Category: Primo piano

Scuola di Musicoterapia: l’esperienza di SARA e MATTIA

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Ci presentiamo: siamo Sara e Mattia, l’una lombarda e l’altro sardo. Ci siamo incontrati virtualmente per ripercorrere l’esperienza vissuta insieme della Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi”, concluso a settembre 2020. Questo dialogo ne è il frutto che vogliamo condividere con voi.

              

Mattia: “Vediamo un po’…cosa ti ha spinto a iscriverti a questo corso?”


Sara: “La primissima volta che ho incontrato il mondo della musicoterapia è stato durante il tirocinio dell’università in scienze dell’educazione. Gli incontri con Giulia Cremaschi (musicoterapeuta), Simona Colpani (coterapeuta), i bambini e i loro genitori sono stati così intensi, profondi e sorprendenti che hanno fatto nascere in me il desiderio di iniziare a comprendere meglio, a ricercare un nuovo significato nei miei studi musicali e a quelli in ambito educativo.”

Sara: “E tu Mattia invece?”

Mattia: “Io all’epoca non sapevo niente di musicoterapia, ero un neodiplomato in pianoforte ed ero alle prime esperienze di insegnamento. Da subito mi sono trovato a fare lezione di pianoforte a bambini o ragazzi con disabilità di diverso tipo, oltre che a bambini “normodotati”. Ovviamente non ero preparato a questo, il percorso di studi musicali tradizionale non forma in questo senso. Mi ha spinto a iscrivermi alla Scuola di Musicoterapia Umanistica il desiderio di trovare un modo di portare la musica a tutti senza nessuna esclusione. Fin da subito il mio modo di insegnare ha iniziato a cambiare, anche perché una grande parte del percorso di studi della Scuola di Musicoterapia è incentrata sulla pedagogia musicale.”

Mattia: “Sara, oltre insegnante di pianoforte, sei maestra di sostegno; immagino che anche nel tuo caso la tua professione sia stata influenzata dalla nostra Scuola… è così?”

Sara: “Direi di sì…la Scuola di Musicoterapia mi ha aiutata a pormi delle domande, a interrogarmi sul percorso che desidero intraprendere e con quali modalità affrontarlo, sia nella scuola come insegnante di sostegno, che nella musica come insegnante di pianoforte. Nulla è scontato.”

Mattia: “È proprio così. Le domande sono state le vere protagoniste di questo nostro percorso e motivo di profondi cambiamenti in me, nella mia visione della musica e dell’essere umano. Ogni cambiamento importante è un po’ una sfida… per esempio l’improvvisazione: io ero abituato a suonare con la musica sul leggio. Questo modello di Musicoterapia è molto incentrato sull’improvvisazione al pianoforte e sulla “lettura della partitura vivente”. Per poter improvvisare in questo senso ci vogliono profonde conoscenze musicali (improvvisare non è suonare a caso!) e una grande capacità di ascolto e apertura verso l’altro: non si suona con lo spartito davanti, ma lo spartito è la persona stessa che viene a lezione o a fare Musicoterapia. Gli studi in Conservatorio mi hanno dato una grande conoscenza musicale e abilità pianistica. La Scuola di Musicoterapia e l’esperienza di tirocinio mi hanno spinto a usare queste conoscenze e abilità in modo più creativo in funzione della persona con cui mi relaziono.”

Mattia: “Quale è stato invece per te l’insegnamento più importante e in che modo la tua formazione accademica si è incontrata (o scontrata) con quella che hai trovato nella Scuola di Musicoterapia?”

Sara: “Ricordo che nei primissimi incontri di tirocinio con Giulia Cremaschi e Simona Colpani ciò che mi aveva colpito maggiormente era lo sguardo con cui loro guardavano i bambini, uno sguardo interiore che creava una relazione profonda, sincera e che si traduceva in musica. Simona mi ha fatto rivivere fin da subito l’importanza, la bellezza, la centralità del corpo e di alcuni gesti che davo per scontati. Gli anni di Scuola, mi hanno donato un insegnamento prezioso: CAMBIARE PROSPETTIVA… non sempre il punto da cui guardo una cosa mi permette di vederla pienamente…“spostarmi” fisicamente e spiritualmente mi aiuta a comprendere che il mio è UNO sguardo e che ce ne possono essere molti altri. La Musicoterapia mi ha insegnato a guardare la musica con occhi nuovi. Tutto ciò che ho imparato negli anni in Conservatorio, ora lo rivivo con una nuova consapevolezza: la musica è in ognuno di noi e possiamo camminare insieme per riscoprirla!”

 

SALUTO da VALERIA PENTERIANI NUOVO MEMBRO DEL DIRETTIVO

Buongiorno a tutti. Ho conosciuto Giulia Cremaschi Trovesi nella primavera 1999. Mi ero diplomata in chitarra da un paio di anni ed ero attiva in varie associazioni musicali come concertista, addetto stampa e insegnante di chitarra. Tenevo in particolare un laboratorio di chitarra in una scuola primaria privata e l’incontro con quei bambini mi portava a pormi tante domande. Nel frattempo stavo frequentando l’università di lingue e letterature straniere e inserii nel mio piano di studi tutti gli esami di Pedagogia e Psicologia possibili per trovare risposte e risorse aggiuntive, andavo ai ricevimenti dai docenti per porre le mie domande. Nel 1999 ho frequentato Psicologia dinamica con il Prof. Walter Fornasa, che ci chiese di fare una ricerca su un argomento a nostra scelta, nel nostro colloquio individuale mi suggerì di approfondire la Musicoterapia.

Era la prima volta che sentivo parlare di quella disciplina e iniziai le mie ricerche, che mi condussero a intervistare Giulia Cremaschi Trovesi. Rimasi entusiasta e coinvolta nel nostro incontro. Giulia mi diede da leggere il suo libro Musicoterapia Arte della comunicazione[1].

A poco a poco iniziai a studiare frequentando la scuola di musicoterapia, i seminari e i convegni spinta con sempre maggiore convinzione dal desiderio di fare anche mia la ricerca verso la profondità della musica, dove affondano le radici l’umanità e il dono della relazione.

Nella Musicoterapia Umanistica infatti ogni incontro con l’altro porta a entrare in contatto con uno spaccato di realtà pieno di disorientamento e dolore. Troviamo muri più o meno invisibili o concreti, che impediscono al bambino o all’adulto di essere in grado di esprimere se stesso.

Io ho potuto conoscere vari ambiti, che frequento da tempo e sono quello scolastico e il reparto di Chirurgia pediatrica in ospedale.

Questo spaccato di realtà viene accolto dalla musica, dalla presenza del/della musicoterapeuta presente nell’incontro e dalla sua capacità di comprensione, nel senso di comprendere tutto ciò che c’è. Ci si spoglia di se stessi per ascoltare e comprendere l’altro.

Il punto centrale è l’importanza e la cura nel creare la relazione.

Porsi in ascolto di una persona è ciò di cui si serve un musicoterapeuta per far sorgere in lei il desiderio di ascoltare. C’è innanzitutto un dialogo e da ciò nascono eventuali nuove proposte. C’è il massimo rispetto del mondo dell’altro e il saperlo valorizzare al massimo. Per poter arrivare a questo ci sono varie conoscenze da acquisire e un percorso personale da affrontare.

L’improvvisazione comunicativa in Musicoterapia è uno strumento di lavoro, è il mezzo con il quale far scaturire la curiosità dell’ascolto nell’altra persona, è ciò che anima la relazione interpersonale. Suonare rispecchiando l’emozione racchiusa in un movimento, significa essere in dialogo con l’altra persona. Il ritmo è l’aspetto esterno, che si coglie seguendo la sequenza dei movimenti. La pressione, il peso, la profondità o leggerezza delle sonorità riguardano quello che accade all’interno, le emozioni della persona. L’osservazione consiste nel suonare cogliendo gli aspetti musicali della persona che si vuole rispecchiare. L’attenzione per l’intensità del suono è utile per il ricalco energetico del gesto. La durata del suono è nel gesto.

Sono passati vent’anni dal mio primo sguardo dentro la Musicoterapia Umanistica e oggi diventano soci F.I.M. i primi diplomati della Scuola di Musicoterapia Umanistica diretta da Giulia Cremaschi Trovesi, dove anch’io insegno. Ringrazio moltissimo per tutto quello che ho ricevuto e continuo a ricevere da Giulia e da ciascun professionista presente nella F.I.M., che si mette in discussione e offre il proprio contributo con passione. A mia volta mi impegno a portare avanti ciò che è nelle mie possibilità affinché questi giovani, che si affacciano con interesse a questo sguardo di umanità musicale possano proseguire a studiare, scoprire e trovarsi qui per dare a loro volta la loro testimonianza.

Valeria Penteriani

[1]Giulia Trovesi Cremaschi, Edizioni Scientifiche Magi,Roma,1996

L’INDACO ATELIER FESTEGGIA IL TRENTUNENNALE

Dopo il tempo sospeso del 2020, anno del nostro trentesimo compleanno, nel 2021 vogliamo festeggiare il “Trentunennale” attraverso una serie di eventi culturali che si svolgeranno da luglio a novembre.

La Risonanza ne sarà il filo conduttore. Questo viaggio inizierà con una raccolta di suggestioni intorno alla complessità di questo fenomeno della realtà così presente e nascosto, per concludersi con un Convegno dove si parlerà di Risonanza come fenomeno della fisica acustica che attraversa l’arte, il pensiero, le relazioni umane.

Questo percorso che dalla musica strumentale e vocale attraversa la danza e l’arte culinaria, ci ricorda che, attraverso l’Arte, l’Uomo può vibrare e convibrare col Mondo che lo circonda nelle relazioni che vive.

Ora ci siamo!
Cominciamo a festeggiare il nostro trentunesimo anno di attività e vogliamo farlo anche con voi.

Venite e festeggiamo insieme!!!

L’INDACO ATELIER DI RICERCA MUSICALE ED ESPRESSIVA ETS Reggio Emilia

www.lindacoatelier.it

 

“MAI PIU’ DA SOLI” Settimana Estiva

La settimana estiva “Mai più da soli” nasce come risposta alle numerose richieste di sostegno che sono pervenute alla Federazione Italiana Musicoterapeuti in seguito alla trasmissione “Che ci faccio qui” che ha presentato il documentario “Giulia & Giulia” del regista Domenico Iannacone andato in onda il 29 marzo 2021 su RAI 3.

Dopo questa trasmissione, tantissime persone hanno scritto alla F.I.M. perché hanno intravisto nella Musicoterapia Umanistica la possibilità di condividere e alleggerire il senso di solitudine e il senso di abbandono che vivono a causa della presenza di uno o più figli disabili, sensazioni che si sono accentuate con la pandemia. E’ necessario tornare ad incontrarsi, fare rete tra genitori e tra genitori e professionisti.

L’arte è uno strumento potente di rinascita, di aggregazione, di riscatto sociale. A partire dalla musica e dalla Musicoterapia, la settimana estiva vuole essere un momento e un luogo per fare esperienza del “fare insieme”, dell’immergersi in attività artistiche, di gioco, di movimento per ritrovare serenità, per guardare i propri figli con occhi diversi, per non sentirsi mai più da soli. Ecco allora che la settimana estiva sarà l’occasione per conoscere la Musicoterapia Umanistica, e fare tante attività artistiche e di formazione.

La settimana “Mai più da soli” non è un centro estivo per bambini con disabilità, ma è rivolta alla famiglia, con il desiderio di:

• fare famiglia

• dare l’opportunità ai bambini con disabilità di fare un’esperienza intensiva di attività artistiche ed educative per tirare fuori il meglio di sé

• avere cura dei fratelli e delle sorelle

• incontrare i genitori, dando spazio al confronto.

L’iniziativa, che si svolgerà dal pomeriggio di domenica 25 luglio 2021 alla sera di giovedì 29 luglio, è destinata a 10 famiglie di bambini con disabilità provenienti da varie parti d’Italia. Cuore dell’idea è farsi carico dell’intera famiglia, offrendo sia momenti da vivere tutti insieme, sia attività specifiche per i vari membri (il bambino, i fratelli /sorelle, la coppia), perché la disabilità è una condizione di vita che riguarda non solo il bambino ma anche la sua famiglia.

La settimana estiva avrà luogo a Crema (CR) presso la Casa del Pellegrino, luogo accogliente e ospitale ai piedi della Basilica di S. Maria della Croce, sede dell’omonima associazione di volontariato che si occupa, oltre alla ristorazione, di organizzare eventi finalizzati alla valorizzazione della Basilica, di promuovere la cultura del volontariato come fattore educativo e di riscatto sociale anche mediante coinvolgimento di persone svantaggiate o appartenenti a categorie fragili della società.

La settimana sarà ricca di attività sia per i bambini con disabilità, che per i fratelli e i genitori:

• Musicoterapia

• Arpa terapia (per le mamme)

• Arte terapia

• Clown terapia

• Attività Montessoriane

• Giochiamo a fare sport

• Musica d’insieme (per i fratelli e sorelle)

• Ippoterapia

• Incontri genitori con i professionisti

• Visite guidate nel Parco del Serio

Il gruppo Scout Crema 3 metterà a disposizione giovani dai 17 ai 20 anni per animare vari momenti delle giornate, organizzare giochi coi fratelli e sorelle, accompagnare le famiglie nelle attività esterne alla Casa del Pellegrino. scommesse bitcoin

Per maggiori informazioni: Paola Beltrami 333 8294355  e musicoterapiafim@gmail.com

“GIULIA & GIULIA” – Documentario RAI 3

Giulia Cremaschi Trovesi

Sono stata contattata da RAI 3 per dare gli elementi idonei per un documentario sulla mia attività, la mia storia, le difficoltà incontrate, le emozioni, lo studio…
Contatto subito Giulia Mazza. Fitta rete di mail con Giulia che non porta apparecchi acustici da tre anni, ha il violoncello da sistemare, propone di utilizzare quello elettrico che per me è uno “scheletro”.
La RAI ha sistemato tutto con il noleggio di un violoncello che compie il viaggio Udine/Bergamo/Udine.

Prima parte delle riprese.

Giulia spalanca la porta allo studio sulla precisione della risonanza corporea suonando in modo musicale il violoncello, senza l’ausilio delle protesi acustiche.
Suoniamo, suoniamo, suoniamo. Il violoncello nuovo, dal timbro metallico, si trasforma in strumento con un timbro ricco di sonorità che si espandono nella stanza, coinvolgono i tecnici RAI, a maggior motivo il regista.
L’incanto delle frasi musicali si completa con la luminosità del sorriso, dello sguardo di Giulia. Ecco che ci siamo con la Magia!
Il ”Corpo Vibrante” ancora una volta è reale, sensibile, preciso nel distinguere gli intervalli, gli accordi, il fraseggio…
Occorre studiare la relazione fra vibrazioni/onde sonore/risonanza/ascolto/emozioni…
L’esperienza è complessa e completa. Gli elementi dell’analisi non possono ricostruire l’esperienza, come riporta Carlo Sini nella prefazione del libro “Dal suono al segno”.

Seconda parte delle riprese.

Edgar Willems disse: “La musica è per tutti”. In altre parole, fa bene a tutti, emoziona tutti.
La “nonna” Giulia suona con i nipoti a quattro e a sei mani. Felici i nipoti, tutti i nipoti nutriti con le onde sonore di intervalli, accordi ecc… fin dalla nascita. Un’altra Magia!
I tecnici delle luci, del suono, delle immagini si sono divertiti a riprendere esperienze sonore che rivelano che cosa è la risonanza…
Le esperienze sono state riprese più volte perché sono Magiche! La Magia piace anche ai tecnici del suono, delle luci.

Terza parte delle riprese.

Esperienza diretta. Mamma, papà dotati di apparecchi acustici, con un bimbo di due anni con apparecchi acustici e il bimbo di 7 mesi con apparecchi…
Mamma e papà, qualche decina di anni fa, sono stati bambini che hanno fatto scoprire ai genitori il “Corpo Vibrante”.
Si va in diretta con tutta la famiglia. Quello che è accaduto è al di sopra di ogni previsione. La Magia dei suoni, ossia il “…di più” ricco di fascino e non descrivibile che ha fatto accadere eventi meravigliosi.

 

 

IL CORSO DI MUSICOTERAPIA MI HA CAMBIATA – Cecilia Zaninelli

Il mio incontro con la musicoterapia è avvenuto un po’ per caso, con un classico passa parola. Un’amica di famiglia aveva un figlio sordo che seguiva un percorso di musicoterapia a Ripalta Cremasca con la musicoterapeuta Paola Beltrami. La mamma del bambino mi ha invitata a partecipare a questi incontri, in quel periodo stavo frequentando il biennio di sax in conservatorio a Piacenza, avevo delle mattinate libere e mi sono detta perché precludersi questa possibilità, ero curiosa di sapere cosa fosse questa musicoterapia. Paola mi ha reso subito partecipe, ogni lezione era una gioia, si giocava, si cantava e si suonava tutti insieme. Credo che all’inizio non mi fosse ben chiaro quello che stava succedendo, vivevo tutto come un bel gioco, ma avevo sempre anche un po’ di ansia, come se il fatto di essere una saxofonista richiedesse da parte mia delle performance musicali di un certo livello. Grande errore!

Con il passare del tempo Paola mi ha chiesto di fermarmi anche con i piccoli della scuola dell’infanzia e con altri bambini che venivano da lei per le lezioni di musica. I ragazzi imparavano e io imparavo, iniziavo a capire qualcosa. Il mio viaggio di scoperta della musicoterapia è partito così. Ho partecipato ad alcuni corsi di formazione tenuti dalla FIM e poi Paola mi ha parlato dell’apertura della scuola di “Musicoterapia Umanistica Giulia Cremaschi Trovesi” a Bergamo. Iscriversi o meno? Questo è stato il mio dilemma per qualche mese. Alla fine è prevalso il desiderio di mettermi in gioco, di provare questa nuova esperienza.

La scuola è stato un momento fondamentale per la mia formazione, non solo di musicoterapeuta ma soprattutto di persona. Mi ha cambiata e ha cambiato il mio modo di relazionarmi agli altri. La cosa che mi porterò per sempre nel cuore è che, per la prima volta, ho creduto di andare bene così come sono e non mi sono sentita giudicata. Ho trovato dei compagni meravigliosi che sono stati una parte fondamentale del percorso, insieme siamo riusciti a superare le difficoltà, ci siamo ascoltati e confrontati. A settembre il mio percorso, all’interno della scuola, si è concluso con la discussione di una tesi sullo sguardo, quello sguardo che io stessa ho imparato a vedere nei bambini che ho conosciuto in tutti questi anni di tirocinio e di esperienze, uno sguardo sincero, che va oltre le apparenze per poter scovare quello che di più meraviglioso c’è nell’altro.

Zaninelli Cecilia: saxofonista,direttrice di junior band, insegnante di sostegno in una scuola media.

 

OGGI, COME NELLA NOTTE DEI TEMPI, LA MUSICA E’ DENTRO ALL’UOMO

Sembrava riguardasse soltanto la Cina, così lontana…

Dopo è scoppiata in Italia… dopo sono stati invasi i paesi dell’Europa… dopo… dopo… dopo…

L’11 febbraio 2020 al corona virus viene dato un nome: COVID 19.

L’11 marzo 2020 l’OMS dichiara la pandemia.

Qualcuno avrebbe potuto prevedere un evento di questa portata?

Codogno… Bergamo: i focolai del contagio… la diffusione… la quarantena… il silenzio…

Il silenzio ora è il rumore di fondo… Si sentono gli uccelli… qualche cane che abbaia… le campane di parrocchie lontane… soprattutto, ininterrotte, di giorno e di notte sirene, sirene, sirene, le sirene delle ambulanze.

Chi avrebbe mai previsto che i camion militari sarebbero serviti per trasportare persone contagiate e decedute? Tanti nonni, tante nonne sono crollati, senza preavviso, nel silenzio, uno dopo l’altro.

Si è ridotto l’inquinamento, non si sentono e non si vedono auto, le persone sono in casa.

Nel tardo pomeriggio si canta dai balconi. Canti spontanei, necessari per scuotere le persone, superare il senso di solitudine, distendere le tensioni, far sorgere la fiducia….

I notiziari riportano numeri, numeri, numeri in un orario giornaliero prefissato. Fra i numeri rientrano quelli dei medici contagiati e morti, del personale medico contagiato e morto.

Un notiziario riporta qualcosa di straordinario, profondamente umano, spontaneo, generoso: l’ostetrica al pianoforte, con i guanti e la mascherina, in un reparto di Ospedale, non importa quale, canta l’Alleluja di Leonard Cohen.

La musica compie la sua magia.

Basta una persona che sa suonare e cantare per creare emozioni di vita.

I notiziari ci hanno fatto vedere le immagini dei reparti ospedalieri. Che cosa abbiamo visto? Persone contagiate, ricoperte con tute, caschi, intubate, collegate a respiratori, ad apparecchiature specialistiche… Sembrano scene di film di fantascienza. Vediamo le immagini di ospedali da campo, di strutture predisposte in tempi da record, perché i posti continuano a mancare.

Qualcuno avrebbe potuto prevedere qualcosa del genere?

Non si esce da casa, non si viaggia, non ci sono le feste, no al Carnevale, divieto di entrare in luoghi chiusi… mancano le mascherine… occorre tenere le distanze… si fanno le file per i prodotti alimentari…

Che cosa si può fare? Quali previsioni per il domani?

Si può proporre qualcosa che possa portare sollievo alle persone ricoverate?

Sulle pagine di Facebook qualcuno sostiene che si potrebbe fare qualcosa con la musicoterapia.

La realtà dimostra che non occorre la musicoterapia, il canto arriva spontaneo. Palazzi interi cantano; la voce è il respiro, è l’aria dentro di noi che in uscita diventa suono, melodia, musica spontanea, oggi come nella notte dei tempi. La musica è dentro all’uomo.

Giulia Cremaschi Trovesi – Presidente F.I.M.

 

MUSICOTERAPIA UMANISTICA su Stateofmind di Paola Beltrami

Il 25 ottobre scorso, la rivista online State of Mind ha pubblicato un interessante articolo di Paola Balestracci Beltrami dal titolo Musicoterapia Umanistica.

A partire dalla propria esperienza personale, l’autrice descrive in modo chiaro e accessibile a tutti cosa sia la Musicoterapia Umanistica, quali siano le sue finalità e in quale modo operi la musicoterapeuta per trasformare, con la sua musica improvvisata e creata in base alla situazione, occasioni di cambiamento. Viene poi fatto  cenno sia alla legge 4/13 sulle nuove professioni, alla norma tecnica UNI 11592 sulle arti terapie e alla successiva certificazione, sia alla Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi” che inizierà il suo secondo corso nel 2020, offrendo a chi è interessato, una formazione completa per intraprendere questa nuova professione.

Musicoterapia Umanistica

A che cosa serve la musica con i bambini piccolissimi?

Parte prima

I pionieri delle innovazioni per l’insegnamento della musica

Nel secolo scorso ci sono stati musicisti che hanno messo in luce il valore della musica come materia educativo-pedagogica. In ordine cronologico ecco i loro nomi e il paese di origine:

  • J. Dalcroze (1865 – 1950) nato a Vienna, trasferito in Svizzera
  • Zoltan Kodaly (1882 – 1967) Ungheria
  • Laura Bassi (1883 – 1950) Italia
  • Edgar Willems (1891 – 1978) nato in Belgio, trasferito in Svizzera
  • Carl Orff (1895 – 1982) Germania.

Prendendo in considerazione i differenti modi di agire di questi pedagogisti, possiamo trovare punti in comune:

  • l’attenzione per la vocalità infantile. Il canto popolare infantile offre esempi utili per la scelta degli intervalli musicali adeguati alla laringe, al respiro, alla corporeità dei bambini. Questi pionieri, pur abitando in paesi diversi, svolero ricerche etnomusicologiche e scelsero gli stessi intervalli per il canto infantile;
  • l’interazione con i bambini non “sotto forma di gioco”, come troppo spesso si sente dire, ma creando autentiche emozioni di gioia in modo spontaneo, “facendo musica”;
  • le conoscenze delle relazioni fra ritmo/parola, melodia/parola/canto/armonia, melodia/accenti/ritmi/metrica delle parole e delle frasi;
  • il canto, per lo svizzero Dalcroze è in lingua francese, per Laura Bassi in italiano, per Kodaly in ungherese, per Orff in tedesco, per Willems, trasferitosi in Svizzera, in francese. Ogni lingua si contraddistingue per la musicalità, la metrica, la pronuncia dei suoni vocalici…;
  • il canto, poiché struttura anche ritmica, convive con il movimento. Infatti nella tradizione popolare conte e filastrocche sono eseguite con movimenti, danze.

Émile Jaques-Dalcroze, per primo, indagò nella relazione fra suoni, ritmi, movimento (Euritmia), fondando un agire pedagogico/educativo che sarà elaborato anche dopo di lui. Dalcroze introdusse l’improvvisazione al pianoforte, valorizzando ogni persona, grande e/o piccola, secondo il pricipio dell’educare (da educere). Dalcroze comprese e dimostrò che “fare musica” fa bene all’uomo. Intuì e anticipò i principi della musicoterapia.

Zoltán Kodály, con il musicista Béla Bartók (1881 – 1945), svolse una ricerca etnomusicologica nei paesi Balcani. Ne scaturì un repertorio vasto, ricco di caratteristiche proprie, fonte per composizioni musicali di ispirazione per la voce, i cori, lo sviluppo dell’ascolto, l’applicazione nella musica polifonica corale. Nella pratica per l’apprendimento della notazione musicale, in particolare quella ritmica, Kodály utilizzò il principio di Laura Bassi. Le differenze fra i rapporti di durata dei suoni sono denominate con sillabe diverse. Kodály è stato un musicista estremamente sensibile nel canto, nella polifonia, nell’armonia.

Laura Bassi puntò sull’ordine creativo nel movimento attraverso l’ascolto. Scelse composizioni muscali brevi, eseguite direttamente in classe e affidò ai bambini la realizzazione attraverso il movimento. Ogni gesto della persona, delle gambe, delle braccia crea tracce nello spazio. Le tracce, più tardi, vengono rappresentate su lavagne. Si passa così dalle tracce al segno, dal segno al disegno. Ogni bambino si esprime in modo personale. Ogni bambino sperimenta, elabora, realizza la conoscenza di sé attraverso le attività euritmiche (ordine fra suoni, ritmi, movimento). Ritmo/canto/parola consentono ai bambini di creare filastrocche originali. Laura Bassi costruì personalmente dei pupazzi che rappresentavano i valori di durata dei suoni. Ogni personaggio rappresentava un valore di durata associato ad una sillaba particolare. Due di queste sillabe sono presenti nell’impianto teorico di Kodály.

Edgar Willems sosteneva che “La musica è per tutti. La musica è dentro all’uomo e intorno all’uomo. Ha lasciato libri dedicati all’Orecchio musicale, al Ritmo, all’Educazione musicale dei piccolissimi, all’introduzione alla musicoterapia. Ha introdotto, per i bambini piccolissimi, l’utilizzo degli strumenti idiofoni. La parola idiofono (ogni strumento ha un solo timbro sonoro), si collega con idioma (i timbri sonori che caratterizano le diverse lingue). Willems ha cercato testi musicali specifici per lo sviluppo dell’ascolto, il riconoscimento degli intervalli, degli accordi. Ha proseguito, sulla linea di Dalcroze, l’improvvisazione musicale al pianoforte. Ha proposto l’improvvisazione vocale su “domanda – risposta” nel dialogo fra due persone. Willems ha introdotto modi nuovi di operare per guidare i bambini alla conoscenza della notazione musicale. Invece che utilizzare pupazzi o sillabe, come fecero Laura Bassi e Kodály, o affidare l’apprendimento alla pratica strumentale come fece Orff, ha cercato il principio teorico su cui si fondano i valori di durata dei suoni. Con i termini “lungo e breve” ha condotto i bambini verso la consapevolezza dei rapporti di durata, verso l’astrazione. La stessa cosa accade per condurre i bambini a comprendere il concetto di altezza dei suoni, i rapporti di altezza, ossia gli intervalli, più tardi gli accordi. Egli sosteneva che l’apprendimento passa attraverso tre canali: fisico (agire), affettivo (il canto), mentale (la consapevolezza, la presa di coscienza dell’apprendimento).

Carl Orff portò la pratica ritmica, vocale e strumentale a livelli altissimi. Ritmo, canto, parola sono ordine, creatività, pratica che favorisce l’apprendimento della musica. A lui dobbiamo lo strumentario Orff e composizioni musicali straordinarie, originali per la stesura ritmica e poliritmica.

Parte seconda

L’ontogenesi ripercorre la filogenesi: la storia di ciascuno di noi ripercorre la storia dell’umanità

Conoscere i principi teorici e la pratica musicale dei pedagogisti della musica del secolo scorso è stato il punto di partenza per l’A.P.M.M. Giulia Cremaschi Trovesi (Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia). La conoscenza diretta con Edgar Willems da parte della fondatrice Giulia Cremaschi Trovesi ha favorito, nel corso di decenni, studio, ricerca, pubblicazioni.

Dal pensiero A.P.M.M. emergono principi teorici quali:

  • la musica è il fondamento delle arti, tema ben conosciuto nella cultura dell’Antica Grecia;
  • suoni, ritmi, movimento sono la presenza costante nei nove mesi che precedono la nascita. Il grembo materno è la “Prima Orchestra” che produce incessantemente timbri sonori, voce, regolarità ritmica, accelerandi e rallentandi… Ogni essere umano nasce dotato di memoria sonora, ritmica, motoria. Già alla nascita l’essere umano ha realizzato apprendimenti ed è pronto per proseguire;
  • nel primo anno di vita ciascuno di noi ha realizzato le conquiste fondamentali dell’uomo: opposizione pollice/indice, capacità di reggersi in piedi (ontogenesi/filogenesi), in equilibrio per camminare, manifestarsi per gradi del linguaggio verbale. Vivere e crescere in famiglia, esplorare l’ambiente per raggiungere quello che attira l’attenzione, afferrare (relazione bocca-mani), l’utilizzo delle dita, la vocalizzazione/lallazione, reggersi in piedi e muovere i primi passi favoriscono il farsi spontaneo del linguaggio verbale. La visione umanistica della pedagogia musicale e musicoterapia A.P.M.M. valorizza i gesti, i progressi di ogni bambino a maggior motivo se piccolissimo, accogliendo e favorendo il suo aprirsi al linguaggio verbale in modo spontaneo. Le vocali sono suoni per eccellenza. Le consonanti sono rumori, ripetizioni di quello che accade nei vari ambienti. E’ caratteristica di ogni bambino saper ascoltare, riconoscere, riprodurre, memorizzare l’ambiente sonoro e trasformarlo in quello che è utile per il manifestarsi crescente del linguaggio verbale. Gli strumenti musicali idiofoni hanno un ruolo gioioso fortemente costruttivo per l’evolversi del rapporto: mani che imparano a utilizzare gli strumenti, bocca/voce che ripetono e memoria che acquisisce attraverso ogni esperienza.
  • suoni, ritmi, movimento appresi prima di nascere, si manifestano nel neonato attraverso la voce, i movimenti della percezione del mondo nuovo, aereo, non più in ambiente acquatico come è stato prima di nascere;
  • nell’ambiente aereo sono sempre presenti onde sonore che segnalano i luoghi dove si muovono le persone, si utilizzano oggetti, si avvertono voci, sono in funzione elettrodomestici, televisori… La ricezione delle onde sonore coinvolge la persona nella sua completezza di “Corpo Vibrante”. Esiste infatti la corrispondeza fra il numero di vibrazioni al minuto secondo e il volume del corpo che le produce (l’esempio del canto dell’uccellino e del muggito della mucca). Il corpo risuona costantemente mosso dalle onde sonore presenti in ogni ambiente. L’orecchio distingue i suoni armonici, ossia il timbro dei suoni. Ho trovato il miglior metodo di deposito nei casinò online italiani che possono beneficiare di grandi bonus . La Risonanza è dovunque, in ogni momento.

L’A.P.M.M. “Giulia Cremaschi Trovesi” ha avuto inizio con studi, esperienze, proposte, teorie dei pegagogisti della musica del secolo scorso. Ecco alcuni riferimenti:

  • É.J. Dalcroze entrò in relazione con le persone creando l’improvvisazione musicale al pianoforte. In ogni nostro gesto c’è un ritmo, un tempo, una musica da scoprire e suonare all’istante. Secondo il pensiero umanistico dell’A.P.M.M. ogni persona è una “Partitura vivente” che, attraverso se stessa, i movimenti, i gesti, la voce, offre al musicista gli elementi idonei per improvvisare.
  • Z. Kodály insegnò che per tutti è possibile cantare in coro, intonare e riconoscere accordi, essere in armonia con gli altri. La voce è suono per eccellenza, è ciò che distingue ciascuno di noi;
  • L. Bassi, attraverso brani musicali scelti con cura ed eseguiti dal vivo, sviluppò nei bambini della scuola dell’infanzia e primaria l’abilità di muoversi con ordine, creare tracce nello spazio attraverso il movimento. Basta un gesso in mano per lasciare tracce su una lavagna creando forme in armonia con i brani musicali. Moltissimi bambini delle scuole dei nostri giorni potrebbero trarre grandissimi profitti dagli insegnamenti di L. Bassi, in particolare i bambini con DSA, ADHD…
  • C. Orff ebbe l’intuizione di far costruire strumenti musicali a percussione. E’ specifico del bambino, che ancora non cammina, picchiare il cucchiaino sul tavolo. Uno strumento che produce suoni sprigiona la gioia del bambino. I movimenti, i gesti del picchiare, percuotere fanno alzare ed abbassare le braccia, favoriscono la voce, il canto, la parola. I ritmi strumentali si sovrappongono facendo risaltare il canto.
  • E. Willems fu determinato a distinguere fra addestramento e educazione. Aprì la strada che condurrà alla risonanza, al “Corpo Vibrante”. Perché fra le caratteristiche del suono denominiamo l’altezza? Altezza riferita a che cosa? Per comprendere occorre saper leggere la genialità di Guido d’Arezzo (XI sec. d.C.) quando scrive “…incorporare nella memoria i movimenti ascendenti e discendenti della voce. I bambini piccolissimi, di pochi mesi, uno, due anni, se ascoltano i glissandi ascendenti e discenti del flauto a coulisse, si muovono alzandosi e abbassandosi, seguendo il percorso del suono proposto con lo strumento. Tutto è già nel bambino. Willems condusse i bambini al concetto di “Lungo e Breve” per la notazione dei rapporti di durata. Si aprì una nuova strada che, a ritroso nel tempo, riportò all’antica Grecia. “Lungo e Breve” appartengono alla metrica della poesia, al canto, alla danza, al Teatro. Lungo è il doppio di Breve, Breve è metà di Lungo. Risuona la frase del tempo di Platone: Ritmo: suoni o sillabe in ordine matematico.
  • Per il bambino piccolissimo parola, numero, voce, canto sono la stessa realtà. Più il bambino è piccolo più alta deve essere la preparazione del musicista che lo conduce a trovare la musica che si sviluppa in lui. Separare la parola dal numero, il ritmo dalla parola e dal numero, il canto dalla danza, la danza dalla parola, la musica dal linguaggio parlato significa offrire al bambino un mondo fatto a pezzi che molto difficilmente potranno ricomporsi.
  • Secondo il modo di porsi della pedagia e musicoterapia A.P.M.M. è importante la presenza dei genitori, in particolare con i bambini piccolissimi.

Parte terza

Una teoria fondata su dati percentuali: il metodo Gordon (Edwin E. Gordon 1927 – 2015, Connecticut U.S.A.)

Gli argomenti trattati provengono dal libro di Edwin E. Gordon “L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare”. Alcuni passi ripresi dal testo originale chiariscono la teoria e gli obiettivi del metodo.

Ogni bambino nasce con un’attitudine musicale. I dati di percentuale parlano del 68% di bambini con potenziali musicali, del 16% di bambini con potenziali al di sopra della media, del 16% di bambini con potenziali al di sotto della media.

“Musica in culla” è la più diffusa terminologia utilizzata in Italia per l’attività musicale fondata sul metodo Gordon, dedicata ai bambini da 0 – 3 anni. Obiettivo degli interventi con bambini di pochi mesi e con i loro genitori è promuovere una fase preparatoria che conduce all’Audiation. Audiation indica lo sviluppo dei potenziali per imparare a distinguere: tonality (maggiore, minore), metro (binario, ternario), nota fondamentale, tempo, armonia, distinguere fra tonale e ritmica, fraseggio (espressività), equilibrio (creatività), stile (improvvisazione, interpretazione), posizione dei macrobeat, dei microbeat … I termini Audiation, Music Learning Theory, macrobeat, microbeat sono stati creati da Gordon per specificare il suo metodo.

I genitori presenti negli incontri musicali possono imparare. Difficilmente i genitori posseggono una cultura musicale, in particolare non sanno rispondere all’Audiation, pertanto possono imparare con i bambini. Qualora un bambino durante la lezione si interessa ad altro, la cosa non ha importanza. Non tutti i bambini posseggono attitudini musicali.

Si utilizzano test con valutazione in percentili, per migliorare il livello dell’istruzione musicale.

L’attitudine musicale è in relazione al Q.I. di ogni bambino (misurazione del Quoziente Intellettivo).

E’ dimostrato che chi studia musica ha un profitto scolastico migliore.

La lingua parlata e la musica hanno radici biologiche mentre il pensiero e l’Audiation hanno radici psicologiche. Si valutano 8 tipi sequenziali e 6 stadi sequenziali di Audiation.

“La musica non è un linguaggio perché non ha grammatica né parti del discorso ma possiede una sintassi attraverso la quale è possibile attribuire un significato”. (Edwin E. Gordon “L’apprendimento musicale del bambino” pag. 30).

“Per comprendere la sintassi è necessario riconoscere la struttura musicale attraverso l’Audiation” (Edwin E. Gordon “L’apprendimento musicale del bambino” pag. 33).

Per giungere all’Audiation ci sono passaggi intermedi: fase preparatoria (assorbimento), acculturazione, imitazione, assimilazione. Ogni passaggio intermedio è fondamento per il successivo. L’imitazione include la perdita dell’egocentrismo e la decifrazione del codice. L’assorbimento richiede l’ascolto di canti senza parole, solo vocalizzi perché le parole allontanano l’attenzione dalla musica.

“…le parole non andrebbero mai usate in combinazione con la musica, il processo di acculturazione musicale rischierebbe di venire compromesso” (Edwin E. Gordon “L’apprendimento musicale del bambino”pag. 50).

Genitori e insegnanti non devono aspettarsi risultati immediati; occorre aspettare anche 18 mesi per vedere risultati, con i bambini.

Nota: cercando in YouTube è possibile visionare gli incontri con i bambini 0 – 3 anni con i loro genitori, mentre le operatrici li sottopongono alle fasi iniziali dell’Audiation.

Parte quarta

Consonanze e dissonanze nell’apprendimento

I criteri educativi e formativi dei pedagogisti della musica del secolo scorso e dell’A.P.M.M., pur presentando caratteristiche specifiche, risuonano in consonanza. Accostando i criteri educativi e formativi dei pedagogisti della musica del secolo scorso e dell’A.P.M.M. con il Metodo Gordon si generano dissonanze perché non si incontrano principi teorici comuni.

Pedagogisti della musica e A.P.M.M. sono concordi con il pensiero dell’Antica Grecia che pone la musica all’origine delle arti e dei linguaggi. Nessuno mette in dubbio che la musica sia un linguaggio. Grammatica e sintassi nascono nell’Antica Grecia al tempo di Aristotele. La grammatica procede per i dettagli (grado, grammo), la sintassi si occupa della sistemazione delle frasi e dei periodi.

Frasi e periodi sono nel linguaggio verbale e nella musica. In ogni caso sono generati dal respiro.

La presentazione del Metodo Gordon ha inizio con l’esposizione di dati percentuali sulle attitudini musicali dei bambini, sulla valutazione in percentili del livello di istruzione musicale, sul rapporto fra attitudine musicale e Q.I. , la conoscenza dei codici.

Il criterio scientifico richiede la logica quantitativa perché misurabile. Non può risuonare con le Arti, che sono di natura qualitativa.

Perché sottrarre le relazione “parola/metrica/canto” quando sappiamo che un solo suono, una sola vocale porta in sé un accordo con gli armonici?

Le domande sarebbero molte. Per chiarire occorre guardare verso gli obiettivi.

 

I criteri educativi e formativi dei pedagogisti della musica del secolo scorso e dell’A.P.M.M. puntano verso la formazione della persona attraverso la pratica e la cultura musicale.

I criteri educativi e formativi del Metodo Gordon puntano sull’Audiation, la conoscenza dei codici.