RELAZIONE CONVEGNO 30 marzo 2019 “Le emozioni e gli apprendimenti”

30 marzo 2019: una data storica per la Musicoterapia Umanistica.
Il convegno organizzato a Bergamo dalla Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.), per la prima volta in Italia, ha cercato “consonanze” con gli ambienti accademici tradizionali: Neuropsichiatria infantile, Scuola, Conservatorio.
Principi educativi, riabilitativi, artistico/creativi possono dialogare insieme? L’eventuale dialogo è una speculazione teorica o la base sicura sulla quale costruire percorsi di apprendimento efficaci?

“Emozioni e apprendimenti – Risvegliare la dinamicità dei bambini” è stato il titolo della giornata di studio che ha raccolto attorno ad un tavolo il dott. Andrea Pioselli, Dirigente degli Istituti comprensivi “A. Mazzi” e “De Amicis” di Bergamo, la dott.ssa Patrizia Maria Carla Stoppa, Direttore UOC NPIA ASST “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, la prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi, Presidente F.I.M., la dott.ssa Simona Colpani, pedagogista e psicomotricista F.I.M., la Dott.ssa Angela Cremaschi, counselor Aleph PNL umanistica, professionista F.I.M.
Una mattinata piacevole, densa di contenuti, che si rincorrevano tra un relatore e l’altro, senza un minuto di sosta, volata in un baleno tra lo scorrere di slide, riflessioni, commenti.

Ogni relatore ha portato se stesso, la propria esperienza pluridecennale. Ognuno in ascolto degli altri, pronto a cogliere i collegamenti e a lavorare per costruire insieme un mondo migliore, perché è dal confronto che si parte. Lo si fa per i bambini, per quelli di oggi, sempre più disorientati e in difficoltà, e quelli di una volta, oggi cresciuti, che sono venuti a portare la loro testimonianza. Ma andiamo con ordine.

Il dirigente dott. Andrea Pioselli ha esposto un’analisi precisa della scuola di oggi: da punto di partenza degli apprendimenti è diventata oggi punto di transito, nodo di una rete, come l’ha definita lui.
Per essere ancora credibile e porsi come riferimento educativo deve rinunciare alla sua unicità e integrarsi con gli altri nodi della rete. Oggi i bambini vivono in contesti iper educativi. Ogni ambiente ha la pretesa di essere educativo (sport, musica,…). Gli individui sono sottoposti a processi che tendono a educarli, ma evidentemente qualcosa sfugge….
La scuola è un’istituzione e come tale fatica molto a fare rete perché questo significa perdere la sua sovranità sull’apprendimento.
Tre sono le complessità che oggi costituiscono una grande sfida da cogliere: i linguaggi non verbali, interculturalità e la tecnologia.
Musica, corpo, immagine sono linguaggi non verbali che non possono più essere relegati in second’ordine. Siamo immersi in questi linguaggi grazie anche alla multimedialità ormai entrata in pieno nelle nostre vite. La scuola deve educare alla conoscenza critica di questi linguaggi.
Siamo immersi in un ambiente interculturale non solo perché oggi nelle scuole confluiscono bambini di tante etnie diverse, ma soprattutto perché è difficile reperire valori di riferimento universali. Essi sono diventati fatti soggettivi. Da quali principi sono guidate le persone? In questo senso educare diventa molto difficile.
Infine è importante tornare a riscoprire la sensorialità, perché fare scuola è un’arte, cioè è la capacità di mobilitare diverse tecniche per uno scopo. La scuola oggi ha bisogno di insegnanti che abbiano una loro personalità che sappia mediare le diverse tecniche. Non servono ricette, serve mettersi in gioco.

La dott.ssa Patrizia Maria Carla Stoppa ha esordito dicendo che il fare e il sentire sono azioni indispensabili per imparare.
Non solo. Il bambino impara se ciò che viene fatto è vissuto in una relazione positiva, dove il piacere non è solo riservato al bambino, ma viene vissuto e condiviso anche dall’insegnante.
Ha poi esposto in sintesi il pensiero di Piaget e di Bion fino ad arrivare alle scoperte delle neuroscienze a sostegno dell’importanza delle emozioni negli apprendimenti.
Le parole chiave dell’intervento sono state: il cervello è modificabile e continua a farlo, l’esperienza è anche relazione e in un certo senso condivisione, il bambino è un sistema integrato di componenti neurobiologiche (potenzialità da sviluppare) e ambientali (stimolazione, esperienze) strettamente interconnessi, la storia naturale della malattia può essere modificata dall’esperienza della vita.

È a partire da questa osservazione che è iniziata la ricerca della prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi più di 40 anni fa.
Nel suo intervento – Emozioni e apprendimenti in armonia tra Arti, Musica e Linguaggi – ha fatto sintesi del suo pensiero e della sua esperienza sul campo, nell’ambito della scuola, dell’educazione e della (ri-)abilitazione.
Arti e linguaggi sono nati dall’abilità dell’uomo di rappresentare il mondo che abita.
Filogenesi e ontogenesi si richiamano continuamente.
I canali visivo, acustico-uditivo, cinestesico e propriocettivo sono il mezzo per sperimentare, percepire, vivere emozioni.
Come avviene il processo di apprendimento? La sensorialità (che diventa il fare) mette in atto l’attenzione, l’imitazione, la memoria. Conoscere è riconoscere perché tutto il bagaglio sonoro/ritmico/motorio della vita intrauterina viene ritrovato dal bambino dopo la nascita. Tutto questo non può avvenire senza emozioni.
Apprendere è prendere attraverso di me.
Se il bambino è in relazione con il mondo, con gli altri, con sé stesso mette in atto spontaneamente la comunicazione che si sviluppa nel tempo attraverso la gestualità, la voce, l’onomatopea, la parola, il segno scritto (da traccia a grafia).
Ed è proprio qui che oggi la scuola incontra difficoltà.
Cos’è il suono? Cosa sono vocali e consonanti? Come è nata la scrittura?
La storia ci aiuta a trovare risposta ai problemi di apprendimento dei bambini.
Abbiamo relegato l’ascolto alle orecchie. Ma non è così. Tutto il corpo ascolta, le orecchie sono nel corpo.
I bambini di oggi non sono pronti per ascoltare. Se si assecondano le loro emozioni, si migliora l’attenzione.
Le vocali sono emozione sfogata con la voce, le consonanti sono imitazione del mondo.
Tutto il corpo è un risonatore, il mondo intero è un risonatore. Non possiamo fare a meno della risonanza.
La voce corre nel corpo e si modifica modificando la posizione delle labbra della bocca, dei risonatori corporei in cui l’aria convibra.
Le consonanti sono frutto di una lunghissima storia: suono, gesto, segno imitazione del mondo, descrizione del mondo a partire da sé stessi. I bambini hanno oggi questa consapevolezza? Gli insegnanti hanno oggi questa consapevolezza?
La scrittura alfabetica è la rappresentazione grafica del timbro del suono, la scrittura musicale, è la riproduzione dell’altezza e della durata del suono.
Senza corpo risonante non c’è suono, non c’è gesto, non c’è apprendimento.

La testimonianza di Fabio e Ilaria, due giovani audiolesi, è stata commuovente.
Quando erano piccoli hanno fatto musicoterapia con Giulia Cremaschi. E i risultati si vedono. Oggi, adulti, sono grati a Giulia per quanto hanno sperimentato sulla cassa armonica del pianoforte a coda. Hanno imparato ad ascoltare mettendo in atto i loro residui uditivi amplificati dagli apparecchi acustici, hanno sviluppato il linguaggio con un percorso spontaneo e naturale, fatto di canti, giochi, emozioni, condivisione.
Al termine del suo intervento Giulia Cremaschi svela il suo segreto: “Io a scuola mi diverto!”. È questa gioia che unita a tanta professionalità, ha dato speranza e vita ai tantissimi Fabio e Ilaria incontrati nel suo cammino.

La mattinata è proseguita con l’intervento della dott.ssa Simona Colpani che ha trattato il tema “Le emozioni dei bambini con gli adulti”.
I bambini sono tutti diversi, come i semi delle piante: nascono tutti con un patrimonio di abilità utili per affrontare il mondo e con una storia, che è personale, familiare, sociale, culturale. Saperli ascoltare per guidarli senza negare chi sono è difficile, perché ascoltarli non è obbedire alle loro richieste: la guida deve condurre le persone dove loro non sanno e non possono immaginarsi. La relazione d’ascolto è la via ma essa può esprimere le sue potenzialità se non abbiamo paura, paura dei pianti, della rabbia, dei “no” dei bambini. Emozioni come la paura e la rabbia sono indispensabili nell’uomo, come altre emozioni che noi chiamiamo “negative” ma che non lo sono perché, dice un proverbio arabo, “il tempo sempre bello fa il deserto”.
È indispensabile che non ci sostituiamo a loro, anche se si lamentano, quando possono provare a fare da soli! Lasciarli fare, sostenendoli, sapendo stare di fronte alla fatica, permette ai bambini di maturare autostima e di alimentare il locus of control interno, quello che fa sì che io mi ponga in modo attivo e propositivo di fronte al mondo, senza subire gli eventi, agendo per costruire ciò che desidero, un passo alla volta.
Noi adulti per i bambini siamo magici, come tante Mary Poppins, e questo ci dà un potere enorme: se ci fidiamo di loro si fideranno di loro stessi, e se gli daremo il permesso di sbagliare si daranno il permesso di tentare e ritentare per raggiungere l’obiettivo desiderato.

L’intervento conclusivo della dott.ssa Angela Cremaschi ha messo in luce come le emozioni degli adulti verso i bambini siano condizionate dalle parti interne bambine che ogni adulto ha. L’Analisi Transazionale offre un modello molto efficace per chiarire ciò. In ogni persona ci sono tre livelli, tre stati emozionali differenti: ADULTO, GENITORE, BAMBINO. Le nostre parti interiori per effetto della risonanza emozionale, risuonano con ciò che accade all’esterno, in vari modi differenti. I bambini esterni reali risvegliano quelli interni, che possono collaborare con quelli esterni o sentirsi minacciati…le variabili sono tantissime.
Il compito dell’adulto è quello di lavorare sulle proprie parti interne, lasciarle emergere al fine della loro evoluzione…per poter sviluppare la capacità di “agire un potere con gli altri” al posto di un “potere su gli altri” cosa che normalmente accade. I modelli di riferimento sono la Comunicazione non violenta di Rosenberg e i principi di Ego e Anima della PNL umanistica di M. Scardovelli, tra la persona leader si Sé e quella dipendente.

Il pubblico ha accolto con interesse e sentita partecipazione ogni relazione. Alla mattinata ha fatto seguito un laboratorio pratico, a numero chiuso.