Category: Primo piano

Ciao Giulia!

Venerdì 31 luglio, alle ore 17.15, nella sua abitazione di Ponteranica (Bergamo), circondata dall’affetto della sua famiglia, ha lasciato la vita terrena Giulia Cremaschi Trovesi.

Musicista, pedagogista e musicoterapeuta, attraverso un lungo percorso di studio, insegnamento e pratica professionale, ha contribuito in modo determinante alla definizione e allo sviluppo della Musicoterapia Umanistica in Italia, favorendone la diffusione nei contesti clinici, educativi e formativi. Il suo pensiero pone al centro la persona nella sua globalità e riconosce nella relazione lo spazio fondamentale dell’esperienza musicoterapica.  

Nel 1998 fonda la Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.), con l’obiettivo di promuovere la formazione, il confronto professionale e la diffusione della Musicoterapia Umanistica, contribuendo alla crescita culturale e professionale della disciplina.

Partecipa attivamente al tavolo per la definizione della Norma UNI 11592 sulle artiterapie, contribuendo così al riconoscimento della disciplina e a definirne i contorni della formazione richiesta ad un musicoterapeuta.

Il suo lavoro ha accompagnato centinaia di bambini, ragazzi e adulti con disabilità, lasciando un’impronta profonda anche nelle loro famiglie e in generazioni di musicoterapeuti, educatori e professionisti della salute.

Nel corso della sua carriera ha insegnato, tenuto conferenze e seminari in Italia e all’estero, collaborando con istituzioni sanitarie, università, Conservatori di Musica e centri di ricerca.

È stata autrice di numerosi saggi e pubblicazioni dedicati alla Musicoterapia Umanistica, che costituiscono un punto di riferimento per musicoterapeuti, educatori, insegnanti e professionisti della relazione d’aiuto. La sua straordinaria esperienza umana e professionale è stata raccontata anche dalla Rai nella toccante puntata “Giulia e Giulia” nel programma “Che ci faccio qui” di Domenico Iannacone, che ha fatto conoscere al grande pubblico il legame profondo tra Giulia Cremaschi Trovesi e la violoncellista sorda Giulia Mazza, dimostrando come la musica possa diventare uno straordinario strumento di relazione, di crescita e di sviluppo delle potenzialità latenti della persona, che in un contesto di opportunità come quello della musicoterapia umanistica, possono manifestarsi e svilupparsi.

Con la sua scomparsa il mondo della musicoterapia, della pedagogia e della ricerca perde una delle figure più autorevoli del patrimonio italiano. Il suo contributo è e resterà di costante ispirazione alla ricerca e all’agire musicoterapico di tutti gli allievi che l’hanno conosciuta e seguita negli anni. La gratitudine e la stima continueranno oltre la sua permanenza fisica.

Il Direttivo della F.I.M. e tutti gli associati sono vicini alla famiglia, che ringrazia chiunque voglia unirsi al funerale che si terrà lunedì 3 agosto alle ore 10.00 presso la chiesa parrocchiale di Ponteranica alta (BG).

 

Rinnovo degli incarichi

Giulia Cremaschi Trovesi Presidente Onorario: la F.I.M. rinnova i propri incarichi nel segno della Musicoterapia Umanistica

L’Assemblea dei Soci del 23 giugno 2026 ha rinnovato gli incarichi della Federazione Italiana Musicoterapeuti, conferendo alla Prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi la Presidenza Onoraria e nominando il nuovo Consiglio Direttivo e la Commissione Tecnico-Scientifica, nella continuità dell’approccio della Musicoterapia Umanistica.

L’Assemblea dei Soci del 23 giugno 2026 ha segnato un momento significativo nella vita della Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.), con il rinnovo dei propri incarichi e la conferma dell’identità culturale che da sempre ne orienta il percorso. Tra le deliberazioni assunte, particolare rilievo riveste il conferimento della carica di Presidente Onorario alla Prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi, quale riconoscimento del contributo offerto alla definizione e alla diffusione dell’approccio della Musicoterapia Umanistica, riferimento culturale della F.I.M.. La Presidenza Onoraria testimonia il valore di un patrimonio di pensiero e di esperienza che continua a ispirare la vita della F.I.M. e che riconosce nella centralità della persona, nella qualità della relazione e nell’esperienza musicale i fondamenti dell’agire musicoterapico. Principi che hanno accompagnato il cammino della Federazione e che continuano a orientarne le attività formative, culturali e professionali. L’Assemblea ha inoltre nominato il nuovo Consiglio Direttivo, composto dalla Presidente Valeria Penteriani, dalla Vicepresidente e Segretaria Antonietta Paoletti e dai Consiglieri Paolo Padalino e Sara Marini. È stata inoltre costituita la Commissione Tecnico-Scientifica, presieduta da Paolo Padalino e composta da Franca Moretti, Annalisa Losacco e Manuela Bricconi. La Commissione promuoverà attività di approfondimento, formazione e confronto professionale, contribuendo alla diffusione dell’approccio della Musicoterapia Umanistica e alla valorizzazione delle esperienze e delle competenze presenti all’interno della F.I.M.. Il rinnovo degli incarichi e il conferimento della Presidenza Onoraria esprimono una scelta di continuità, nel segno di un approccio che pone la persona, la relazione e il valore dell’esperienza musicale al centro dell’intervento musicoterapico. La Federazione Italiana Musicoterapeuti rinnova così il proprio impegno nella promozione della Musicoterapia Umanistica, con la volontà di favorire la crescita culturale e professionale della comunità dei musicoterapeuti, sostenere la formazione, valorizzare lo scambio professionale e contribuire alla diffusione di una cultura della musicoterapia fondata sul rispetto della persona, sull’ascolto e sulla qualità della relazione.

Giulia Cremaschi Trovesi – Presidente Onorario

 

Giulia Cremaschi Trovesi

Musicista, pedagogista e musicoterapeuta
Fondatrice della Musicoterapia Umanistica e della Federazione Italiana Musicoterapeuti

A seguito della nomina a Presidente Onorario, il direttivo della F.I.M. desidera esprimere profonda gratitudine a tutto il lavoro di ricerca e di scoperta svolto da Giulia Cremaschi Trovesi. Le parole non saranno mai sufficienti per abbracciare tutto ciò che Giulia ha iniziato e portato avanti in questi anni, accompagnata da altrettanti professionisti e persone di gran cuore e gran pensiero. Ecco perché questo breve scritto nasce: con lo scopo di cogliere l’essenza del cammino fatto fino ad ora e continuare a mantenere lo sguardo all’interno dello stesso orizzonte.

 

Giulia Cremaschi Trovesi è musicista, pedagogista e musicoterapeuta. Attraverso un lungo percorso di studio, insegnamento e pratica professionale, ha contribuito in modo determinante alla definizione e allo sviluppo della Musicoterapia Umanistica in Italia, favorendone la diffusione nei contesti clinici, educativi e formativi. Il suo pensiero pone al centro la persona nella sua globalità e riconosce nella relazione lo spazio fondamentale dell’esperienza musicoterapica. Tra i suoi vari impegni, si ricorda che dal 1980 fino al 2000 ha collaborato con l’Istituto di Audiologia dell’Università di Milano. 

La musica non è intesa soltanto come espressione artistica, ma come possibilità di incontro, ascolto e comunicazione. In quest’ottica, il dialogo sonoro diviene un autentico linguaggio relazionale, capace di accogliere e valorizzare le modalità espressive proprie di ognuno e di arricchire la vita delle persone con elementi che vengono dall’arte: la creatività, l’atteggiamento esplorativo, la fiducia in se stessi e l’autostima. I concetti di Corpo Vibrante e Relazione Circolare rappresentano elementi distintivi della sua elaborazione teorica e della sua pratica professionale. Essi orientano il percorso musicoterapico verso il riconoscimento delle risorse individuali e l’apertura di nuove possibilità comunicative, espressive e relazionali. Nel 1998 Giulia Cremaschi Trovesi fonda la Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.), con l’obiettivo di promuovere la formazione, il confronto professionale e la diffusione della Musicoterapia Umanistica, contribuendo alla crescita culturale e professionale della disciplina.

Le sue pubblicazioni costituiscono un punto di riferimento per musicoterapeuti, educatori, insegnanti e professionisti della relazione d’aiuto. La sua dedizione e passione per la musicoterapia hanno ispirato molti altri terapeuti suoi allievi a proseguire il suo cammino, iniziato da lei stessa come pioniera. Attraverso i suoi scritti, Giulia ha delineato un pensiero nel quale esperienza musicale, dimensione corporea, relazione educativa e pratica musicoterapica si intrecciano in una visione profondamente unitaria della persona. 

Principali opere

  • Il corpo vibrante. Teoria, pratica ed esperienze di musicoterapia con i bambini sordi
    Opera dedicata all’esperienza corporea, all’ascolto e alla comunicazione nella pratica musicoterapica con i bambini sordi.
  • Musicoterapia. Arte della comunicazione
    Testo incentrato sul valore della musica come esperienza di incontro, comunicazione e relazione.
  • Il suono della vita. Musicoterapia tra famiglia, scuola, società, con Mauro Scardovelli
    Riflessione sul ruolo della musicoterapia nei contesti familiari, educativi e sociali.
  • Il grembo materno. La prima orchestra
    Approfondimento sulle prime esperienze sonore, corporee e relazionali della vita prenatale.
  • Leggere, scrivere e far di conto. Superare i problemi di apprendimento con la musica
    Contributo dedicato al rapporto tra esperienza musicale, apprendimento e sviluppo delle competenze scolastiche.
  • L’incanto della parola
    Riflessione sul rapporto tra musica, voce, linguaggio e comunicazione.
  • …dal suono al segno…, con Mira Verdina
    Opera dedicata al percorso che conduce dall’esperienza sonora e corporea ai processi di lettura e scrittura.
  • La partitura vivente
    Riflessione sul valore educativo, umano e relazionale dell’esperienza musicale.

Attraverso la Federazione Italiana Musicoterapeuti, Giulia continua a custodire e trasmettere i principi della Musicoterapia Umanistica, sostenendo il dialogo tra esperienza, formazione e pratica professionale e contribuendo alla salvaguardia della sua identità culturale e metodologica.

Grazie di cuore Giulia!

Connecting Borders – Convegno Mondiale di Musicoterapia

Dal 7 al 12 luglio 2026, si è svolto il diciottesimo Congresso Mondiale di Musicoterapia a Bologna, dal titolo Connecting Borders.

Musicisti musicoterapeuti e professionisti provenienti da ogni paese del mondo si sono incontrati per lavorare insieme, condividere lavori ed esperienze. Millecinquecento i partecipanti, dei quali un quinto professionisti italiani.

Ad organizzare il Congresso le tre Associazioni italiane di musicoterapia: AIM, FIM e Punto di Svolta, che per la prima volta si sono congiunte per dare un contributo reciproco alla realizzazione di questo congresso mondiale.

Molte proposte e lavori in contemporanea hanno permesso ai partecipanti di poter seguire diversi incontri e workshop, ognuno con un carattere e una connotazione specifiche, dati anche dai molteplici contesti culturali che si sono interfacciati.

Presenti tutti e tre i referenti delle associazioni italiane all’incontro italiano dei professionisti della musicoterapia, per condividere il punto della situazione attuale e gli intenti futuri che andrebbero incontro ad una collaborazione sempre maggiore nel rispetto delle singole caratteristiche.

I lavori sono stati espressione di ricchezza culturale che aiuta ogni singolo professionista all’apertura e alla comprensione delle diversità culturali, teoriche e metodologiche. Un allenamento per mettere a fuoco la propria identità rispetto ai molteplici modi di guardare la realtà.
Elemento comune a tutti: il benessere dell’essere umano, anche in condizioni limite.

I lavori infatti erano dedicati a diversi orizzonti di cura, dal prenatale all’accompagnamento alla morte, alla rielaborazione del lutto attraverso le pratiche vocali di ogni tradizione culturale.
Interessanti i workshop dedicati alle improvvisazioni musicali, espressione non solo di tradizioni culturali specifiche, ma anche di tecniche che sono maturate nella storia e nella pratica della musicoterapia.

Prossimo Congresso Mondiale nel 2029 in Thailandia, a Bangkok!

Appuntamento intermedio: Congresso Europeo di Musicoterapia (EMTC), dal titolo Voices in Harmony,  programmato dal 5 all’8 luglio 2028, a LjubiJana (Slovenia).

Weekend invernale “MAI PIù DA SOLI – Il bello di essere famiglia e comunità”

Il 27 e 28 dicembre scorsi la Casa del Pellegrino di Crema ha accolto il primo Weekend Invernale “Mai più da soli – II bello di essere famiglia e comunità”.

La formula, ormai rodata dalle omonime settimane e weekend estivi, ha visto il susseguirsi di laboratori e momenti di attività tutti insieme, pasti compresi.

È stata una festa di famiglie, incontri, sorrisi, nuove amicizie, condivisione, stupore, coinvolgimento, musica, danza, allegria.

Sono stati due giorni dedicati a famiglie bambini e ragazzi dai 2 ai 34 anni, per riscoprire insieme il bello dell’essere comunità. Un’occasione per condividere esperienze, creatività e sorrisi, con laboratori inclusivi, musicali e artistici. Un weekend per crescere, divertirsi e sentirsi parte di qualcosa di più grande: una rete di relazioni e affetto.

I professionisti si sono preparati con serietà e passione nell’incontro di autoformazione di novembre 2025 svoltosi presso lo Studio Balestracci Beltrami a Crema. Hanno scaldato i motori con i laboratori del Sabato del Pellegrino di ottobre e novembre scorsi. Questo ha reso possibile organizzare giornate ricche di attività, laboratori in cui la contaminazione e la presenza di più professionisti è stata occasione di arricchimento per tutti e aiuto reciproco nella gestione delle situazioni di maggiore fragilità.

I due cuori pulsanti dell’iniziativa sono il “modello Pellegrino” (approccio educativo che sostiene il modo di operare della Casa del Pellegrino e da cui deriva il motto MAI PIU’ DA SOLI) e la “Musicoterapia Umanistica” con le sue applicazioni pratiche in ambito relazionale ed educativo.

Tre i professionisti FIM presenti:

Paola Beltrami – ideatrice e referente dei Weekend MAI PIÙ DA SOLI;

Cecilia Zaninelli – sassofonista e musicoterapeuta;

Eleonora Ornaghi – arpa terapeuta e studentessa del corso di musicoterapia “G. Cremaschi Trovesi”.

Gli altri professionisti in gioco sono stati:

Emanuele Gusmaroli – attore ed educatore teatrale;

Siria Polloni – danza terapeuta;

Marcella Marchi – arte terapeuta;

Annalisa Andreini – foodblogger e insegnante attività culinarie;

Laura Patelli – insegnante yoga;

Clown ViP;

Trio acustico Chakra;

Ass. Mus. Il Trillo;

Centro diurno Bella storia.

 

Le iscrizioni sono arrivate, superando le attese: 16 famiglie, 22 tra bambini e ragazzi partecipanti.

Il Weekend è stato un’esperienza inclusiva da tanti punti di vista: età che si incrociano (bambini, ragazzi, giovani adulti), famiglie che si incontrano, disabilità che diventano risorse, unicità che si cercano e specchiandosi negli occhi dell’altro scoprono la propria ricchezza interiore, i propri talenti, vincendo la timidezza, accogliendo le proprie e altrui fragilità.

Le due giornate sono state ricche di vita e un grande successo, confermato dalla luce sui volti di tutti, dai sorrisi, dalle strette di mano, dagli abbracci, dalla leggerezza vissuta e respirata.

Dopo queste giornate, siamo sempre più consapevoli che in qualche modo tutte le attività proposte – e sono state tante – hanno creato un sottile filo rosso che ha tessuto una rete tra tutti i presenti, e soprattutto che tutti abbiamo bisogno di vivere e incarnare quel MAI PIÙ DA SOLI, che non è solo un motto, ma un modo di essere.

In breve le attività proposte in questa edizione sono state: musica d’insieme, laboratorio di attività manuali, di cucina, teatro improvvisato, arte terapia, danza inclusiva, favola musicale, yoga e arpa, concerto natalizio, animazione clown. Con un denominatore comune: vivere la relazione per accogliere e lasciarsi accogliere.

E tutto questo non senza criticità e fatiche. Il freddo dell’inverno che ci costringe a stare al chiuso il ritrovarci tutto il giorno chiusi nello stesso ambiente, la necessità di spostarci nell’attiguo oratorio il giorno dopo, la stanchezza dei genitori, l’irritabilità dei ragazzi e la vivacità dei bambini ci ha messo alla prova non poco. Ma è stato proprio nei momenti più critici che abbiamo capito quali siano stati i nostri punti di fragilità e quelli di forza e soprattutto abbiamo sentito che la coesione tra professionisti e il sostegno della Casa del Pellegrino ci hanno fatto superare piccoli momenti di empasse.

Grazie allora di cuore a tutti coloro che hanno permesso la buona riuscita del weekend MAI PIÙ DA SOLI.

Grazie alla Casa del Pellegrino che ci ospita e ci accoglie sempre a braccia aperte e, sebbene creiamo scompiglio, è sempre disponibile a farci sentire a casa; per la sua cucina sempre ottima, per i giovani che vi operano attenti e disponibili alle esigenze dei partecipanti e dei professionisti.

Grazie all’oratorio di S. Maria della Croce che ci ha ospitati il secondo giorno, facendoci trovare un luogo caldo e in ordine.

Grazie a tutti i professionisti già citati e alla Federazione Italiana Musicoterapeuti – FIM che ci sostiene e promuove.

E soprattutto grazie alle famiglie, ai bimbi ai giovani per tutta la Vita che hanno portato e donato.

 

Paola Balestracci Beltrami

Conversazioni – Musica e Terapia

Venerdì 7 marzo Giulia Cremaschi Trovesi è intervenuta nella prima edizione della rassegna “Conversazioni”, organizzata dalla Biblioteca musicale de Sabata – Ceccato nella suggestiva cornice di Palazzo Polli Stoppani a Bergamo Alta.

Il suo contributo, dal titolo “Musica e terapia”, comincia, come sempre, spiazzando e incuriosendo i partecipanti: il primo oggetto misterioso è la poderosa conchiglia che Giulia ha suonato verso le corde dell’ottimo Steinway & Sons il quale ha ricambiato offrendo una nitida risonanza con grande varietà di armonici. 

Conquistata in fretta l’attenzione degli uditori, Giulia ha affrontato l’argomento in questione, la Musicoterapia, partendo da alcuni milioni di anni fa e mostrando le impronte di passi visibili sui reperti, testimonianza di quanto l’ordine ritmico sia appartenente all’Uomo sin dalle sue origini. Dopo la proiezione di altre immagini che hanno consolidato la ricerca dell’ordine ritmico nella storia da parte dell’uomo, si è arrivati al momento imprescindibile della sperimentazione: i giochi con le mani e con la voce, riferiti rispettivamente alla durata e all’altezza del suono, hanno coinvolto pian piano i partecipanti che hanno così potuto ricalcare con il proprio corpo le nozioni prima ascoltate con le parole. E’ sempre interessante ed affascinante vedere un contesto di persone alle quali viene chiesto di creare un movimento, un suono o di intonare una scala musicale: l’uditorio era composto da persone non giovani, certamente curiose ed interessate ma che presumibilmente si sarebbero aspettate di ascoltare passivamente un oratore. Nel momento nel quale viene loro chiesto di partecipare attivamente è visibile che, rotto l’involucro di timidezza e di sorpresa, si scopra la bellezza del gioco, nel quale il nostro lato bambino può finalmente aver di nuovo una voce. 

Dividendo i presenti in due cori, Giulia ha poi diretto i gruppi con le mani, creando polifonia: questa magia, data spesso per scontata, è alla base della musica che conosciamo da alcuni secoli ma quando la si sperimenta porta sempre allo stupore. La diversità di due note che, proprio a ragione della propria diversità, creano un’armonia, emoziona chi ha la fortuna di coglierlo. I feedback e gli sguardi dei presenti hanno provato che i contenuti dell’incontro li hanno raggiunti e arricchiti.

Niccolò Zampiron racconta la sua esperienza in musicoterapia

La mia esperienza alla Scuola di Musicoterapia Umanistica è cominciata il 30 aprile 2020, quando partecipai a un webinar dove Mauro Scardovelli intervistava Giulia Cremaschi Trovesi.

Nel parlare della musica ponevano il suono al cuore della relazione fra le persone. Questa prospettiva mi incuriosì tanto che ho deciso di approfondire perché il suono avesse questo ruolo fondamentale nella vita di tutti. Per farlo decisi di frequentare la Scuola di Musicoterapia Umanistica organizzata dalla A.P.M.M..

Da quel momento iniziai un viaggio meraviglioso che mi ha portato a scoprire la magia celata dentro alla musica, nella sua natura fisica e nella sua bellezza, che era qualcosa che avevo sempre vissuto ma che non riuscivo a cogliere del tutto. Gli studi fatti in Conservatorio mi avevano preparato per l’atto performativo ma non per quello relazionale e pedagogico. Dunque, mi mancava quello che ho trovato finalmente negli insegnamenti di Giulia: il suono è relazione perché coinvolge i corpi attraverso la risonanza e questo genera una comunicazione reciproca fra le persone, uno scambio di emozioni e significati profondo, intenso, diretto che ci aiuta, ci fa stare bene. 

Lo sguardo di questa musicoterapia è umanistico proprio perché osserva la persona e la accoglie così com’è, da valore alle sue capacità e la porta con fiducia a uno scambio creativo di suoni, perché si è mossi dalla consapevolezza che la musica è dentro di noi e attorno a noi e va scoperta.

In questa visione c’è un messaggio pedagogico che ascolta e valorizza la persona. Infatti, sentirsi ascoltati porta ad ascoltarsi, a diventare più presenti e a sentirsi più forti nell’affrontare le difficoltà. In tal modo si possono apportare miglioramenti sorprendenti nella qualità della vita. 

Nel mio lavoro di insegnante nella scuola secondaria di primo grado mi trovo di fronte a diverse fragilità, ma ho notato che far fare ai ragazzi esperienza diretta di suoni belli li porta a scoprire il piacere di suonare, di ascoltare e di condividere la musica insieme agli altri. 

Esperienze meravigliose sono state, ad esempio, quelle negli incontri di musicoterapia con un ragazzo autistico di undici anni che nel corso di un anno solare è passato dal voltarmi le spalle a suonare insieme a me al pianoforte il tema delle dodici variazioni di Mozart sulla canzone “Ah, vous dirait-je maman”, ma lo sono state anche le esperienze vissute nelle classi, dove i ragazzi scoprono che perfino con oggetti comuni si possono creare atmosfere sonore suggestive che invitano ad ascoltarsi e aiutano a sentirsi un gruppo.

In conclusione, i quattro anni alla Scuola di Musicoterapia Umanistica mi hanno offerto momenti di scoperta continua che mi hanno reso più consapevole di quanto la musica sia parte della vita di tutti e del suo potere comunicativo. Oggi le esperienze concrete del mio lavoro mi offrono scenari nei quali posso osservare come la musica diventi un elemento di unione, di bellezza e di gioia.

“Suonare – osservando, osservare – suonando” Masterclass al Conservatorio “Santa Cecilia” Roma

Dal 2 al 4 novembre 2023 al Conservatorio Santa Cecilia di Roma Angela Cremaschi ed Elisa Pezzi hanno tenuto una Masterclass dal titolo: “Suonare-osservando, osservare-suonando”. Angela ed Elisa hanno incontrato un gruppo di pianisti, affrontato il tema dell’improvvisazione musicale in musicoterapia umanistica e ora ci raccontano la loro esperienza.

“Abbiamo iniziato la masterclass ponendo dei quesiti: che cos’è il suono? Da cosa è formato il suono? Si scrive il suono? Come si scrive?

Molti studenti hanno collegato la musica al benessere fisico, emozionale restando su un livello più astratto di conoscenze del suono. 

Noi abbiamo fatto un passo indietro e abbiamo cercato di capire che cosa sia fisicamente il suono: vibrazione che scaturisce dal movimento di un corpo elastico. Inoltre abbiamo proposto di sperimentare che cosa il suono provoca ai corpi che attraversa durante la sua trasmissione.

Il suono provoca una vibrazione che ci coinvolge interamente; lo percepiamo attraverso il nostro corpo che è esso stesso in grado di produrre suoni attraverso la voce e il movimento. Le parole sono suoni. 

Il suono nasce quindi dal movimento e provoca un ulteriore movimento. 

Il benessere o malessere che ne può scaturire è una conseguenza della sua natura intrinseca. 

Dal suono si arriva alla musica, alla sua scrittura, identificando due dei suoi parametri fondamentali: altezza e durata. 

L’uomo vive la durata del suono e la esprime con il movimento nello spazio, l’altezza nasce dal movimento delle colonne d’aria dentro il corpo. 

Abbiamo improvvisato rispecchiando attraverso la musica un gesto e un modo di camminare di ogni persona presente. Il pianista leggeva il movimento rispecchiandolo attraverso l’intensità del suono, il tempo e il ritmo. Le scelte melodiche e armoniche del pianista scaturivano dalla lettura delle caratteristiche singolari di ogni persona.

Nel pomeriggio del secondo giorno sono venuti a trovarci prima Alice e poi Francesco, con cui abbiamo fatto due incontri di musicoterapia umanistica. 

Alice, ragazza di 18 anni con tetraparesi, sopra la cassa armonica del pianoforte è riuscita a rilassarsi e a compiere dei movimenti, a lasciar vibrare il suo corpo visibilmente contenta e gioiosa. 

Francesco, bambino di 8 anni, senza una diagnosi precisa, con ritardo generalizzato, ha compiuto per la prima volta dei movimenti con la lingua, legati ad alcune consonanti. 

Abbiamo coinvolto gli studenti distribuendo strumenti ritmici con cui abbiamo suonato insieme.

Dopo l’esperienza diretta abbiamo commentato con gli studenti quello che avevano visto, cosa avevano notato. La maggior parte di loro ha notato quanto fosse potente a livello comunicativo quel tipo di improvvisazione al pianoforte. Da lì abbiamo lavorato sperimentando sull’importanza dell’improvvisazione musicale e notando come un’efficace improvvisazione sia in grado di potenziare il livello di attenzione dell’altro e di come l’azione del corpo della persona diventi più centrata ed armonica. 

Ringraziamo il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e la prof.ssa Isa D’Alessandro per aver creduto in questo progetto e averlo proposto”.

SCUOLA DI MUSICOTERAPIA: SERENA PERINI RACCONTA

Ripensando ai miei quattro anni di formazione presso l’APMM (Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia “G. Cremaschi Trovesi”) e chiedendomi come trasformare in un testo scritto le sensazioni, emozioni ed esperienze vissute durante questo periodo la parola che compare spesso è “Curiosità”. La Curiosità è ciò che mi ha condotto prima ad interrogarmi sulla parola musicoterapia e a chiedermi: di cosa si tratta esattamente? E’ un termine che ha origini molto antiche e che ancora oggi è presente nella nostra società; che cosa si nasconde dietro a questa parola “musico-terapia”? La Curiosità poi mi ha condotto ad iscrivermi durante i miei anni di studio di flauto in Conservatorio a due bellissimi stage di jazz, prima a Fabriano e poi a Labro. Qui ho incontrato una contrabbassista, poi diventata cara amica.
A distanza di anni dai seminari jazz, scopro che questa amica si è trasferita poco lontano da dove abito e così – sempre la Curiosità – mi porta a contattarla e a chiederle se vogliamo vederci per bere qualcosa insieme. Ed è in questa occasione che sento parlare per la prima volta di Giulia Cremaschi Trovesi e del suo approccio umanistico alla musicoterapia. Incuriosita, il giorno successivo cerco informazioni su internet e scopro che dopo qualche mese sarebbe iniziato il primo corso di musicoterapia.

In questi anni ho spesso ringraziato l’amica contrabbassista per avermene parlato perché frequentare questo corso è stata per me un’esperienza estremamente arricchente ed entusiasmante. Già laureata in storia e filosofia, ho avuto modo per la prima volta di assistere a
una pedagogia di tipo maieutico-socratico ed incentrata sul learning by doing. Ho sperimentato poi un livello di attenzione mai avuto durante tutto il mio percorso di formazione. Ciò che mi ha stupito fin dall’inizio è stata la profondità con la quale le tematiche del corso sono state affrontate. Entusiasmanti sono state le lezioni riguardanti i campi del linguaggio, della matematica e della musica.

Mai avrei pensato che dietro alla parola musicoterapia potesse nascondersi tutto ciò: l’improvvisazione musicale calibrata sulla partitura vivente, la nascita della parola, il numero in relazione allo spazio, l’apprendimento della lettura e scrittura musicale. Mi ha incuriosito molto anche la modalità di insegnamento dell’improvvisazione al pianoforte: da un suono sulla tastiera nelle diverse ottave all’utilizzo creativo della cadenza italiana.

Il corso di musicoterapia e pedagogia musicale ha sicuramente arricchito la mia professione di insegnante di musica e di sostegno presso la scuola Secondaria di primo grado: mi ha insegnato a non dare nulla per scontato, ad intuire i bisogni degli alunni e a valorizzare i piccoli passi. Fondamentale e in continuo work in progress è inoltre il lavoro di formazione personale: un lavoro iniziato con il gruppo e che poi ho deciso di proseguire individualmente. Sicuramente il corso frequentato è impegnativo per ciò che riguarda “il dopo”, cioè la formazione permanente sia personale che professionale ma – nello stesso tempo – è estremamente gratificante.
Sono grata per aver avuto l’opportunità di far parte di un bellissimo gruppo – sia di compagni di corso sia di docenti – che ha allargato i miei orizzonti, modificando con gentilezza il mio modo di comunicare, ascoltare e fare musica.
Vorrei concludere questo breve testo augurandomi di riuscire a trasmettere nel mio lavoro di insegnante e nelle attività di musicoterapia che conduco la profondità, ricchezza e gioiosità dei principi della musicoterapia umanistica.

Serena Perini

DUE CHIACCHIERE CON SIMONA GHEZZI

 

 

 

Grazie per questa opportunità.

Scrivere.

Guardarmi indietro e vedere le orme dei passi che hanno lasciato i segni sulla sabbia.

Sono i segni di un’esperienza che si chiarisce nel tempo.

Sono Simona Ghezzi, musicista musicoterapeuta, innamorata della filosofia. La filosofia, insieme alla musica, sono state e sono tuttora il percorso di studi, lavoro e ricerca che ho scelto. La filosofia mi ha permesso di comprendere più da vicino il “fare musica”, la musica e la musicoterapia mi hanno permesso invece di mettere radici al pensiero, far si che non voli troppo in alto: questo è il rischio per chi studia filosofia, girare su se stessi.

Questa congiunzione ha avuto inizio dall’incontro con Giulia, un incontro magico. Il peso delle parole a partire dai suoni, il peso del dito che
affonda nel tasto del pianoforte, il valore del silenzio, un “fare” mai disgiunto da un “pensare” e un “pensare” mai disgiunto dal “fare”: questo
è ciò che ho avvertito dai primi istanti, nei primi incontri, ed è ciò che mi ha appassionato giorno dopo giorno.

Questa passione in questi anni mi ha messo anche tanto in crisi, crisi di fronte al dubbio, all’incertezza di un sapere presuntuoso, certo della sua incrollabile verità.

Lavoro da circa venticinque anni nel mio studio, incontrando bambini, ragazzi e famiglie, e nella scuola, dentro le classi liceali, a stretto contatto con gli adolescenti attraverso lo studio e la pratica della filosofia. Per un Etica delle passioni: ricordo questo lavoro molto intenso e
interessante dedicato a Spinoza, realizzato con i  ragazzi delle classi di quarta liceo insieme al gruppo ragazzi adulti dell’ANFASS di Crema,
nell’ambito di una rassegna culturale, dedicata alla monografia di personaggi leggendari. Un’esperienza entusiasmante: musica disabilità e filosofia a stretto contatto. La grande opera di Spinoza  prende vita, la visione razionalista dell’autore apre scenari che superano uno stato ordinario di coscienza nel quale emergono i temi del “non giudizio”,  della “beatitudine”, dell’“amicizia”.

Il mio lavoro dentro alla musica è iniziato proprio nelle classi delle scuole, dapprima scuole primarie , luogo prezioso per fare esperienza e
mettere in campo creatività, energia e un ascolto paziente. Amo tanto lavorare con l’infanzia. Giocando e suonando con i bambini, si
sprigiona in me la gioia infantile, il divertimento e lo stupore. Mi piace giocare davvero, e non far finta di…

Nelle situazioni più difficili, con bambini in difficoltà nelle relazioni, negli apprendimenti, è così importante questo “non far finta di…”, perché almeno una volta nella vita, tutti quanti noi siamo stati giudicati incapaci e inadeguati. Tutti noi viviamo di quelle passioni che animano le persone che incontro, l’amore, l’odio, la tristezza, la rabbia, la paura, la disperazione e la speranza… Sono le passioni che ci mettono in contatto con noi stessi, con gli altri, anche con i professionisti con i quali mi confronto, quelli che lavorano lasciando che il pensiero sia libero e autonomo, e coloro che, costretti nelle maglie delle istituzioni, incastrano ogni slancio, ogni speranza. E’ una realtà con la quale ho dovuto fare i conti.

In questi anni ho imparato anche la pazienza e la lentezza che agli inizi del mio lavoro non praticavo facilmente.

Questo lavoro lo vivo ogni giorno, e credo sia uno degli ingredienti irrinunciabili della mia felicità.

Simona Ghezzi

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