurre insieme il laboratorio di musica all’interno della residenza ci ha aiutato ad avere un duplice e più completo punto di vista. Ci è stato utile nel condividere le emozioni, sempre molto forti e positive. Il lavorare in coppia è stata una bella scoperta.

 

 

Il Convegno di Bolzano, un punto di incontro e un nuovo inizio

Sabato 1° ottobre 2022 Cesfor ha tenuto a Bolzano, in collaborazione con l’associazione “Punto di Svolta”, un convegno internazionale interamente dedicato alla musicoterapia. La giornata, dal titolo “Al Centro del Suono: la musicoterapia lungo l’arco della vita” si è svolta presso la sede di Eurac Research.
L’iniziativa, programmata in un primo tempo per il 28 marzo 2020, è stata più volte rinviata causa pandemia, ma finalmente è stato possibile organizzarla con sufficienti margini di sicurezza.

Sul palco sono stati accolti tre musicoterapeuti di riconosciuta fama internazionale:

Joanne Loewy – Direttrice del “Louis Armstrong Center for Music and Medicine” di New York, Alan Turry – Direttore del “Nordoff-Robbins Center for Music Therapy” della New York University Steinhardt ed Esa Ala-Ruona – musicoterapeuta finlandese, già Presidente della EMTC (European Music Therapy Confederation).

Il convegno ha rappresentato un momento particolarmente significativo anche per il panorama musicoterapeutico nazionale con la partecipazione come relatori dei quattro presidenti delle associazioni nazionali di musicoterapia riconosciute a livello europeo dalla EMTC: Mariagrazia Baroni (AIM), Giulia Cremaschi Trovesi (FIM), Renato De Michele (AIREM) e Roberto Ghiozzi (Punto di Svolta).

La mattinata e la prima parte del pomeriggio sono stati dedicati agli interventi dei sette relatori, mentre successivamente è stato possibile partecipare a tre differenti workshop pratici.

Il punto di partenza della giornata è stato la messa in evidenza che tutti i relatori fossero certi dei benefici che porta la musica all’uomo, non conosce controindicazioni, né limiti di età. Dalla gestazione fino all’ultimo respiro.

La Presidente Giulia Cremaschi Trovesi nel suo intervento ha posto l’accento sulla Musicoterapia Arte della comunicazione. È il momento di guardare ai tanti modi di fare musicoterapia per individuare i fondamenti teorico-scientifici- epistemologici. Ogni associazione presenta la musicoterapia secondo i suoi criteri frutto del lavoro di anni.

È stato un momento di formazione e aggiornamento di altissimo livello, che ha richiesto un notevole sforzo a livello organizzativo. Un grande ringraziamento a tal proposito a Luca Moresco del CESFOR di Bolzano per l’ottima organizzazione del Convegno “Al centro del suono” e a Roberto Ghiozzi, Presidente ospitante.

Tutti i relatori si sono presentati in maniera chiara, generosa, sono risultati appassionati, coraggiosi e anche umili nel raccontare il loro lavoro: l’accompagnamento nel fine vita, la musicoterapia nel pronto soccorso, in sala operatoria, tra i giovani a rischio, la musica con gruppi di adolescenti e il lavoro di Giulia con i bambini sordi… tanti elementi su cui riflettere per tutti i partecipanti. Finalmente c’è stato un incontro di apertura e condivisione, come importante è stato il fatto che i Presidenti delle Associazioni si siano riuniti per parlare di musicoterapia alla pari.

Non ci sono state domande come spesso accade nei convegni ma ogni relatore ha avuto il suo spazio di 30 preziosi minuti, certo non esaustivi ma auspichiamo quindi che ci potranno essere altri incontri di questo genere, dove condividere e approfondire la conoscenza tra i professionisti delle diverse associazioni.

Giulia ha anche messo in evidenza come per la FIM è il momento di porsi domande che potrebbero sembrare ovvie e valutare se le risposte risultano in modo corretto.

  • Che cosa è il suono?
  • Di che cosa è fatto il suono?
  • Come percepiamo il suono se è invisibile e inafferrabile?
  • Siamo consapevoli di quello che percepiamo?
  • A che cosa serve il suono?
  • Che importanza ha per il nostro vivere?
  • È possibile scriverlo?
  • Che cosa si è scritto e si scrive del suono?

Come Comitato Scientifico siamo a disposizione a ricevere ogni contributo appassionato e costruttivo che possa giungere da ogni professionista per continuare un così affascinante cammino alla scoperta di ciò che ci appartiene e va onorato.

 

 

 

 

12° Convegno Europeo di Musicoterapia 8-12 giugno 2022 Edimburgo, Regno Unito

La conferenza è stata organizzata dalla British Association for Music Therapy (BAMT) e ospitata dalla Queen Margaret University di Edimburgo sotto gli auspici della European Music Therapy Confederation (EMTC). Questa conferenza segna il 30° anniversario delle conferenze europee di musicoterapia. Dopo la prima conferenza del 1992 svoltasi a Cambridge, la conferenza europea torna nel Regno Unito. Nell’arco di questi tre decenni, la professione di musicoterapista è cresciuta notevolmente e la conferenza europea è diventata un prestigioso evento triennale. In quanto tale, offre uno spazio unico per lo sviluppo dell’identità, delle conoscenze e delle competenze professionali e disciplinari dei musicoterapeuti a livello internazionale. In particolare in occasione del 30° anno di fondazione della European Music Therapy Confederation EMTC, è stata realizzata una mostra in cui viene rappresentata tramite un oggetto la Musicoterapia di ogni singolo paese e che vede la partecipazione dei 32 paesi europei iscritti a EMTC.

L’Italia é stata presente con una installazione nata dalla condivisione tra le 4 Associazioni professionali AIM, FIM, Punto di Svolta, Airem e il dialogo tra i Presidenti Mariagrazia Baroni, Giulia Cremaschi, Roberto Ghiozzi e Renato de Michele.

Per chi volesse approfondire vi alleghiamo il link degli estratti dei singoli interventi al Convegno: https://www.qmu.ac.uk/media/sbngjk2x/emtc2022-book-of-abstracts-final-20220603.pdf

Con grande piacere annunciamo infine che durante l’Assemblea Generale europea EMTC Elide Scarlata è stata eletta Presidente EMTC insieme a Rita Maia (Portogallo) e Nele Fiers (Belgio) rispettivamente vice presidente Segretario e vice presidente Tesoriere. In seguito a tale nomina, in accordo con i Presidenti delle 4 associazioni italiane iscritte ad EMTC, AIM, FIM, Punto di Svolta e AiRem, FIlippo Giordano è stato nominato Rappresentante Italiano presso EMTC.

Auguriamo buon lavoro e buona musicoterapia a tutti, in particolare a Elide e a FIlippo!

 

CONFERENZA INTERNAZIONALE “AL CENTRO DEL SUONO” MUSICOTERAPIA LUNGO L’ARCO DELLA VITA SABATO 1 OTTOBRE 2022 EURAC RESEARCH – BOLZANO, Italia

Scopo del convegno è quello di evidenziare l’idoneità della musicoterapia all’uso su tutta la durata della vita, presentando una serie di interventi incentrati sia sugli aspetti teorici che sull’applicazione pratica di tecniche e modelli.

Per la prima volta in Italia, oltre a tre esperti di fama internazionale, Alan Turry, Joanne Loewy e Esa Ala-Ruona, il convegno avrà come graditi ospiti i 4 Presidenti delle Associazioni Professionali Italiane di Musicoterapia iscritte alla EMTC, Roberto Ghiozzi, Mariagrazia Baroni, Renato De Michele, Giulia Cremaschi Trovesi.

L’intervento della Presidente FIM Giulia Cremaschi Trovesi avrà come titolo “Musicoterapia arte della comunicazione: suoni, ritmi, movimento origine delle arti e dei linguaggi”.

Il convegno avrà inizio al mattino alle 8:30 si terrà presso Eurac Research, istituto internazionale di ricerca e formazione fondato nel 1992 che accoglie ricercatori da tutta l’Europa per ideare e gestire progetti interdisciplinari a diretto contatto con società e imprese. La conferenza si svolgerà in italiano, ma sarà fornita una traduzione sincrona in inglese.

Maggiori informazioni, compresi i download del modulo di registrazione qui: https://www.musicoterapiaitalia.it/servizi

 

SECONDA EDIZIONE SETTIMANA ESTIVA “MAI PIU DA SOLI” 17-23 Luglio 2022 CREMA

Sui canali social Facebook e Instagram abbiamo seguito passo passo quanto è accaduto a Crema.

A Settimana Estiva conclusa ricordiamo tutti coloro che l’hanno resa possibile: i protagonisti in primis, le famiglie, e poi il gruppo dei professionisti che si è speso con passione e grande competenza, gli scout, i volontari della Casa del Pellegrino, i nostri partner e sponsor.

Per dare un’idea di quanto accaduto nella Settimana pubblichiamo il racconto di Paola Balestracci Beltrami del quinto e ultimo giorno, venerdì.

La parola che ci ha caratterizzato è CONSAPEVOLEZZA.

Andiamo con ordine.

Al mattino riprendono con entusiasmo le attività in programma: Musicoterapia, Musica d’insieme, Gioco sport, attività Montessoriane, attività assistite con il cane.

Ognuno si indirizza al suo laboratorio e, come già accaduto nei giorni precedenti, accadono piccole meraviglie.

Riccardo, 26 anni, viene da Roma. All’inizio sembrava un pesce fuor d’acqua. Poi si inserisce pian piano, sorride sempre di più, ci riconosce, ci prende per mano. Comunica con lo sguardo che giorno dopo giorno si fa più luminoso. Dopo il primo incontro di musicoterapia aveva scritto sul suo tablet: “Sono muto”. Nei giorni successivi comincia a esprime il desiderio di parlare. VENTISEI ANNI.

Scrive alla mamma dopo l’ultimo incontro di Musicoterapia: “VOGLIA SOLO DI PARLARE SI”.

E’ consapevolezza che cresce, coraggio che avanza, desiderio di cambiare, di mettersi in gioco. Durante la festa finale della sera suonerà accanto a me, con ordine ritmico preciso, attento, partecipe.

Anche nel laboratorio di Musica d’insieme abbiamo assistito a momenti magici. Chiara Balestracci con il suo violoncello ha incantato piccoli e grandi. Osservare i bambini con le mani ferme sulla cassa armonica dello strumento, occhi lucidi, attenti, mentre ascoltano il suono che entra dentro di loro. Ognuno aspetta il proprio turno, in silenzio e mentre Chiara suona vocalizziamo improvvisando. Si crea una culla di suoni che abbraccia i presenti, rincuora, calma, crea ascolto e attenzione. Poi è il momento di pizzicare le corde o sfregarle con l’arco. Che meraviglia: anche Alice lo fa, e il tono delle sue mani e delle sue braccia si ammorbidisce, come era già accaduto con il suono dell’arpa e del violino i giorni precedenti. I suoi occhi raccontano di questa nuova consapevolezza. Alla sera è sempre stanchissima, ma quando le nomino le belle attività fatte insieme con la musica sorride e si illumina.

Consapevolezza emerge anche nell’incontro finale con i genitori. Si sono sentiti accolti, portati, coccolati. Hanno apprezzato le attività loro dedicate, la dedizione degli scout, il clima di amicizia che si è creato. Si fanno forza l’uno con l’altro, decisi a far fruttare l’esperienza di condivisione della Settimana Estiva e a portarne l’energia ricevuta e la consapevolezza maturata nella loro quotidianità.

La serata finale è un momento di grande festa. I bambini si siedono in cerchio, i più grandi agli strumenti. E’ con noi anche Paolo Simonetti che ha condotto il laboratorio di percussioni martedì ed è tornato per far festa con noi. Cantiamo e suoniamo insieme due brevi canzoni. Si percepisce una grande armonia. I bambini sono attenti e partecipano con allegria.

Nicola Bettinelli, presidente di Over Limits, propone un percorso lungo il perimetro del cortile interno della Casa del Pellegrino. Un bambino alla volta lo percorre mentre, improvvisando con tastiera, sassofono e percussioni, accompagniamo ogni movimento e gesto del bambino. Tutti partecipano, non ha importanza se i piedi sono costretti nei tutori e per camminare c’è bisogno del girello, se ha protesi acustiche, impaccio nel movimento…. BASTA. Non si vedono diagnosi, si vedono bambini che camminano, corrono, saltano, lanciano palle, sostenuti dagli scout o dai Clown VIP, dai fratelli, dagli amici, mentre i grandi, intorno, fanno il tifo. E’ in trionfo dell’infanzia.

Riccardo alla tastiera vicino a me e Simona Ghezzi, e Alice (17 anni) al tamburo aiutata dalla sua mamma e da Cecilia Zaninelli sostengono la nostra improvvisazione.

Applausi, grida di esultanza, allegria, occhi luccicanti di consapevolezza di avercela fatta: questi i bambini alla fine del loro percorso.

Arriva il momento della consegna degli attestati di partecipazione. Un attestato personalizzato per ogni bambino. E’ Giulia Cremaschi a consegnarli, uno per uno. Un momento di grande partecipazione ed emozione.

Poi la festa continua con i canti e i balli scout e le danze mimate dei Clown.

Non è stato facile salutarci a fine serata. Ci siamo detti arrivederci. Sì, perché un’esperienza così non può, non deve finire.

Care famiglie, i vostri bambini hanno conquistato il cuore di tutti. Grazie per la vostra presenza, la vostra testimonianza e la vostra forza. Ora siete certe che MAI PIU’ DA SOLI non è un motto, ma una realtà.

Nel sito www.paolabeltrami.it, la storia della nascita della settimana Estiva MAI PIU’ DA SOLI, il resoconto di ogni giornata, gli articoli di giornale, i video e i servizi televisivi dedicati.

Settimana Estiva MAI PIU’ DA SOLI

 

Paola Balestracci Beltrami

LA MUSICOTERAPIA NEI CONSERVATORI: L’ATTIVITÀ DI GIULIA CREMASCHI TROVESI

In questi ultimi anni la Musicoterapia in Italia sta ottenendo maggiore riconoscimento.

La Legge 4/2013 sulle Professioni non regolamentate, di cui la Musicoterapia fa parte, è stato il primo passo verso l’istituzionalizzazione di questa professione. In seguito all’approvazione della Legge, le maggiori associazioni di Arti Terapie italiane, tra cui la Musicoterapia, hanno costituito un tavolo di lavoro presso l’UNI, Ente italiano di normazione, che ha portato alla stesura della Norma UNI 11592 “Attività professionali non regolamentate – Figure professionali operanti nel campo delle Arti Terapie”, entrata in vigore nell’ottobre 2015. Tale Norma entra nel merito del percorso formativo del professionista delle Arti Terapie, stabilendo i criteri di formazione, in termini quantitativi e qualitativi, e quelli di accesso alla professione.

Ad oggi essa risulta la via per il riconoscimento della Musicoterapia. Infatti nella Norma UNI viene messa in risalto l’importanza della formazione musicale del professionista.

I Conservatori italiani sono incuriositi dalla Musicoterapia e si avvicinano a questa proponendo corsi e specializzazioni. C’è attenzione sulla qualità delle offerte formative proposte?

Nell’ultimo anno diversi Conservatori hanno chiamato Giulia Cremaschi Trovesi, Presidente F.I.M., a parlare di Musicoterapia.

Giulia Cremaschi collabora da anni con il Conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo come docente di “Formazione musicale per la gestione dell’handicap” e del corso “24 Crediti”, che permette di ottenere i crediti Formativi Accademici necessari per entrare nelle Graduatorie docenti della scuola pubblica.

Il 27 ottobre 2021 a Roma al Conservatorio “Santa Cecilia” Giulia Cremaschi ha incontrato allievi e docenti. Il 25 febbraio 2022 a Firenze al Conservatorio “Luigi Cherubini” si è tenuto un incontro all’interno del progetto “Musica e Salute – Dialoghi tra Arte e Scienza” in cui tra i relatori sono intervenute Giulia Cremaschi e Simona Colpani Pedagogista e Psicomotricista della F.I.M.

In entrambi gli appuntamenti Giulia ha sottolineato l’importanza dei fondamenti epistemologici su cui si fonda la Musicoterapia Umanistica; inoltre ha ricordato quanto la fisica acustica sia il fondamento scientifico della musica sottolineandone l’importanza di essere conosciuta seriamente e condivisa dai musicisti.

Il 27 aprile 2022 a Bergamo nel Teatro dell’Istituto Palazzolo il Conservatorio “Gaetano Donizetti” e l’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia hanno invitato Giulia Cremaschi alla Giornata di studi “Musica a scuola”. Punto comune agli interventi della giornata è stata l’importanza della formazione degli insegnanti, in quanto le origini della musica devono essere ben conosciute per poter essere trasmesse.

Vi auguriamo quindi buono studio per una continua ricerca!

La Redazione

SCUOLA DI MUSICOTERAPIA: L’ESPERIENZA DI ANTONIETTA

Ciao Antonietta, mascotte del gruppo, siamo qui per conoscere il tuo percorso e sapere come hai conosciuto Giulia e il corso di Musicoterapia Umanistica.

Ho sentito parlare di Giulia Cremaschi Trovesi durante un corso di Educazione musicale a Milano nel 1997/1998, dove era stato fatto semplicemente un accenno alla Musicoterapia.

La stessa sera, a casa, ho cercato sul web i suoi recapiti e l’ho contattata.  Al telefono è stato amore “al primo ascolto”.  Successivamente, ci siamo incontrate nel suo studio a Ponteranica e ho da subito assistito ad alcune sue lezioni.

Dopo circa 15 anni, ho saputo che stava per iniziare il corso di Musicoterapia Umanistica sotto la sua direzione a Bergamo.

 

Il corso di Musicoterapia umanistica ha cambiato le tue abitudini, il tuo modo di affrontare la vita, il tuo approccio con le persone e con il lavoro?

Ha toccato varie dimensioni della mia vita che in effetti hanno dei punti in comune. Ho sviluppato l’Amore per tutto ciò che faccio e nei rapporti interpersonali, il Rispetto e l’Ascolto per la persona che ho davanti, che sia un adulto o un bambino.

Ho capito meglio il modo di scoprire la PERSONA  che c’è dietro la DISABILITA’, da valorizzare e da amare.

Ecco, una cosa che Giulia mi ha trasmesso, o meglio mi ha insegnato, è l’AMORE: lo percepisci mentre lei parla durante le lezioni (amore e rispetto per il suo lavoro) e lo senti anche durante gli incontri di Musicoterapia quando i suoi occhi non si staccano dal corpo della persona che sta seguendo. Ho sviluppato il senso dell’Empatia nel relazionarmi con gli altri: che sia mio marito, un alunno, un genitore, le amiche.

Il corso mi ha aiutata a diventare più chiara e ordinata possibile, organizzata e trasparente nella mia quotidianità. Ha rivoluzionato il mio modo di impostare il lavoro scolastico (insegno nella scuola primaria da 25 anni): i primi anni ho avuto grossi problemi con le colleghe, tuttora abituate ad un sistema già programmato e stabilito da una legge e indirizzi ministeriali che danno sicurezza ai docenti ma che non hanno nulla a che fare con i ritmi di apprendimento dei singoli alunni.

 

A livello musicale invece, è cambiato qualcosa o le tue competenze sono rimaste allo stesso livello di prima?

Ci tengo a sottolineare che per poter accedere a questo corso, occorre possedere un Laurea di Conservatorio o comunque una buona preparazione musicale e un titolo di scuola media superiore: a differenza di tanti altri corsi che non richiedono una base musicale. Come si fa a utilizzare, a “fare” musica senza averla mai sperimentata o senza conoscerla?

Tornando alla tua domanda, ti dico che avevo abbandonato lo studio del pianoforte dopo il Diploma e, dopo 20 anni, grazie a questo corso, ho dovuto riprenderlo. Non ricordavo più nulla: armonia, tecnica pianistica, storia della musica. Lentamente tutte le vecchie informazioni sono tornate alla memoria. Non solo, sono state riutilizzate in una forma diversa e viva. Ricordo che l’armonia, ad esempio, ai tempi del Conservatorio, era fine a se stessa; qui ho imparato ad applicarla improvvisando. Adesso, studiare un nuovo pezzo, impostandolo con ordine, cercando la musicalità e la struttura armonica, è diventato un gioco e una passione  (e una fatica iniziale). Durante gli incontri di Musicoterapia le dita hanno ripreso a muoversi e ad inventare melodie che mai e poi mai avrei pensato potessero nascere da me. E soprattutto mi diverto insieme ai bambini.

La parola ORDINE è la mia compagna di viaggio: dall’organizzare una lezione, a scoprire l’ordine delle note in uno spartito, alla ricerca del messaggio musicale. Non avrei mai detto che in età avanzata avrei imparato il flauto dolce e la chitarra. Per non parlare della tesi finale: una sfida per me che non ne scrivevo una dai tempi dell’università. Il titolo che ho scelto, “Suonare osservando, osservare suonando”, fa parte, insieme ad altre caratteristiche, del modo di fare musicoterapia di Giulia Cremaschi ed è, da allora, diventato fondamentale per il mio stile di vita!!