Scuola di Musicoterapia: l’esperienza di SARA e MATTIA

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Ci presentiamo: siamo Sara e Mattia, l’una lombarda e l’altro sardo. Ci siamo incontrati virtualmente per ripercorrere l’esperienza vissuta insieme della Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi”, concluso a settembre 2020. Questo dialogo ne è il frutto che vogliamo condividere con voi.

              

Mattia: “Vediamo un po’…cosa ti ha spinto a iscriverti a questo corso?”

Sara: “La primissima volta che ho incontrato il mondo della musicoterapia è stato durante il tirocinio dell’università in scienze dell’educazione. Gli incontri con Giulia Cremaschi (musicoterapeuta), Simona Colpani (coterapeuta), i bambini e i loro genitori sono stati così intensi, profondi e sorprendenti che hanno fatto nascere in me il desiderio di iniziare a comprendere meglio, a ricercare un nuovo significato nei miei studi musicali e a quelli in ambito educativo.”

Sara: “E tu Mattia invece?”

Mattia: “Io all’epoca non sapevo niente di musicoterapia, ero un neodiplomato in pianoforte ed ero alle prime esperienze di insegnamento. Da subito mi sono trovato a fare lezione di pianoforte a bambini o ragazzi con disabilità di diverso tipo, oltre che a bambini “normodotati”. Ovviamente non ero preparato a questo, il percorso di studi musicali tradizionale non forma in questo senso. Mi ha spinto a iscrivermi alla Scuola di Musicoterapia Umanistica il desiderio di trovare un modo di portare la musica a tutti senza nessuna esclusione. Fin da subito il mio modo di insegnare ha iniziato a cambiare, anche perché una grande parte del percorso di studi della Scuola di Musicoterapia è incentrata sulla pedagogia musicale.”

Mattia: “Sara, oltre insegnante di pianoforte, sei maestra di sostegno; immagino che anche nel tuo caso la tua professione sia stata influenzata dalla nostra Scuola… è così?”

Sara: “Direi di sì…la Scuola di Musicoterapia mi ha aiutata a pormi delle domande, a interrogarmi sul percorso che desidero intraprendere e con quali modalità affrontarlo, sia nella scuola come insegnante di sostegno, che nella musica come insegnante di pianoforte. Nulla è scontato.”

Mattia: “È proprio così. Le domande sono state le vere protagoniste di questo nostro percorso e motivo di profondi cambiamenti in me, nella mia visione della musica e dell’essere umano. Ogni cambiamento importante è un po’ una sfida… per esempio l’improvvisazione: io ero abituato a suonare con la musica sul leggio. Questo modello di Musicoterapia è molto incentrato sull’improvvisazione al pianoforte e sulla “lettura della partitura vivente”. Per poter improvvisare in questo senso ci vogliono profonde conoscenze musicali (improvvisare non è suonare a caso!) e una grande capacità di ascolto e apertura verso l’altro: non si suona con lo spartito davanti, ma lo spartito è la persona stessa che viene a lezione o a fare Musicoterapia. Gli studi in Conservatorio mi hanno dato una grande conoscenza musicale e abilità pianistica. La Scuola di Musicoterapia e l’esperienza di tirocinio mi hanno spinto a usare queste conoscenze e abilità in modo più creativo in funzione della persona con cui mi relaziono.”

Mattia: “Quale è stato invece per te l’insegnamento più importante e in che modo la tua formazione accademica si è incontrata (o scontrata) con quella che hai trovato nella Scuola di Musicoterapia?”

Sara: “Ricordo che nei primissimi incontri di tirocinio con Giulia Cremaschi e Simona Colpani ciò che mi aveva colpito maggiormente era lo sguardo con cui loro guardavano i bambini, uno sguardo interiore che creava una relazione profonda, sincera e che si traduceva in musica. Simona mi ha fatto rivivere fin da subito l’importanza, la bellezza, la centralità del corpo e di alcuni gesti che davo per scontati. Gli anni di Scuola, mi hanno donato un insegnamento prezioso: CAMBIARE PROSPETTIVA… non sempre il punto da cui guardo una cosa mi permette di vederla pienamente…“spostarmi” fisicamente e spiritualmente mi aiuta a comprendere che il mio è UNO sguardo e che ce ne possono essere molti altri. La Musicoterapia mi ha insegnato a guardare la musica con occhi nuovi. Tutto ciò che ho imparato negli anni in Conservatorio, ora lo rivivo con una nuova consapevolezza: la musica è in ognuno di noi e possiamo camminare insieme per riscoprirla!”