Category: musicoterapia

RELAZIONE CONVEGNO 30 marzo 2019 “Le emozioni e gli apprendimenti”

30 marzo 2019: una data storica per la Musicoterapia Umanistica.
Il convegno organizzato a Bergamo dalla Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.), per la prima volta in Italia, ha cercato “consonanze” con gli ambienti accademici tradizionali: Neuropsichiatria infantile, Scuola, Conservatorio.
Principi educativi, riabilitativi, artistico/creativi possono dialogare insieme? L’eventuale dialogo è una speculazione teorica o la base sicura sulla quale costruire percorsi di apprendimento efficaci?

“Emozioni e apprendimenti – Risvegliare la dinamicità dei bambini” è stato il titolo della giornata di studio che ha raccolto attorno ad un tavolo il dott. Andrea Pioselli, Dirigente degli Istituti comprensivi “A. Mazzi” e “De Amicis” di Bergamo, la dott.ssa Patrizia Maria Carla Stoppa, Direttore UOC NPIA ASST “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, la prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi, Presidente F.I.M., la dott.ssa Simona Colpani, pedagogista e psicomotricista F.I.M., la Dott.ssa Angela Cremaschi, counselor Aleph PNL umanistica, professionista F.I.M.
Una mattinata piacevole, densa di contenuti, che si rincorrevano tra un relatore e l’altro, senza un minuto di sosta, volata in un baleno tra lo scorrere di slide, riflessioni, commenti.

Ogni relatore ha portato se stesso, la propria esperienza pluridecennale. Ognuno in ascolto degli altri, pronto a cogliere i collegamenti e a lavorare per costruire insieme un mondo migliore, perché è dal confronto che si parte. Lo si fa per i bambini, per quelli di oggi, sempre più disorientati e in difficoltà, e quelli di una volta, oggi cresciuti, che sono venuti a portare la loro testimonianza. Ma andiamo con ordine.

Il dirigente dott. Andrea Pioselli ha esposto un’analisi precisa della scuola di oggi: da punto di partenza degli apprendimenti è diventata oggi punto di transito, nodo di una rete, come l’ha definita lui.
Per essere ancora credibile e porsi come riferimento educativo deve rinunciare alla sua unicità e integrarsi con gli altri nodi della rete. Oggi i bambini vivono in contesti iper educativi. Ogni ambiente ha la pretesa di essere educativo (sport, musica,…). Gli individui sono sottoposti a processi che tendono a educarli, ma evidentemente qualcosa sfugge….
La scuola è un’istituzione e come tale fatica molto a fare rete perché questo significa perdere la sua sovranità sull’apprendimento.
Tre sono le complessità che oggi costituiscono una grande sfida da cogliere: i linguaggi non verbali, interculturalità e la tecnologia.
Musica, corpo, immagine sono linguaggi non verbali che non possono più essere relegati in second’ordine. Siamo immersi in questi linguaggi grazie anche alla multimedialità ormai entrata in pieno nelle nostre vite. La scuola deve educare alla conoscenza critica di questi linguaggi.
Siamo immersi in un ambiente interculturale non solo perché oggi nelle scuole confluiscono bambini di tante etnie diverse, ma soprattutto perché è difficile reperire valori di riferimento universali. Essi sono diventati fatti soggettivi. Da quali principi sono guidate le persone? In questo senso educare diventa molto difficile.
Infine è importante tornare a riscoprire la sensorialità, perché fare scuola è un’arte, cioè è la capacità di mobilitare diverse tecniche per uno scopo. La scuola oggi ha bisogno di insegnanti che abbiano una loro personalità che sappia mediare le diverse tecniche. Non servono ricette, serve mettersi in gioco.

La dott.ssa Patrizia Maria Carla Stoppa ha esordito dicendo che il fare e il sentire sono azioni indispensabili per imparare.
Non solo. Il bambino impara se ciò che viene fatto è vissuto in una relazione positiva, dove il piacere non è solo riservato al bambino, ma viene vissuto e condiviso anche dall’insegnante.
Ha poi esposto in sintesi il pensiero di Piaget e di Bion fino ad arrivare alle scoperte delle neuroscienze a sostegno dell’importanza delle emozioni negli apprendimenti.
Le parole chiave dell’intervento sono state: il cervello è modificabile e continua a farlo, l’esperienza è anche relazione e in un certo senso condivisione, il bambino è un sistema integrato di componenti neurobiologiche (potenzialità da sviluppare) e ambientali (stimolazione, esperienze) strettamente interconnessi, la storia naturale della malattia può essere modificata dall’esperienza della vita.

È a partire da questa osservazione che è iniziata la ricerca della prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi più di 40 anni fa.
Nel suo intervento – Emozioni e apprendimenti in armonia tra Arti, Musica e Linguaggi – ha fatto sintesi del suo pensiero e della sua esperienza sul campo, nell’ambito della scuola, dell’educazione e della (ri-)abilitazione.
Arti e linguaggi sono nati dall’abilità dell’uomo di rappresentare il mondo che abita.
Filogenesi e ontogenesi si richiamano continuamente.
I canali visivo, acustico-uditivo, cinestesico e propriocettivo sono il mezzo per sperimentare, percepire, vivere emozioni.
Come avviene il processo di apprendimento? La sensorialità (che diventa il fare) mette in atto l’attenzione, l’imitazione, la memoria. Conoscere è riconoscere perché tutto il bagaglio sonoro/ritmico/motorio della vita intrauterina viene ritrovato dal bambino dopo la nascita. Tutto questo non può avvenire senza emozioni.
Apprendere è prendere attraverso di me.
Se il bambino è in relazione con il mondo, con gli altri, con sé stesso mette in atto spontaneamente la comunicazione che si sviluppa nel tempo attraverso la gestualità, la voce, l’onomatopea, la parola, il segno scritto (da traccia a grafia).
Ed è proprio qui che oggi la scuola incontra difficoltà.
Cos’è il suono? Cosa sono vocali e consonanti? Come è nata la scrittura?
La storia ci aiuta a trovare risposta ai problemi di apprendimento dei bambini.
Abbiamo relegato l’ascolto alle orecchie. Ma non è così. Tutto il corpo ascolta, le orecchie sono nel corpo.
I bambini di oggi non sono pronti per ascoltare. Se si assecondano le loro emozioni, si migliora l’attenzione.
Le vocali sono emozione sfogata con la voce, le consonanti sono imitazione del mondo.
Tutto il corpo è un risonatore, il mondo intero è un risonatore. Non possiamo fare a meno della risonanza.
La voce corre nel corpo e si modifica modificando la posizione delle labbra della bocca, dei risonatori corporei in cui l’aria convibra.
Le consonanti sono frutto di una lunghissima storia: suono, gesto, segno imitazione del mondo, descrizione del mondo a partire da sé stessi. I bambini hanno oggi questa consapevolezza? Gli insegnanti hanno oggi questa consapevolezza?
La scrittura alfabetica è la rappresentazione grafica del timbro del suono, la scrittura musicale, è la riproduzione dell’altezza e della durata del suono.
Senza corpo risonante non c’è suono, non c’è gesto, non c’è apprendimento.

La testimonianza di Fabio e Ilaria, due giovani audiolesi, è stata commuovente.
Quando erano piccoli hanno fatto musicoterapia con Giulia Cremaschi. E i risultati si vedono. Oggi, adulti, sono grati a Giulia per quanto hanno sperimentato sulla cassa armonica del pianoforte a coda. Hanno imparato ad ascoltare mettendo in atto i loro residui uditivi amplificati dagli apparecchi acustici, hanno sviluppato il linguaggio con un percorso spontaneo e naturale, fatto di canti, giochi, emozioni, condivisione.
Al termine del suo intervento Giulia Cremaschi svela il suo segreto: “Io a scuola mi diverto!”. È questa gioia che unita a tanta professionalità, ha dato speranza e vita ai tantissimi Fabio e Ilaria incontrati nel suo cammino.

La mattinata è proseguita con l’intervento della dott.ssa Simona Colpani che ha trattato il tema “Le emozioni dei bambini con gli adulti”.
I bambini sono tutti diversi, come i semi delle piante: nascono tutti con un patrimonio di abilità utili per affrontare il mondo e con una storia, che è personale, familiare, sociale, culturale. Saperli ascoltare per guidarli senza negare chi sono è difficile, perché ascoltarli non è obbedire alle loro richieste: la guida deve condurre le persone dove loro non sanno e non possono immaginarsi. La relazione d’ascolto è la via ma essa può esprimere le sue potenzialità se non abbiamo paura, paura dei pianti, della rabbia, dei “no” dei bambini. Emozioni come la paura e la rabbia sono indispensabili nell’uomo, come altre emozioni che noi chiamiamo “negative” ma che non lo sono perché, dice un proverbio arabo, “il tempo sempre bello fa il deserto”.
È indispensabile che non ci sostituiamo a loro, anche se si lamentano, quando possono provare a fare da soli! Lasciarli fare, sostenendoli, sapendo stare di fronte alla fatica, permette ai bambini di maturare autostima e di alimentare il locus of control interno, quello che fa sì che io mi ponga in modo attivo e propositivo di fronte al mondo, senza subire gli eventi, agendo per costruire ciò che desidero, un passo alla volta.
Noi adulti per i bambini siamo magici, come tante Mary Poppins, e questo ci dà un potere enorme: se ci fidiamo di loro si fideranno di loro stessi, e se gli daremo il permesso di sbagliare si daranno il permesso di tentare e ritentare per raggiungere l’obiettivo desiderato.

L’intervento conclusivo della dott.ssa Angela Cremaschi ha messo in luce come le emozioni degli adulti verso i bambini siano condizionate dalle parti interne bambine che ogni adulto ha. L’Analisi Transazionale offre un modello molto efficace per chiarire ciò. In ogni persona ci sono tre livelli, tre stati emozionali differenti: ADULTO, GENITORE, BAMBINO. Le nostre parti interiori per effetto della risonanza emozionale, risuonano con ciò che accade all’esterno, in vari modi differenti. I bambini esterni reali risvegliano quelli interni, che possono collaborare con quelli esterni o sentirsi minacciati…le variabili sono tantissime.
Il compito dell’adulto è quello di lavorare sulle proprie parti interne, lasciarle emergere al fine della loro evoluzione…per poter sviluppare la capacità di “agire un potere con gli altri” al posto di un “potere su gli altri” cosa che normalmente accade. I modelli di riferimento sono la Comunicazione non violenta di Rosenberg e i principi di Ego e Anima della PNL umanistica di M. Scardovelli, tra la persona leader si Sé e quella dipendente.

Il pubblico ha accolto con interesse e sentita partecipazione ogni relazione. Alla mattinata ha fatto seguito un laboratorio pratico, a numero chiuso.

Dal dialogo alla parola

Relazione: Suoni – Melodia – Suoni Armonici – Parola

Una volta superato il modo comune di intendere il linguaggio parlato e scritto non soltanto come una convenzione, è possibile andare verso la scoperta del valore profondo insito in ogni parola.
È possibile allora creare una relazione interpersonale anche con un bambino che non parla, condividendo con lui esperienze dalle quali la voce scaturisce spontaneamente.
Il passaggio dalla voce alla parola è l’evento naturale che distingue l’uomo da ogni altro essere vivente. Il passaggio dalla voce alla parola avviene con gradualità soggettiva. Per questo motivo il professionista (musicoterapeuta) si prende cura della sua formazione per essere in grado di apprezzare e valorizzare espressioni vocali o verbali che, attraverso un percorso di assimilazione progressiva (Alfred Kallir), sfociano nella parola vera e propria. Attraverso il percorso di formazione personale il professionista può scovare il bello che si nasconde nelle prime espressioni vocali e tentativi di parole in un bambino che non parla. In esse sono racchiusi i segreti delle parole che scaturiranno da questi dialoghi tonico – emotivo – sonori, dall’accoglienza, valorizzazione e condivisione musicale che avviene mediante l’improvvisazione comunicativa al pianoforte.
L’esperienza pratica in musicoterapia è intrisa di suoni. La voce è l’espressione delle emozioni nate nell’esperire.
L’agire secondo i principi della Musicoterapia Umanistica, modello A.P.M.M., crea il contesto di opportunità che favorisce l’esperienza ed il sorgere del dialogo che si fa parola. La comunicazione non verbale è il contesto nel quale ha motivo di essere la parola, ossia il dialogo verbale.
Il passaggio dalla parola parlata alla parola scritta è un evento per noi ovvio. Eppure ci sono stati periodi storici che hanno preceduto la parola, hanno visto il farsi della parola e il tradursi della parola in segni scritti. Il passaggio dal Suono al Segno porta in sé qualcosa di  magico.
Lungi dall’essere soltanto una convenzione esso racchiude la storia di eventi a noi sconosciuti perché troppo lontani dai nostri tempi (Kallir).
In musicoterapia accade di ritrovare questi pa ssaggi quando un bambino in gravi o gravissime difficoltà (handicap o plurihandicap, autismo, sordità, sindromi ecc.), a sua insaputa, ripercorre i passaggi compiuti dall’umanità (relazione filogenesi-ontogenesi). Allora si scopre che i segni delle lettere dell’alfabeto riportano alla relazione uomo – mondo, all’essere nel mondo (accorgersi di essere nel mondo reale), all’esserci (rendersi conto della propria presenza in relazioni agli altri, al mondo).
È facile intendere che ogni tim bro sonoro è rappresentato nel suo segno alfabetico. Almeno all’apparenza è così. Secondo questa apparenza, leggere e scrivere è un gioco meccanico di corrispondenze fra timbri sonori della voce e segni scritti. L’essere umano è lungi dall’essere soltanto apparenza. Scavando nelle esperienze in musicoterapia si scopre che “il suono aveva la figura e la figura aveva il suono (non “riproduceva” un suono). Questa primaria esperienza diede forma e significato al mondo, cioè alle esperienze umane delle forme, delle figure e dei suoni tra loro interconnessi e a loro volta intrecciati con le esperienze primarie della vita (cibo, sesso, riparo ecc.)” [1].
L’alfabeto inizia con la l ettera “A”. L’apertura al mondo nell’essere umano inizia con la bocca aperta che accoglie, nel periodo dello  svezzamento, il cibo offerto dalla madre. Kallir nel suo libro “segno e Disegno” [2], raccoglie documenti storici che dimostrano che la forma della lettera “A” riproduce la forma delle corna del bue che spinge l’aratro per tracciare il solco nella terra.
La testa e le corna dell’animale, capovolte, hanno la stessa forma dell’aratro che apre una spaccatura nel terreno. Nasce la relazione,  l’assimilazione fra il valore della lettera “A” che Apre l’Alfabeto con il valore del tracciato aperto che, una volta seminato, darà il grano indispensabile per la vita dell’uomo. La vita dell’uomo è così nutrita dai chicchi del grano e dal procedere della cultura. La stessa bocca che si apre per la nutrizione, si schiude per il farsi della parola. La suzione introduce il latte direttamente nella bocca. Nello svezzamento il bimbo vede l’arrivo del cibo e decide se aprire o non aprire la bocca. La bocca che accoglie il cibo assapora ed assimila il mondo attraverso i gusti del mondo, iniziando un’esplorazione che condurrà la stessa bocca non soltanto a prendere il mondo (alimentarsi) ma ad entrare nel mondo per parlare. La forma della lettera “A” è intrisa di questa Apertura, Alimentazione, Assimilazione, Assaporamento, Amore ecc. Suono e forma rinviano l’uno all’altro. Così accade per la prima lettera dell’alfabeto alla quale faranno seguito le altre.
Si consiglia la lettura dei testi indicati nella bibliografia per una trattazione estesa dei fondamenti teorici della musicoterapia umanistica. Gli autori utili allo scopo sono: Alfred Kallir, Carlo Sini, Giulia Cremaschi Trovesi, Mauro Scardovelli
Note
[1] Carlo Sini, Idoli della conoscenza, Raffaello Cortina Editore. Milano, 2000
[2] Ed. Spirali/Vel, Milano, 1994

Risonanza corporea

È la modalità di vita che caratterizza la gestazione. Un corpo vibrante grande (la madre) accoglie la nuova vita (la presenza della consonante “V” di per sé indica il Vibrare dell’essere vivo). Gli strumenti musicali sono costruiti per Vibrare. La storia della musica conferma che gli strumenti per produrre suoni non sono mai sufficienti per appagare le necessità creative ed espressive degli uomini.
La cassa armonica del pianoforte a mezza coda è una poderosa cassa di risonanza. È di importanza fondamentale servirsi di strumenti musicali acustici piuttosto che di apparecchiature elettroniche. Ciò che genera la risonanza è il vibrare delle onde sonore. Senza questo vibrare dal vivo non c’è il suono, non c’è il convibrare (la risonanza corporea).
La cassa armonica del pianoforte a mezza coda presenta la gamma percepibile dall’essere umano nella quasi totalità.. L’utilizzo della cassa armonica in musicoterapia umanistica avviene mediante l’improvvisazione comunicativa al pianoforte; ciò che accade dipende dal noi, dal dialogo non verbale fatto di ritmi, melodie, armonie guidate dalle posture, dal respiro, dagli sguardi ecc. del bambino (paziente).

Relazione circolare

Nel setting in musicoterapia, secondo il modello A.P.M.M. (G.Cremaschi Trovesi e Simona Colpani) interagiscono:

  • il musicoterapeuta;
  • il professionista collaboratore;
  • il bambino (paziente);
  • i genitori (spesso un genitore).

Si tratta di un agire umanistico – sistemico. Il percorso terapeutico, attraverso l’interagire col bambino, coinvolge i genitori. Ciò che accade nella realtà modifica il modo di pensare dei genitori. Non è necessario discutere sui pregiudizi, sui modi comuni di pensare, su previsioni
più o meno infauste per il futuro; è importante affidarsi a ciò che accade. Quando un bambino sfoga le sue emozioni, trova accoglienza in momenti difficili, incomincia a ritrovare la sua corporeità attraverso il contatto diretto con il professionista collaboratore e con la risonanza corporea (il bambino è steso sopra alla cassa armonica del pianoforte e il professionista collaboratore è a contatto diretto con lui, agisce su di lui), riprende fiducia in se stesso e si comporta in modo imprevedibile anche per i genitori. Così ha senso parlare di storia, di percorso, di condivisione delle esperienze e delle emozioni. Ciò che accade è condiviso dalle persone presenti, è un camminare insieme verso un futuro che si costruisce insieme. I genitori chiedono spiegazioni, espongono dubbi, raccontano eventi significativi della loro vita e del figlio in modo estemporaneo, suggerito da quello che sta accadendo. Le credenze dei genitori sono così messe in discussione non per il gusto di discutere ma per gli eventi che accadono, per procedere verso una crescita interiore in comune.
La presenza dei genitori è opportuna con i bambini piccolissimi e con i bambini in generale. In altri casi viene decisa volta per volta. In altri casi ancora è del tutto esclusa.

Musicoterapia umanistica

APPROCCIO FENOMENOLOGICO
Il musicoterapeuta interagisce con persone le cui diagnosi sono state emesse dai servizi sanitari ufficiali competenti e responsabili dei percorsi terapeutici. La persona, sia essa bambino, ragazzo, adulto è accolta per partecipare al “fare musica”. Inizia una storia in musicoterapia che porterà verso eventi che nessuno può conoscere. Il superamento del giudizio (epoché) è un modo di vivere e rapportarsi con la realtà, che il professionista riesce a fare proprio attraverso il percorso formativo.
Come scrisse Edith Stein, rapportarsi con una persona è porsi in relazione con ciò che si vede, si sente, si può toccare, ossia con la corporeità propria in relazione con la corporeità dell’altra persona.
“Soggetto dell’empatia […] è il noi […] Una singola azione ed altrettanto una singola espressione – uno sguardo o un sorriso – possono perciò offrirmi la possibilità di gettarmi nel nucleo della persona” Edith Stein Il problema dell’empatia ed. Studium, Roma, 1998.
Noi siamo corpo e tutto accade all’interno del corpo (emozioni, sentimenti, desideri, tensioni, sguardi, intonazione della voce, gesti, nei movimenti ecc). Husserl parla del Körper (il corpo fisiologico, anatomico), del Leib (il corpo che si emoziona), dello Schema Corporeo (il corpo che assume posizioni diverse negli ambienti), del “corpo vivente linguistico” (“il linguaggio è già in un contatto originario con la cosa e per questo può fare quello che fa: nominarla”, cfr Carlo Sini, Idoli della conoscenza, Cortina 2000); in musicoterapia umanistica è il Corpo vibrante, il luogo e il tempo del percepire il mondo circostante, le persone presenti, se stesso.
Il Corpo Vibrante è l’esempio utile all’uomo per prolungare se stesso mediante la costruzione degli strumenti musicali. La musica è così dentro all’uomo (la Prima Orchestra, il Corpo Vibrante) da essere costantemente riproposta e ricreata in ogni tempo (la storia delle popolazioni) e luogo (la geografia).
In musicoterapia il “fare musica” è ciò che consente un dialogo fatto di movimento, gesti, posture, sguardi, parole, ordine ritmico. Il suono è, per sua natura, relazione perché per essere tale c’è il mondo ed il percepire il mondo La persona, sia esso bambino, ragazzo, adulto, è protagonista della sua storia e delle esperienze che accadranno in musicoterapia. Attraverso lo sperimentare si verificheranno i cambiamenti interiori che caratterizzano l’efficacia di un agire terapeutico.

Musicoterapia con persone accolte in centri diurni o residenziali

Gli incontri possono avvenire in centri diurni o residenziali che accolgono persone adulte o anziane con problemi psichiatrici, disabilità, problematiche inerenti i processi degenerativi, ecc.
Gli incontri possono essere articolati con piccoli gruppi di persone o individuali. Il principio fondante rimane l’ascolto della persona. Ogni persona è visibile e tangibile attraverso il suo essere corpo. Ogni persona è caratterizzata dal suo nome. Il nome proprio di ogni persona può essere cantato, intonato, accompagnato dagli accordi di un pianoforte o di una chitarra.
Che emozione si prova a sentirsi chiamati, con il proprio nome, attraverso il canto? Un canto intonato, appena udibile o più marcato, che si ripete, si prolunga, si interrompe. Non importa come, importa che è il nome proprio. Essere chiamato per nome è quello che conta. Essere chiamato con la voce che intona, con l’accompagnamento di uno strumento. Ciò che accade dipende da ogni situazione. La risposta al richiamo del canto consiste nell’alzare, nel volgere il capo verso la direzione dalla quale proviene il canto. Ecco, il gioco è fatto. La risposta è arrivata. Si può tendere la mano, creare un gesto, essere in comunicazione.
E’ compito del musicoterapeuta cogliere i segnali di ascolto per creare una situazione di condivisione di esperienze. Con un solo strumento musicale in mano, si può essere già in due a suonare.

ASPETTI MUSICALI
Un gesto, un movimento, perfino un accenno di movimento nascondono un ritmo. Tocca al musicoterapeuta cogliere l’attimo di questo ritmo per farlo diventare musica. La stessa cosa vale per il respiro che tenta di diventare voce. Il corpo vibra perché è coinvolto nella risonanza dell’ambiente ed il corpo vibra perché trasforma l’aria inspirata in voce. Il musicoterapeuta coglie l’intonazione e improvvisa in modo discreto. Basta un pianoforte o una chitarra per rompere il silenzio o creare un canto all’interno dei rumori dell’ambiente. Il corpo vibrante parla, racconta, ricorda. Le parole contano poco. Il canto viene prima delle parole e va oltre le parole.

Disabilità gravi e gravissime

Sordocecità, paralisi associata a danni sensoriali, danni multipli a seguito di sindromi ecc.

Nei casi di disabilità gravi e gravissime (sordocecità, paralisi con danni sensoriali, situazioni complesse e soggettive…) è possibile constatare come è efficace la Risonanza Corporea e l’Improvvisazione comunicativa al Pianoforte attuate nella modalità della Relazione Circolare.
Più i problemi sono complessi, per questo manifesti, più si intensifica l’attenzione da parte dei professionisti che operano in musicoterapia. Ogni bambino che presenta disabilità gravi e gravissime è un caso a sé. L’ascolto empatico ed il dialogo affidato a melodie ed accordi richiamano le emozioni vissute nel grembo materno, la prima orchestra. Un gesto, un movimento, apparentemente senza intenzionalità, divengono il punto di partenza per dimostrare al bambino che è accolto ed ascoltato. Le sonorità del pianoforte che avvolgono e fanno convibrare il bambino in tutta la corporeità evocano vissuti. La risposta del bambino al “Bello” del “fare musica” è la strada aperta per condividere il gioco musicale. Il bambino mette in atto se stesso, secondo le sue modalità percettive. Soltanto attraverso il rispetto del “suo” modo di essere e percepire sarà possibile conoscere come il bambino procede nell’esplorazione e nelle conoscenze.

ASPETTI MUSICALI
La Risonanza Corporea oltrepassa le barriere che possono incontrare le parole o i gesti in generale. Qualora la risonanza corporea fosse ottenuta mediante la somministrazione di musica registrata, con pedane vibranti o casse di amplificazione, non avrebbe nulla a che fare con la musica improvvisata dal vivo. Il musicoterapeuta ascolta, accoglie il bambino e lo dimostra suonando. Egli “parla” al bambino in modo diretto ed immediato, suonando. La reazione alla risonanza corporea è il rilassamento spontaneo che non tarda a manifestarsi. Questo è il messaggio che segnala che il bambino si è posto in ascolto. La presenza del professionista collaboratore che è a contatto diretto con il bambino, ossia agisce in consonanza con il suo convibrare che proviene dall’improvvisazione comunicativa al pianoforte, riporta al canto originario, al dialogo, al non sentirsi solo. Il bambino attraverso tutto se stesso (modificazioni del tono muscolare – energetico, del respiro, della direzione dello sguardo, del porsi in ascolto) manifesta le sue emozioni, i suoi sentimenti nei confronti della vita. Inizia così a far sentire la sua voce, il suo esserci, il suo progredire.

La bottega della musicoterapia

La stanza di musicoterapia è bene che sia grande quanto basta per le attività euritmiche e abbastanza raccolta per evitare la dispersione dell’attenzione. Una dimensione fra i quaranta e cinquanta metri quadri si rivela idonea. Il pianoforte a mezza coda è accostato al muro su un lato per permettere lo spazio libero nella stanza. Gli strumenti sono allineati sul pavimento e su scaffali in modo da essere visibili e riposti con ordine. Spesso, dalla direzione dello sguardo, è possibile comprendere l’intenzionalità in una persona che non parla; se uno strumento è a portata di mano, riposto allo stesso posto, non si perde tempo nel cercarlo.
La stanza ha uno spazio centrale libero utile per attività di movimento.
L’illuminazione della stanza è prevista in modo che possa essere generalizzata o centrata in un punto preciso. Si consiglia l’utilizzo di luce diffusa e protetta dall’eventualità di lanci di oggetti. È previsto anche che la stanza possa essere oscurata per creare giochi di luminosità con materiali specifici o realizzare giochi con le ombre.
L’acustica della stanza deve essere buona, possibilmente senza un eccessivo assorbimento del suono e senza rimbombi.
Ogni persona presente nella stanza occupa lo spazio adeguato al suo ruolo. Lo spazio va vissuto in modo idoneo alle attività in corso, compresi i cambi di ruolo.
Non sono consigliati alle pareti addobbi estranei al contesto. I grandi cartelloni illustrati con i testi utili al contesto possono essere appesi alle pareti, caratterizzando l’ambiente. Accade che un bambino, guardando un particolare cartellone, dica, con lo sguardo, che sta pensando proprio al contenuto rappresentato sul cartellone.
I materiali che vengono utilizzati devono poter ess ere in ordine ed accuratamente lavati nel caso in cui un bambino abbia la necessità di portare un oggetto alla bocca.
Gli strumenti musicali ed i materiali necessari sono colorati perché la realtà nella quale viviamo è colorata.
Ogni incontro di musicoterapia dura un’ora (60 minuti).
Il momento dell’accoglienza richiede qualche minuto. L ’inizio dell’attività ha un percorso che conduce gradatamente verso un crescendo di attenzione, fino a quando si arriva all’intensità comunicativa che contraddistingue gli incontri di musicoterapia. L’esperienza ha insegnato che è opportuno un decrescendo dell’intensità emotiva o l’articolazione di attività vivaci che consentano di sfogare le emozioni vissute, prima di giungere alla conclusione dell’incontro ed al commiato. Per questo motivo è opportuno che il musicoterapeuta appenda alla parete, in modo ben visibile, un orologio a muro, così, mentre lavora, può regolarsi sullo scorrere “emotivo” del tempo e dosa le attività in modo da non dover interrompere bruscamente.
L’orologio a muro ben visibile e chiaramente leggibile si rivela utile anche con i bambini o i ragazzi che ancora non sanno leggere l’ora perché hanno l’occasione, con altri strumenti di lavoro idonei, di apprezzare il “tempo vissuto”, visibilmente segnalato dal movimento delle lancette dell’orologio.

Inserimento ed integrazione scolastica

Il musicoterapeuta è anche un esperto in pedagogia ed educazione musicale. La preparazione e formazione gli permettono di svolgere nelle classi attività idonee al bambino con handicap inserito ed ai suoi compagni. Il concetto di ascolto riferito genericamente alla musica, è qui inteso come ascolto della persona. Le attività musicali sono gestite in modo da fare sperimentare ai bambini “normali” che il compagno con disabilità necessita di attenzioni specifiche.

Il bambino inserito sperimenta l’opportunità di interagire con gli altri in un rapporto alla pari, imparando a rispettare gli altri, attraverso se stesso. Si può parlare di validità dell’inserimento e di integrazione quando questi sono formativi per i bambini che frequentano la classe e per il bambino con disabilità.
Ogni agire va comunque rapportato alla singola realtà. Per realtà s i intende: la problematica del bambino inserito; le esigenze di ogni compagno. I bambini nella norma richiedono attenzioni personalizzate che si manifestano nelle attività musicali nel “fare musica” insieme; si evidenziano momenti nei quali l’insegnante o le insegnanti presenti hanno l’occasione per conoscere e comprendere i “perché” di atteggiamenti particolari (scarse attenzioni, vociare, parlare non preciso, essere in costante movimento, ricorrere a comportamenti aggressivi ecc.) per intervenire proficuamente attraverso una comunicazione diretta fondata sul “fare musica”; l’agire attento e specifico necessario per il bambino inserito diventa un prezioso momento di attenzione per i compagni; l’attenzione specifica dedicata ad un compagno per esigenze estemporanee e particolari dimostra al bambino inserito che tutti abbiamo bisogno di attenzioni, che tutti abbiamo esigenze soggettive; dimostrare a gli insegnanti, attraverso “fare musica”, che comportamenti disturbanti, aggressivi, di disimpegno ecc. sono, in realtà, dei segnali di aiuto che il bambino, a sua insaputa, rivela attraverso senza parlare; nei momenti di intensa attenzione che si creano attraverso le attività musicali, è possibile guidare i bambini “normali” verso un’analisi dei loro comportamenti non sempre idonei e condurli verso il loro superamento che, a sua volta, conduce verso il miglioramento del profitto scolastico; la comunicazione non verbale è il tramite per migliorare la relazione adulto – bambino indispensabile per trarre profitto dagli errori che, a questo punto, possono essere letti come spunti di lavoro piuttosto che come note di demerito; ecc.

Improvvisazione comunicativa al pianoforte

Ogni strumento musicale presenta dei pregi e dei limiti. Per questo motivo gli strumenti sono molti, suddivisi in categorie (percussioni, fiato, corda) e famiglie (legni, archi, ottoni, membrane, regoli ecc.). Ciò di cui è fatta la musica va sotto il nome di: Ritmo, Melodia, Armonia. Il ritmo da solo non è ancora musica; il ritmo è il telaio su cui si regge una melodia; ogni melodia porta in sé l’armonia o più possibilità di realizzazione armonica; l’armonia è il fondamento sul quale si basa la musica stessa (J.P.Rameau).
Il vantaggio degli strumenti a tastiera ( pianoforte, organo) è quello di permettere, nella contemporaneità, ritmo, melodia, armonia. Si parla di strumenti musicali acustici, pertanto non di strumenti che producono artificialmente effetti sonori. Gli strumenti acustici producono onde vibratorie attraverso l’amplificazione delle casse di risonanza. Le casse di risonanza degli strumenti musicali acustici sono la riproduzione del Corpo Vibrante (l’essere umano). Soltanto gli strumenti musicali acustici possono far convibrare attraverso la risonanza corporea perché sono produttori di onde sonore e risuonatori.
Il pianoforte a mezza coda è strumento musicale a corda e percussione, nello stesso momento. La gamma dei suoni è estesa (da Hz 27,50 per il tasto più a sinistra fino ad Hz 4184 per l’ultimo tasto a destra). Una corda nel registro grave in un buon pianoforte produce fino a 120 suoni armonici.
La cassa armonica è in grado di coinvolgere nella risonanza anche il corpo di una persona adulta.
Nel percorso di formazione il musicoterapeuta prende coscienza del ruolo comunicativo che egli realizza suonando. Egli trova sulla tastiera, in ogni momento, quelle sonorità, quegli accordi (armonia), ritmi, melodie con i quali “parla”, guida, asseconda, accompagna, approva, reagisce ecc. secondo ciò che caratterizza il “noi” del dialogo. L’empatia prende corpo, prende suono attraverso l’improvvisazione comunicativa al pianoforte.
Mediante l’improvvisazione al pianoforte il musicoterapeuta dà senso a un gesto, ad un movimento, ad un modo di camminare, correre, vocalizzare. Egli risponde allo scotimento di un sonaglio, di strumento idiofono, al volteggio di un nastro, perfino al silenzio, all’attesa di uno sguardo creando un dialogo espressivo che precede e va oltre la parola.
L’improvvisazione al pianoforte risponde alle melodie, alle sonorità di un’arpa, di uno strumento a corda (violino, viola, violoncello, contrabbasso), di strumenti a fiato (tromba, corno, flauto, clarinetto ecc.), di strumenti a percussione (membrane, strumenti etnici ecc.), di strumentini idiofoni creando composizioni musicali estemporanee ricche di fascino.