Category: musicoterapia

Euritmia

Questo termine indica l’ordine fra suoni, ritmi e movimento. Ogni gesto che la persona compie con libertà e tenendo per esempio fra le mani materiali plastici (foulards, teli, veli, nastri o altro), viene valorizzato dall’improvvisazione comunicativa. Ciò che accade è l’essenza stessa dell’agire in musicoterapia. Nel momento in cui il professionista accompagna, segue il movimento della persona con la quale dialoga suonando, quest’ultima, sentendosi accolta, prosegue nei suoi movimenti ascoltando ciò che viene suonato.

Sordità infantile

Le esperienze in Musicoterapia umanistica dimostrano che il bambino sordo, correttamente diagnosticato e protesizzato, accede in modo naturale alla parola, attraverso il canto. Il bambino sordo è rispettato nella sua essenza umana di bambino che esprime la sua gioia di vivere con la voce (canto) che si fa parola. Anche i sordomuti sono dotati di voce. Il mancato utilizzo della “voce” ne rende inutile la presenza. L’utilizzo e la padronanza della voce è possibile imparando ad ascoltare. Un bambino sordo che impara ad “ascoltare” insegna agli adulti che è importante non confondere sentire ed ascoltare. L’ascolto è frutto dell’intenzionalità, della volontà interiore. Questa volontà nasce dal piacere, dalla gioia di sentirsi accolti ed apprezzati. Ascoltare è un’arte che nella Musicoterapia umanistica si impara proprio dai bambini sordi.

ASPETTI MUSICALI

IL CORPO VIBRANTE
La percezione delle onde sonore investe il corpo attraverso la Risonanza Corporea. Questo tema è trattato nel testo “Il Corpo Vibrante” con una verifica effettuata su 465 bambini sordi. 
L’Utilizzo degli apparecchi acustici. È possibile operare con ogni tipo di apparecchio acustico: esterno retro – auricolare, endoaurale (all’interno del canale uditivo), interno (impianto cocleare). 
Il bambino sordo con apparecchio acustico impara ad ascoltare attraverso: la risonanza corporea, la presenza dei residui uditivi, l’utilizzo degli apparecchi acustici. 
Vivere i suoni imparando a distinguerli con progressione crescente e costante in un contesto di gioia. Il contesto di gioia favorisce un tono muscolare elastico che permette al corpo vibrante e all’apparato uditivo la trasmissione delle onde sonore ed il progredire nel riuscire a distinguere i timbri sonori. 
Un bambino sordo, imparando ad ascoltare, per volontà propria, impara a godere dei vantaggi della parola. Per questo incomincia a parlare, secondo il suo modo di distinguere i suoni che si affina progressivamente con la fiducia e l’autostima che si rafforzano perché il bambino si sente compreso dagli altri.

Sindromi varie

Sindrome di Angelman, di Rett, di Wolf, di Cornelia De Lange, di Williams, X fragile ecc., le infinite sindromi poco, od affatto conosciute, con le quali si viene in contatto

In presenza di sindromi con caratteristiche nettamente differenti troviamo in comune il fatto che si interagisce con persone. Ogni persona (bambino, ragazzo, adulto) manifesta nei movimenti, nei gesti, nell’intonazione della voce, “come” sta dentro, “come” si relaziona con se stesso, “come” gli è possibile compiere azioni, desiderare di parlare ecc. 
Ogni sindrome si presenta in modo soggettivo. Due bambini con la stessa sindrome presentano caratteristiche simili e differenze soggettive. Il musicoterapeuta si preoccupa di documentarsi sulle caratteristiche di ogni singola sindrome attraverso la consultazione di testi, di siti Internet, di colloqui con gli specialisti, per mettersi nelle condizioni di comprensione migliori possibili.

Riuscire a cogliere le caratteristiche personali è un impegno che richiede tempo. Via via si procede ci si accorge che il bambino, indipendentemente dalla sindrome, si sente ascoltato, compreso, non sottoposto alla richiesta di prestazioni; per questo risponde impegnandosi nel modo suo personale. 
Il compito del musicoterapeuta consiste nell’interagire con il bambino perché egli si ponga in ascolto, desideri essere protagonista del suo agire, sviluppi e prolunghi l’attenzione. Più un bambino è attento più è in grado di mettere in atto le sue capacità.

ASPETTI MUSICALI

La Risonanza corporea, l’improvvisazione comunicativa al pianoforte e la Relazione Circolare sono le condizioni di base per rendere tangibile l’essere ascoltato ed apprezzato. 
La conoscenza delle difficoltà derivanti da una specifica sindrome non condiziona la qualità della relazione interpersonale che il musicoterapeuta ed il professionista collaboratore sviluppano con il bambino e con il genitore presente. Insieme essi vanno alla scoperta delle potenzialità del bambino. Il genitore presente segnala ogni nuovo gesto o cambiamento che avviene nel bambino. Si procede guidando e facendosi guidare dal bambino nel rispetto delle sue capacità affinché metta in atto le sue potenzialità.

Sindrome di Angelman – Foto 1 – Foto 2
Attraverso la “Risonanza Corporea”, usata con delicatezza, la bambina, a gradi, riesce a superare la sua ipertensione per comprendere e comunicare.

Sindrome di Down

Mediante l’utilizzo della risonanza corporea è possibile migliorare la tonicità (tono muscolare). Nel caso di bambini piccolissimi (entro il primo anno di vita) la “Relazione Circolare”, ossia l’agire che accomuna il musicoterapeuta e il professionista collaboratore, favoriscono il rinforzarsi del tono emotivo – muscolare del bambino, favorendo il prolungarsi e l’intensificarsi dei tempi di attenzione. Il suono è onda di energia, produce una spinta al movimento. Attraverso il movimento calibrato e condiviso il bambino sviluppa autocontrollo e crescente fiducia in se stesso. Più il bambino sviluppa l’attenzione più è presente nella vita, nel gioco, nella relazione con gli altri. Queste sono le premesse per il farsi spontaneo del linguaggio verbale e degli apprendimenti.

ASPETTI MUSICALI
Non si incontrano due bambini con sindrome Down uguali. Ognuno ha le sue caratteristiche soggettive. Ascoltare il bambino significa accogliere il suo comportamento, in particolare i suoi “no”, affidando all’improvvisazione comunicativa al pianoforte, il compito di trasformare il “no” in attenzione partecipativa. Un bambino che mette in atto il suo “no” ha i motivi per farlo. Rimproveri e lusinghe sono lungi dall’affrontare il problema. Il “no” ha un suo motivo di essere così come ha motivo di essere il superamento del “no” proveniente da un’apertura nella visione del mondo. La naturale inclinazione per la musica che si riscontra in bambini con sindrome di Down rischia di rivelarsi un’oasi protettiva, un rifugio piuttosto che una spinta a crescere. I fondamenti teorici della musicoterapia umanistica toccano i motivi profondi per i quali il fare musica e cantare su base ripetitiva, anche all’interno di un gruppo, non portano il bambino verso apprendimenti. Si tratta soltanto di attività ricreative. 
Il bambino con sindrome di Down è un bambino. Egli impara come gli altri bambini con i suoi tempi di applicazione. Il linguaggio dei suoni va utilizzato in modo attivo e utile a far evolvere, nel bambino, un’applicazione intensa che lo porta verso i concetti astratti. Per questo è di fondamentale importanza agire sul tono emotivo corporeo. 
La relazione fra i timbri sonori (presenti negli strumenti musicali idiofoni) ed il farsi spontaneo della parola, del linguaggio verbale è essenziale. Il bambino con sindrome di Down è un bambino e procede come tutti i bambini nell’imparare a parlare, in base alle esperienze ed alla loro elaborazione. Parola e numero procedono di pari passo. Il ritmo è la fonte che li accomuna. È compito del musicoterapeuta interagire con il bambino per scoprire quali aspetti inerenti la parola o il numero sono in atto in lui onde favorirne l’esperienza e l’apprendimento. 
Sono interessanti i passaggi dal suono al segno (le lettere dell’alfabeto) e la conoscenza dei numeri, a partire dai movimenti con giochi che si strutturano in modo sempre più complesso, adeguato all’attenzione crescente del bambino.

Problemi e/o disturbi di linguaggio

Balbuzie, dislalie, disfonie vocali, noduli cordali, tachilalia, voce in falsetto ecc.

In presenza di turbe o disturbi nella produzione verbale è opportuno valutare il bambino (ragazzo o adulto) nella sua complessità. 
La bocca è il luogo dove la parola esce. 
Il corpo vibrante è il luogo dove la parola si forma. Il corpo inizia dall’appoggio dei piedi. Ogni disturbo di linguaggio proviene dalla storia di ogni singola persona. Essa si svolge nella relazione con altre persone, con gli ambienti, con l’agire giornaliero. La parola nasce nel dialogo. Non ha motivo di esistere la parola in quanto parola. Senza relazione e scambio interpersonale non c’è motivo per parlare. 
Condurre la persona a scoprire come sia complesso ascoltare (il corpo vibrante) per ascoltarsi, è il primo passo verso la dimostrazione del valore della parola. 
Ritrovare l’intonazione corretta della voce, genera modifiche nella visione del mondo, nella visione di se stesso in relazione con gli altri. L’eufonia, ossia l’armonicità della voce è all’origine del superamento di difficoltà nel linguaggio. 
La balbuzie, per citare un esempio (prima o poi capita di sperimentare il disagio che proviene dall’ascoltare una persona che non riesce a parlare con fluidità), mostra attraverso l’interruzione della parola, l’ansia che è dentro alla persona. Non si possono dare soluzioni valide per tutti coloro che manifestano balbuzie. Con ogni persona ci si relaziona in modo soggettivo, cercando un dialogo radicato nei suoni e nella musica che consenta di mettere a fuoco ciò che interrompe il fluire del linguaggio per incominciare ad affrontare l’ostacolo.

ASPETTI MUSICALI

Con i bambini è consigliabile operare in presenza dei genitori. Il lavoro educativo, attraverso l’interagire con il bambino, è rivolto ai genitori. La famiglia è il luogo dove un bambino nasce. Crescendo impara a conoscere contesti sociali sempre più ampi. In questo modo si realizzano rapporti interpersonali, apprendimenti, esperienze… Agire mediante la “Relazione Circolare” consente di operare col bambino e con la famiglia. Un agire in musicoterapia consente di ritrovare la fiducia che, aprendo il modo di pensare verso orizzonti più vasti, fa svanire l’ansia dei genitori e l’avviarsi verso il superamento delle difficoltà nei bambini.

Problemi di apprendimento

Dislessia, disortografia, disgrafia, difficoltà in aritmetica, discalculia, difficoltà nell’attenzione, comportamenti particolari (aggressività, eccesso di vivacità, incapacità a stare fermo, disinteresse, apatia, eccessivo uso di parolacce, scarsa socializzazione, tendenza all’isolamento, bullismo ecc.)

Il Dialogo Sonoro e l’utilizzo della Risonanza Corporea generano un contesto all’interno del quale il bambino si comporta in modo spontaneo. Questo consente, anche mediante la presenza dei genitori, di conoscere “come” è veramente il bambino, ossia consente di individuare se si tratta di disturbi veri e propri, di tratti comportamentali, di modi di fare che si verificano a scuola e non a casa o altro ancora. 
Il bambino, sentendosi accolto e non giudicato, manifesta se stesso. Nasce un dialogo fra il musicoterapeuta ed il bambino. Il dialogo si snoda nelle varianti del dialogo sonoro. Questa flessibilità permette al bambino di esprimersi. Inizia il percorso, l’andare “verso” esperienze costruttive che favoriscono nel bambino l’aprirsi verso un modo di valutare gli eventi della sua vita in modo diverso, nuovo.

ASPETTI MUSICALI
Un bambino che incontra difficoltà nell’imparare a leggere e scrivere, si accorge che questo lo pone ad un livello differente rispetto ad altri compagni. Non ci vuole molto tempo perché si instauri in lui un sentimento di sfiducia che può essere all’origine dei suoi comportamenti (disimpegno, aggressività, discontinuità nell’impegno, brevità nell’attenzione, scoraggiamento ecc.). Non ci vuole molto tempo perché si instauri la sfiducia.

Le basi epistemologiche (Fondamenti Teorici) su cui è fondata la musicoterapia umanistica aprono un mondo di esperienze all’interno delle quali è possibile individuare quali sono le resistenze, le difficoltà che inibiscono gli apprendimenti. La relazione fra la gestualità, i suoni, la voce, l’articolazione delle parole, il senso profondo delle parole ed i segni scritti diviene un mondo meraviglioso da scoprire. 
Si incontrano bambini che presentano difficoltà nell’apprendimento dei calcoli. I Fondamenti Teorici della Musicoterapia Umanistica e della Pedagogia Musicale, modello A.P.M.M., chiariscono che l’ordine ritmico della numerazione fa parte, come la parola, dell’essere umano. 
Come mai tanti bambini “normali” fanno così fatica a mettere in atto questo ordine? 
Perchè mai la relazione madre – figlio dovrebbe essere disturbata, addirittura compromessa perché il bambino non impara le tabelline a memoria? 
Si trovano in commercio testi dedicati all’infanzia che pretendono di far imparare ai bambini le tabelline, con memoria meccanica, spesso associata a filastrocche oppure a colori o immagini che esulano dal concetto di numero. Siamo ad un utilizzo del fascino della musica (uso di CD) per mettere in atto apprendimenti su associazioni meccaniche, ossia addestramenti. Se esistono in commercio molte pubblicazioni che puntano su apprendimenti meccanici vuol dire che, per molti insegnanti, l’insuccesso che possono constatare in vari scolari, è un peso difficile da sopportare e affrontare. Anche per l’educazione musicale si verifica il proliferare di testi che propongono attività sotto forma di gioco e puntano alla notazione come procedimento addestrativo. 
Perché istaurare nei bambini meccanismi di apprendimento che nulla hanno a che fare con le esperienze creando così dei riflessi condizionati? 
L’agire in musicoterapia, in pedagogia ed educazione musicale ha, come punto di partenza, la distinzione fra: educare e addestrare. 
Tutto ciò che riguarda i segni scritti tracciati dall’uomo nella storia dell’umanità (lettere dell’alfabeto, numeri, note musicali) ha a che fare con la corporeità. Quando il bambino ha occasione di sperimentare attraverso se stesso (il corpo vibrante), arriva all’apprendimento senza fatica.

Lo sperimentare stimola verso la ricerca di differenti soluzioni allo stesso problema. Alla fine si sceglie la soluzione più diretta, la meno laboriosa. 
L’agire attraverso lo sperimentare conduce il bambino ad imparare ritrovando la congruenza fra se stesso (la corporeità, i vissuti, le esperienze) ed i segni scritti. È un modo di agire che non è stato attuato con noi nel passato, non è nella prassi degli insegnanti. Ecco spiegato perché per occuparsi delle problematiche dei bambini di oggi implica il rivedere noi stessi.

Corpo / corpo: la mamma e il suo bambino che sta per nascere.

Le basi affettive della relazione madre-figlio. L’ingresso di un neonato in famiglia

“Fare musica” e far cantare una mamma nel periodo gestazionale vuol dire cantare al bambino. Il corpo della mamma accoglie una nuova vita. Fare sperimentare momenti di gioia della mamma ha il valore di accompagnarla ad ascoltare ciò che accade dentro di lei per cogliere il valore e l’importanza di essere madre. La storia di ogni persona ha avuto inizio nel corpo materno. Essere ascoltato (attraverso la risonanza corporea) per riuscire ad ascoltare (avvertire le emozioni che scaturiscono attraverso l’ascolto) è la condizione per potersi ascoltare e condividere il crescere, muoversi, emozionarsi che legano il figlio alla madre. Il corpo della madre è la “Prima Orchestra” che suona per il figlio. La madre è il compositore ed il direttore che crea le sonorità che il figlio ritroverà dopo la nascita.

ASPETTI MUSICALI
La Risonanza Corporea è l’esperienza originaria del vivere dentro alla madre.
La voce della madre parla, canta, dialoga con il bambino che non è ancora nato.
La prima orchestra non conosce un solo attimo di silenzio.
Una volta nato il bambino riconosce la voce materna.

Bambini prematuri

Interventi anche precoci per bambini con nascita gravemente prematura

Il pianto prolungato, apparentemente inconsolabile, il sorriso costante, l’indifferenza, la curiosità, il rifiuto o altro ancora sono comportamenti con i quali il bambino nato con grave prematurità, crescendo, manifesta la sua posizione nei confronti della vita. Attraverso la Risonanza corporea (mediante il contatto diretto con la cassa armonica del pianoforte a mezza coda) e l’essere accolto dal professionista collaboratore, il bambino ritrova emozioni già conosciute all’interno del corpo materno. Ogni bambino nel ritrovare emozioni di accoglienza e gioia, reagisce in modo personale prima di aprirsi verso esperienze nuove. Per questo motivo è opportuno creare una situazione comunicativa nella quale, senza ricorrere a parole, il bambino avverte di essere valorizzato. Il bambino è il protagonista della sua crescita; egli può avvertire il desiderio di provare a prendere in mano gli strumenti musicali adatti a lui che gli vengono offerti. In questo modo mette in atto apprendimenti in modo progressivo. 
Gli interventi di musicoterapia sono imperniati sul condurre il bambino e la mamma verso la scoperta di attività non ancora conosciute. I bambini trovano modo di “raccontare”, attraverso gesti, movimenti, grida, anche attraverso il pianto, i loro vissuti. La condivisione mediante l’improvvisazione musicale comunicativa al pianoforte e la risonanza corporea nella “Relazione Circolare” consentono al bambino di intraprendere la sua strada per vivere nel suo modo. Quando l’autostima entra in gioco, il bambino mette tutto se stesso per imparare a vivere, per essere contento di vivere e fare contenti i genitori.

ASPETTI MUSICALI

La nascita gravemente prematura mette a rischio la sopravvivenza del bambino. Il passaggio (prematuro) dal grembo materno al TIN (Terapia Intensiva Neonatale) crea nel bambino, anche se piccolissimo, un “imprinting” significativo. Anche nei casi in cui non si verificano lesioni cerebrali né danni di altro tipo (ipovisione, sordità), col passare del tempo, si possono riscontrare, nei bambini con nascita gravemente prematura, atteggiamenti, comportamenti particolari che possono compromettere il buon esito degli studi, la relazione con gli altri, la qualità della vita. Il dialogo sonoro e tonico che caratterizza l’interazione fra il musicoterapeuta ed il professionista collaboratore (la Relazione Circolare) crea il contesto nel quale il bambino può dare sfogo alle sue emozioni, ai suoi vissuti, per scoprire la gioia, il gioco. 
Il gioco musicale creato con l’improvvisazione al pianoforte e l’utilizzo dei piccoli strumenti idiofoni, è fonte di gioia che si rinnova attimo dopo attimo: in questo modo il bambino si apre verso l’esplorazione e la conoscenza secondo il suo modo di essere e percepire.

Bambini non vedenti

L’intervento in musicoterapia offre ai bambini non vedenti o con ipovisione l’opportunità di esplorare il mondo circostante in modo gioioso, guidati dai suoni. La dimensione spazio – tempo è resa viva attraverso la presenza delle onde sonore (improvvisazione comunicativa al pianoforte). Il suono è onda di energia, spinta al movimento. Attraverso il movimento che si fa più sicuro, il bambino impara a cogliere la relazione fra se stesso e gli altri, appropriandosi della sicurezza che gli permette di essere protagonista ed autonomo del suo agire, dei suoi apprendimenti, del dialogo con gli altri.

ASPETTI MUSICALI
Attraverso la Relazione Circolare, il bambino sperimenta se stesso, la propria corporeità in modo attivo vivendo emozioni che lo spingono ad agire. La coordinazione orecchio – occhio – mano, orecchio – occhio – piede diventa ancor più importante quando ci si trova nella situazione della cecità o di un modo particolare e soggettivo di vedere (ipovisione). Vedere e guardare, come udire e ascoltare, sono modi di percepire la realtà che prevedono l’intenzionalità e la volontà. Un bambino può anche vedere, a modo suo, ma si rifiuta di guardare. Un bambino non vedente può rifiutare di collaborare per imparare ad orientarsi nello spazio, a servirsi della mani per conoscere il mondo circostante, per leggere e scrivere. 
Interagire col bambino significa accogliere i suoi “no”, per far sorgere in lui il desiderio e la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo. 
Un bambino ipovedente utilizza il guardare a modo suo, così come il bambino non vedente elabora strategie per muoversi con sicurezza nello spazio – tempo, secondo il suo modo di essere e percepire. Nella Relazione Circolare i professionisti (musicoterapeuta e professionista collaboratore, con la presenza dei genitori) imparano a cogliere i messaggi, i segnali che il bambino manifesta, utili a scoprire in quale modo egli percepisce e si organizza nelle sue azioni. Il linguaggio verbale che scaturisce è frutto delle esperienze vissute, è un linguaggio conquistato, per questo ricco di significato comunicativo.

Autismo infantile, disturbi dello spettro autistico, disturbi pervasivi generalizzati dello sviluppo, disarmonie evolutive.

Il bambino o ragazzo intraprende il percorso in musicoterapia dopo che la diagnosi è stata emessa dal servizio sanitario ufficiale competente e responsabile dei percorsi terapeutici. 
L’imprevedibilità del suonare dal vivo e smettere (suono – silenzio), senza preavviso, può far nascere nel bambino (ragazzo) l’intenzionalità verso l’ascolto.
Il percorso in musicoterapia è fondato sulla creatività comunicativa al fine di far sorgere nel bambino (ragazzo) l’intenzionalità verso l’ascolto in quanto condizione essenziale per accogliere le emozioni per vivere, per rapportarsi con il mondo delle cose, con se stesso, con gli altri. E’ importante rispettare i comportamenti, i gesti del bambino per riuscire a comprenderne il valore ed andare verso il loro superamento. Accogliere e valorizzare, anche attraverso la lettura che viene data dal genitore presente, qualsiasi accenno di gesto nuovo.

ASPETTI MUSICALI

Ascoltare il bambino: in musicoterapia umanistica il termine empatia implica il rispetto delle sue emozioni, l’entrare a far parte della sua storia dialogando, agendo, discutendo con lui, attraverso ritmi, melodie, armonia, per far sorgere in lui il desiderio di partecipare. 
Ogni bambino con diagnosi di autismo presenta comportamenti particolari, dal carattere soggettivo. Sono segnali con i quali egli racconta qualcosa di se stesso, della sua storia. È importante dedicare attenzione a questi comportamenti affinché egli si renda conto che ciò che fa è importante. È l’inizio del dialogo attraverso ritmi, melodie, armonie che, sulle basi di numerose esperienze già effettuate, è possibile instaurare anche con i bambini con diagnosi di autismo. 
È determinante cogliere le posture, gli atteggiamenti, i movimenti, le espressioni del viso. 
Il valore comunicativo della voce, la sua particolare intonazione (il registro vocale), il tipo di vocalizzo o altro sono segnali indicativi. Il Corpo parla con tutto se stesso. 
Attraverso la valorizzazione dei comportamenti del bambino ci si accorge che, molto più spesso di quanto si possa pensare, egli, pur comprendendo le parole, sembra non comprenderle. Il non giocare, non toccare, non prendere, non guardare ecc. non riescono ad impedire ai suoni di giungere al bambino. Noi non andiamo verso i suoni; sono le onde sonore che ci raggiungono. Il musicoterapeuta possiede nelle dita un gioco dal fascino che si rivela irresistibile anche per un bambino con diagnosi di autismo. Parlare al bambino mediante l’improvvisazione comunicativa al pianoforte significa non chiedergli una risposta; la comunicazione è affettiva. Il gioco suono – musica – silenzio – attesa, crea quegli attimi di ascolto nei quali il bambino, con un balenare dello sguardo, non riesce a nascondere di essere sensibile al “bello”, di aver bisogno di questa cosa così poco concreta, non toccabile che però ci tocca, come sono le onde sonore. Non si parla di un solo suono m della melodia sorretta dall’armonia. Siamo attratti dal “bello” della voce, del canto, della melodia perché i suoni gravi li sorreggono. I suoni gravi fanno convibrare la corporeità; i suoni del canto, della melodia emozionano tutto il corpo. La strada è aperta verso eventi che non sono prevedibili. Basta un lieve movimento del bacino, delle spalle, di una mano, di un muscolo del viso ad indicare che il sistema apparentemente immutabile del bambino con diagnosi di autismo, in realtà può nascondere il desiderio di rompere i suoi schemi. 
Il termine “imprevedibile” è doveroso nel rispetto della soggettività. Il Dialogo Sonoro, in questo caso riservato a pianoforte/voce (come risonanza e vocalizzo) ed alla corporeità del bambino, rivela esiti che sfuggono ad ogni previsione. Una reazione qualsiasi va bene. Va bene perché una reazione indica “l’esserci”. Una qualsiasi reazione è un segnale comunicativo. Come sia arduo procedere è il divenire, è il cammino insieme che si realizza nella Relazione Circolare.