Category: musicoterapia

La bottega della musicoterapia

La stanza di musicoterapia è bene che sia grande quanto basta per le attività euritmiche e abbastanza raccolta per evitare la dispersione dell’attenzione. Una dimensione fra i quaranta e cinquanta metri quadri si rivela idonea. Il pianoforte a mezza coda è accostato al muro su un lato per permettere lo spazio libero nella stanza. Gli strumenti sono allineati sul pavimento e su scaffali in modo da essere visibili e riposti con ordine. Spesso, dalla direzione dello sguardo, è possibile comprendere l’intenzionalità in una persona che non parla; se uno strumento è a portata di mano, riposto allo stesso posto, non si perde tempo nel cercarlo.
La stanza ha uno spazio centrale libero utile per attività di movimento.
L’illuminazione della stanza è prevista in modo che possa essere generalizzata o centrata in un punto preciso. Si consiglia l’utilizzo di luce diffusa e protetta dall’eventualità di lanci di oggetti. È previsto anche che la stanza possa essere oscurata per creare giochi di luminosità con materiali specifici o realizzare giochi con le ombre.
L’acustica della stanza deve essere buona, possibilmente senza un eccessivo assorbimento del suono e senza rimbombi.
Ogni persona presente nella stanza occupa lo spazio adeguato al suo ruolo. Lo spazio va vissuto in modo idoneo alle attività in corso, compresi i cambi di ruolo.
Non sono consigliati alle pareti addobbi estranei al contesto. I grandi cartelloni illustrati con i testi utili al contesto possono essere appesi alle pareti, caratterizzando l’ambiente. Accade che un bambino, guardando un particolare cartellone, dica, con lo sguardo, che sta pensando proprio al contenuto rappresentato sul cartellone.
I materiali che vengono utilizzati devono poter ess ere in ordine ed accuratamente lavati nel caso in cui un bambino abbia la necessità di portare un oggetto alla bocca.
Gli strumenti musicali ed i materiali necessari sono colorati perché la realtà nella quale viviamo è colorata.
Ogni incontro di musicoterapia dura un’ora (60 minuti).
Il momento dell’accoglienza richiede qualche minuto. L ’inizio dell’attività ha un percorso che conduce gradatamente verso un crescendo di attenzione, fino a quando si arriva all’intensità comunicativa che contraddistingue gli incontri di musicoterapia. L’esperienza ha insegnato che è opportuno un decrescendo dell’intensità emotiva o l’articolazione di attività vivaci che consentano di sfogare le emozioni vissute, prima di giungere alla conclusione dell’incontro ed al commiato. Per questo motivo è opportuno che il musicoterapeuta appenda alla parete, in modo ben visibile, un orologio a muro, così, mentre lavora, può regolarsi sullo scorrere “emotivo” del tempo e dosa le attività in modo da non dover interrompere bruscamente.
L’orologio a muro ben visibile e chiaramente leggibile si rivela utile anche con i bambini o i ragazzi che ancora non sanno leggere l’ora perché hanno l’occasione, con altri strumenti di lavoro idonei, di apprezzare il “tempo vissuto”, visibilmente segnalato dal movimento delle lancette dell’orologio.

Inserimento ed integrazione scolastica

Il musicoterapeuta è anche un esperto in pedagogia ed educazione musicale. La preparazione e formazione gli permettono di svolgere nelle classi attività idonee al bambino con handicap inserito ed ai suoi compagni. Il concetto di ascolto riferito genericamente alla musica, è qui inteso come ascolto della persona. Le attività musicali sono gestite in modo da fare sperimentare ai bambini “normali” che il compagno con disabilità necessita di attenzioni specifiche.

Il bambino inserito sperimenta l’opportunità di interagire con gli altri in un rapporto alla pari, imparando a rispettare gli altri, attraverso se stesso. Si può parlare di validità dell’inserimento e di integrazione quando questi sono formativi per i bambini che frequentano la classe e per il bambino con disabilità.
Ogni agire va comunque rapportato alla singola realtà. Per realtà s i intende: la problematica del bambino inserito; le esigenze di ogni compagno. I bambini nella norma richiedono attenzioni personalizzate che si manifestano nelle attività musicali nel “fare musica” insieme; si evidenziano momenti nei quali l’insegnante o le insegnanti presenti hanno l’occasione per conoscere e comprendere i “perché” di atteggiamenti particolari (scarse attenzioni, vociare, parlare non preciso, essere in costante movimento, ricorrere a comportamenti aggressivi ecc.) per intervenire proficuamente attraverso una comunicazione diretta fondata sul “fare musica”; l’agire attento e specifico necessario per il bambino inserito diventa un prezioso momento di attenzione per i compagni; l’attenzione specifica dedicata ad un compagno per esigenze estemporanee e particolari dimostra al bambino inserito che tutti abbiamo bisogno di attenzioni, che tutti abbiamo esigenze soggettive; dimostrare a gli insegnanti, attraverso “fare musica”, che comportamenti disturbanti, aggressivi, di disimpegno ecc. sono, in realtà, dei segnali di aiuto che il bambino, a sua insaputa, rivela attraverso senza parlare; nei momenti di intensa attenzione che si creano attraverso le attività musicali, è possibile guidare i bambini “normali” verso un’analisi dei loro comportamenti non sempre idonei e condurli verso il loro superamento che, a sua volta, conduce verso il miglioramento del profitto scolastico; la comunicazione non verbale è il tramite per migliorare la relazione adulto – bambino indispensabile per trarre profitto dagli errori che, a questo punto, possono essere letti come spunti di lavoro piuttosto che come note di demerito; ecc.

Improvvisazione comunicativa al pianoforte

Ogni strumento musicale presenta dei pregi e dei limiti. Per questo motivo gli strumenti sono molti, suddivisi in categorie (percussioni, fiato, corda) e famiglie (legni, archi, ottoni, membrane, regoli ecc.). Ciò di cui è fatta la musica va sotto il nome di: Ritmo, Melodia, Armonia. Il ritmo da solo non è ancora musica; il ritmo è il telaio su cui si regge una melodia; ogni melodia porta in sé l’armonia o più possibilità di realizzazione armonica; l’armonia è il fondamento sul quale si basa la musica stessa (J.P.Rameau).
Il vantaggio degli strumenti a tastiera ( pianoforte, organo) è quello di permettere, nella contemporaneità, ritmo, melodia, armonia. Si parla di strumenti musicali acustici, pertanto non di strumenti che producono artificialmente effetti sonori. Gli strumenti acustici producono onde vibratorie attraverso l’amplificazione delle casse di risonanza. Le casse di risonanza degli strumenti musicali acustici sono la riproduzione del Corpo Vibrante (l’essere umano). Soltanto gli strumenti musicali acustici possono far convibrare attraverso la risonanza corporea perché sono produttori di onde sonore e risuonatori.
Il pianoforte a mezza coda è strumento musicale a corda e percussione, nello stesso momento. La gamma dei suoni è estesa (da Hz 27,50 per il tasto più a sinistra fino ad Hz 4184 per l’ultimo tasto a destra). Una corda nel registro grave in un buon pianoforte produce fino a 120 suoni armonici.
La cassa armonica è in grado di coinvolgere nella risonanza anche il corpo di una persona adulta.
Nel percorso di formazione il musicoterapeuta prende coscienza del ruolo comunicativo che egli realizza suonando. Egli trova sulla tastiera, in ogni momento, quelle sonorità, quegli accordi (armonia), ritmi, melodie con i quali “parla”, guida, asseconda, accompagna, approva, reagisce ecc. secondo ciò che caratterizza il “noi” del dialogo. L’empatia prende corpo, prende suono attraverso l’improvvisazione comunicativa al pianoforte.
Mediante l’improvvisazione al pianoforte il musicoterapeuta dà senso a un gesto, ad un movimento, ad un modo di camminare, correre, vocalizzare. Egli risponde allo scotimento di un sonaglio, di strumento idiofono, al volteggio di un nastro, perfino al silenzio, all’attesa di uno sguardo creando un dialogo espressivo che precede e va oltre la parola.
L’improvvisazione al pianoforte risponde alle melodie, alle sonorità di un’arpa, di uno strumento a corda (violino, viola, violoncello, contrabbasso), di strumenti a fiato (tromba, corno, flauto, clarinetto ecc.), di strumenti a percussione (membrane, strumenti etnici ecc.), di strumentini idiofoni creando composizioni musicali estemporanee ricche di fascino.

Euritmia

Questo termine indica l’ordine fra suoni, ritmi e movimento. Ogni gesto che la persona compie con libertà e tenendo per esempio fra le mani materiali plastici (foulards, teli, veli, nastri o altro), viene valorizzato dall’improvvisazione comunicativa. Ciò che accade è l’essenza stessa dell’agire in musicoterapia. Nel momento in cui il professionista accompagna, segue il movimento della persona con la quale dialoga suonando, quest’ultima, sentendosi accolta, prosegue nei suoi movimenti ascoltando ciò che viene suonato.

Sordità infantile

Le esperienze in Musicoterapia umanistica dimostrano che il bambino sordo, correttamente diagnosticato e protesizzato, accede in modo naturale alla parola, attraverso il canto. Il bambino sordo è rispettato nella sua essenza umana di bambino che esprime la sua gioia di vivere con la voce (canto) che si fa parola. Anche i sordomuti sono dotati di voce. Il mancato utilizzo della “voce” ne rende inutile la presenza. L’utilizzo e la padronanza della voce è possibile imparando ad ascoltare. Un bambino sordo che impara ad “ascoltare” insegna agli adulti che è importante non confondere sentire ed ascoltare. L’ascolto è frutto dell’intenzionalità, della volontà interiore. Questa volontà nasce dal piacere, dalla gioia di sentirsi accolti ed apprezzati. Ascoltare è un’arte che nella Musicoterapia umanistica si impara proprio dai bambini sordi.

ASPETTI MUSICALI

IL CORPO VIBRANTE
La percezione delle onde sonore investe il corpo attraverso la Risonanza Corporea. Questo tema è trattato nel testo “Il Corpo Vibrante” con una verifica effettuata su 465 bambini sordi. 
L’Utilizzo degli apparecchi acustici. È possibile operare con ogni tipo di apparecchio acustico: esterno retro – auricolare, endoaurale (all’interno del canale uditivo), interno (impianto cocleare). 
Il bambino sordo con apparecchio acustico impara ad ascoltare attraverso: la risonanza corporea, la presenza dei residui uditivi, l’utilizzo degli apparecchi acustici. 
Vivere i suoni imparando a distinguerli con progressione crescente e costante in un contesto di gioia. Il contesto di gioia favorisce un tono muscolare elastico che permette al corpo vibrante e all’apparato uditivo la trasmissione delle onde sonore ed il progredire nel riuscire a distinguere i timbri sonori. 
Un bambino sordo, imparando ad ascoltare, per volontà propria, impara a godere dei vantaggi della parola. Per questo incomincia a parlare, secondo il suo modo di distinguere i suoni che si affina progressivamente con la fiducia e l’autostima che si rafforzano perché il bambino si sente compreso dagli altri.

Sindromi varie

Sindrome di Angelman, di Rett, di Wolf, di Cornelia De Lange, di Williams, X fragile ecc., le infinite sindromi poco, od affatto conosciute, con le quali si viene in contatto

In presenza di sindromi con caratteristiche nettamente differenti troviamo in comune il fatto che si interagisce con persone. Ogni persona (bambino, ragazzo, adulto) manifesta nei movimenti, nei gesti, nell’intonazione della voce, “come” sta dentro, “come” si relaziona con se stesso, “come” gli è possibile compiere azioni, desiderare di parlare ecc. 
Ogni sindrome si presenta in modo soggettivo. Due bambini con la stessa sindrome presentano caratteristiche simili e differenze soggettive. Il musicoterapeuta si preoccupa di documentarsi sulle caratteristiche di ogni singola sindrome attraverso la consultazione di testi, di siti Internet, di colloqui con gli specialisti, per mettersi nelle condizioni di comprensione migliori possibili.

Riuscire a cogliere le caratteristiche personali è un impegno che richiede tempo. Via via si procede ci si accorge che il bambino, indipendentemente dalla sindrome, si sente ascoltato, compreso, non sottoposto alla richiesta di prestazioni; per questo risponde impegnandosi nel modo suo personale. 
Il compito del musicoterapeuta consiste nell’interagire con il bambino perché egli si ponga in ascolto, desideri essere protagonista del suo agire, sviluppi e prolunghi l’attenzione. Più un bambino è attento più è in grado di mettere in atto le sue capacità.

ASPETTI MUSICALI

La Risonanza corporea, l’improvvisazione comunicativa al pianoforte e la Relazione Circolare sono le condizioni di base per rendere tangibile l’essere ascoltato ed apprezzato. 
La conoscenza delle difficoltà derivanti da una specifica sindrome non condiziona la qualità della relazione interpersonale che il musicoterapeuta ed il professionista collaboratore sviluppano con il bambino e con il genitore presente. Insieme essi vanno alla scoperta delle potenzialità del bambino. Il genitore presente segnala ogni nuovo gesto o cambiamento che avviene nel bambino. Si procede guidando e facendosi guidare dal bambino nel rispetto delle sue capacità affinché metta in atto le sue potenzialità.

Sindrome di Angelman – Foto 1 – Foto 2
Attraverso la “Risonanza Corporea”, usata con delicatezza, la bambina, a gradi, riesce a superare la sua ipertensione per comprendere e comunicare.

Sindrome di Down

Mediante l’utilizzo della risonanza corporea è possibile migliorare la tonicità (tono muscolare). Nel caso di bambini piccolissimi (entro il primo anno di vita) la “Relazione Circolare”, ossia l’agire che accomuna il musicoterapeuta e il professionista collaboratore, favoriscono il rinforzarsi del tono emotivo – muscolare del bambino, favorendo il prolungarsi e l’intensificarsi dei tempi di attenzione. Il suono è onda di energia, produce una spinta al movimento. Attraverso il movimento calibrato e condiviso il bambino sviluppa autocontrollo e crescente fiducia in se stesso. Più il bambino sviluppa l’attenzione più è presente nella vita, nel gioco, nella relazione con gli altri. Queste sono le premesse per il farsi spontaneo del linguaggio verbale e degli apprendimenti.

ASPETTI MUSICALI
Non si incontrano due bambini con sindrome Down uguali. Ognuno ha le sue caratteristiche soggettive. Ascoltare il bambino significa accogliere il suo comportamento, in particolare i suoi “no”, affidando all’improvvisazione comunicativa al pianoforte, il compito di trasformare il “no” in attenzione partecipativa. Un bambino che mette in atto il suo “no” ha i motivi per farlo. Rimproveri e lusinghe sono lungi dall’affrontare il problema. Il “no” ha un suo motivo di essere così come ha motivo di essere il superamento del “no” proveniente da un’apertura nella visione del mondo. La naturale inclinazione per la musica che si riscontra in bambini con sindrome di Down rischia di rivelarsi un’oasi protettiva, un rifugio piuttosto che una spinta a crescere. I fondamenti teorici della musicoterapia umanistica toccano i motivi profondi per i quali il fare musica e cantare su base ripetitiva, anche all’interno di un gruppo, non portano il bambino verso apprendimenti. Si tratta soltanto di attività ricreative. 
Il bambino con sindrome di Down è un bambino. Egli impara come gli altri bambini con i suoi tempi di applicazione. Il linguaggio dei suoni va utilizzato in modo attivo e utile a far evolvere, nel bambino, un’applicazione intensa che lo porta verso i concetti astratti. Per questo è di fondamentale importanza agire sul tono emotivo corporeo. 
La relazione fra i timbri sonori (presenti negli strumenti musicali idiofoni) ed il farsi spontaneo della parola, del linguaggio verbale è essenziale. Il bambino con sindrome di Down è un bambino e procede come tutti i bambini nell’imparare a parlare, in base alle esperienze ed alla loro elaborazione. Parola e numero procedono di pari passo. Il ritmo è la fonte che li accomuna. È compito del musicoterapeuta interagire con il bambino per scoprire quali aspetti inerenti la parola o il numero sono in atto in lui onde favorirne l’esperienza e l’apprendimento. 
Sono interessanti i passaggi dal suono al segno (le lettere dell’alfabeto) e la conoscenza dei numeri, a partire dai movimenti con giochi che si strutturano in modo sempre più complesso, adeguato all’attenzione crescente del bambino.

Problemi e/o disturbi di linguaggio

Balbuzie, dislalie, disfonie vocali, noduli cordali, tachilalia, voce in falsetto ecc.

In presenza di turbe o disturbi nella produzione verbale è opportuno valutare il bambino (ragazzo o adulto) nella sua complessità. 
La bocca è il luogo dove la parola esce. 
Il corpo vibrante è il luogo dove la parola si forma. Il corpo inizia dall’appoggio dei piedi. Ogni disturbo di linguaggio proviene dalla storia di ogni singola persona. Essa si svolge nella relazione con altre persone, con gli ambienti, con l’agire giornaliero. La parola nasce nel dialogo. Non ha motivo di esistere la parola in quanto parola. Senza relazione e scambio interpersonale non c’è motivo per parlare. 
Condurre la persona a scoprire come sia complesso ascoltare (il corpo vibrante) per ascoltarsi, è il primo passo verso la dimostrazione del valore della parola. 
Ritrovare l’intonazione corretta della voce, genera modifiche nella visione del mondo, nella visione di se stesso in relazione con gli altri. L’eufonia, ossia l’armonicità della voce è all’origine del superamento di difficoltà nel linguaggio. 
La balbuzie, per citare un esempio (prima o poi capita di sperimentare il disagio che proviene dall’ascoltare una persona che non riesce a parlare con fluidità), mostra attraverso l’interruzione della parola, l’ansia che è dentro alla persona. Non si possono dare soluzioni valide per tutti coloro che manifestano balbuzie. Con ogni persona ci si relaziona in modo soggettivo, cercando un dialogo radicato nei suoni e nella musica che consenta di mettere a fuoco ciò che interrompe il fluire del linguaggio per incominciare ad affrontare l’ostacolo.

ASPETTI MUSICALI

Con i bambini è consigliabile operare in presenza dei genitori. Il lavoro educativo, attraverso l’interagire con il bambino, è rivolto ai genitori. La famiglia è il luogo dove un bambino nasce. Crescendo impara a conoscere contesti sociali sempre più ampi. In questo modo si realizzano rapporti interpersonali, apprendimenti, esperienze… Agire mediante la “Relazione Circolare” consente di operare col bambino e con la famiglia. Un agire in musicoterapia consente di ritrovare la fiducia che, aprendo il modo di pensare verso orizzonti più vasti, fa svanire l’ansia dei genitori e l’avviarsi verso il superamento delle difficoltà nei bambini.

Problemi di apprendimento

Dislessia, disortografia, disgrafia, difficoltà in aritmetica, discalculia, difficoltà nell’attenzione, comportamenti particolari (aggressività, eccesso di vivacità, incapacità a stare fermo, disinteresse, apatia, eccessivo uso di parolacce, scarsa socializzazione, tendenza all’isolamento, bullismo ecc.)

Il Dialogo Sonoro e l’utilizzo della Risonanza Corporea generano un contesto all’interno del quale il bambino si comporta in modo spontaneo. Questo consente, anche mediante la presenza dei genitori, di conoscere “come” è veramente il bambino, ossia consente di individuare se si tratta di disturbi veri e propri, di tratti comportamentali, di modi di fare che si verificano a scuola e non a casa o altro ancora. 
Il bambino, sentendosi accolto e non giudicato, manifesta se stesso. Nasce un dialogo fra il musicoterapeuta ed il bambino. Il dialogo si snoda nelle varianti del dialogo sonoro. Questa flessibilità permette al bambino di esprimersi. Inizia il percorso, l’andare “verso” esperienze costruttive che favoriscono nel bambino l’aprirsi verso un modo di valutare gli eventi della sua vita in modo diverso, nuovo.

ASPETTI MUSICALI
Un bambino che incontra difficoltà nell’imparare a leggere e scrivere, si accorge che questo lo pone ad un livello differente rispetto ad altri compagni. Non ci vuole molto tempo perché si instauri in lui un sentimento di sfiducia che può essere all’origine dei suoi comportamenti (disimpegno, aggressività, discontinuità nell’impegno, brevità nell’attenzione, scoraggiamento ecc.). Non ci vuole molto tempo perché si instauri la sfiducia.

Le basi epistemologiche (Fondamenti Teorici) su cui è fondata la musicoterapia umanistica aprono un mondo di esperienze all’interno delle quali è possibile individuare quali sono le resistenze, le difficoltà che inibiscono gli apprendimenti. La relazione fra la gestualità, i suoni, la voce, l’articolazione delle parole, il senso profondo delle parole ed i segni scritti diviene un mondo meraviglioso da scoprire. 
Si incontrano bambini che presentano difficoltà nell’apprendimento dei calcoli. I Fondamenti Teorici della Musicoterapia Umanistica e della Pedagogia Musicale, modello A.P.M.M., chiariscono che l’ordine ritmico della numerazione fa parte, come la parola, dell’essere umano. 
Come mai tanti bambini “normali” fanno così fatica a mettere in atto questo ordine? 
Perchè mai la relazione madre – figlio dovrebbe essere disturbata, addirittura compromessa perché il bambino non impara le tabelline a memoria? 
Si trovano in commercio testi dedicati all’infanzia che pretendono di far imparare ai bambini le tabelline, con memoria meccanica, spesso associata a filastrocche oppure a colori o immagini che esulano dal concetto di numero. Siamo ad un utilizzo del fascino della musica (uso di CD) per mettere in atto apprendimenti su associazioni meccaniche, ossia addestramenti. Se esistono in commercio molte pubblicazioni che puntano su apprendimenti meccanici vuol dire che, per molti insegnanti, l’insuccesso che possono constatare in vari scolari, è un peso difficile da sopportare e affrontare. Anche per l’educazione musicale si verifica il proliferare di testi che propongono attività sotto forma di gioco e puntano alla notazione come procedimento addestrativo. 
Perché istaurare nei bambini meccanismi di apprendimento che nulla hanno a che fare con le esperienze creando così dei riflessi condizionati? 
L’agire in musicoterapia, in pedagogia ed educazione musicale ha, come punto di partenza, la distinzione fra: educare e addestrare. 
Tutto ciò che riguarda i segni scritti tracciati dall’uomo nella storia dell’umanità (lettere dell’alfabeto, numeri, note musicali) ha a che fare con la corporeità. Quando il bambino ha occasione di sperimentare attraverso se stesso (il corpo vibrante), arriva all’apprendimento senza fatica.

Lo sperimentare stimola verso la ricerca di differenti soluzioni allo stesso problema. Alla fine si sceglie la soluzione più diretta, la meno laboriosa. 
L’agire attraverso lo sperimentare conduce il bambino ad imparare ritrovando la congruenza fra se stesso (la corporeità, i vissuti, le esperienze) ed i segni scritti. È un modo di agire che non è stato attuato con noi nel passato, non è nella prassi degli insegnanti. Ecco spiegato perché per occuparsi delle problematiche dei bambini di oggi implica il rivedere noi stessi.

Corpo / corpo: la mamma e il suo bambino che sta per nascere.

Le basi affettive della relazione madre-figlio. L’ingresso di un neonato in famiglia

“Fare musica” e far cantare una mamma nel periodo gestazionale vuol dire cantare al bambino. Il corpo della mamma accoglie una nuova vita. Fare sperimentare momenti di gioia della mamma ha il valore di accompagnarla ad ascoltare ciò che accade dentro di lei per cogliere il valore e l’importanza di essere madre. La storia di ogni persona ha avuto inizio nel corpo materno. Essere ascoltato (attraverso la risonanza corporea) per riuscire ad ascoltare (avvertire le emozioni che scaturiscono attraverso l’ascolto) è la condizione per potersi ascoltare e condividere il crescere, muoversi, emozionarsi che legano il figlio alla madre. Il corpo della madre è la “Prima Orchestra” che suona per il figlio. La madre è il compositore ed il direttore che crea le sonorità che il figlio ritroverà dopo la nascita.

ASPETTI MUSICALI
La Risonanza Corporea è l’esperienza originaria del vivere dentro alla madre.
La voce della madre parla, canta, dialoga con il bambino che non è ancora nato.
La prima orchestra non conosce un solo attimo di silenzio.
Una volta nato il bambino riconosce la voce materna.