Category: Primo piano

Settimana estiva “Mai più da soli” 17 – 23 luglio 2022

 

Dopo il grande successo della sua prima edizione, la Settimana Estiva MAI PIU’ DA SOLI torna arricchita di novità e sorprese.

Saremo a Crema, presso la Casa del Pellegrino, ai piedi della magnifica basilica di S. Maria della Croce, dal 17 al 23 luglio 2022.

L’arte è uno strumento potente di rinascita, di aggregazione, di riscatto sociale. A partire dalla musica e dalla Musicoterapia, la Settimana Estiva vuole essere un momento e un luogo per fare esperienza del “fare insieme”, dell’immergersi in attività artistiche, di gioco, di movimento per ritrovare serenità, per guardare i propri figli con occhi diversi, per non sentirsi mai più da soli.

La Settimana “Mai più da soli” non è un centro estivo per bambini con disabilità, ma è rivolta alla famiglia, con il desiderio di:

• fare famiglia

• dare l’opportunità ai bambini e ragazzi con disabilità di fare un’esperienza intensiva di attività artistiche ed educative per tirare fuori il meglio di sé

• avere cura dei fratelli e delle sorelle

• incontrare i genitori, dando spazio al confronto.

L’iniziativa è destinata a 20 famiglie di bambini e ragazzi con disabilità provenienti da tutta Italia. Cuore dell’idea è farsi carico dell’intera famiglia, offrendo sia momenti da vivere tutti insieme, sia attività specifiche per i vari membri (il bambino, i fratelli /sorelle, la coppia), perché la disabilità è una condizione di vita che riguarda non solo il bambino/ragazzo ma anche la sua famiglia.

Eccone l’elenco delle attività in breve:

• Musicoterapia

• Arpa terapia (per i genitori)

• Arte terapia

• Clown terapia

• Attività Montessoriane

• Giochiamo a fare sport

• Musica d’insieme (per i fratelli e sorelle)

Interventi assistiti con animali

• Incontri genitori con i professionisti

• Visite guidate nel Parco del Serio

Il gruppo Scout Crema 3 metterà a disposizione giovani dai 17 ai 20 anni per animare vari momenti delle giornate, organizzare giochi coi fratelli e sorelle, accompagnare le famiglie nelle attività esterne alla Casa del Pellegrino. 

La settimana estiva avrà luogo a Crema (CR) presso la Casa del Pellegrino, luogo accogliente e ospitale ai piedi della Basilica di S. Maria della Croce, sede dell’omonima associazione di volontariato che si occupa, oltre alla ristorazione, di organizzare eventi finalizzati alla valorizzazione della Basilica, di promuovere la cultura del volontariato come fattore educativo e di riscatto sociale anche mediante coinvolgimento di persone svantaggiate o appartenenti a categorie fragili della società.

Per maggiori informazioni: Paola Beltrami 333 8294355 e musicoterapiafim@gmail.com

 

RISONANZE: CONVEGNO-SPETTACOLO A REGGIO EMILIA

Un convegno-spettacolo di grande impatto quello che si è tenuto a Reggio Emilia il 13 novembre scorso, presso l’Aula Magna di Palazzo Dossetti sede dell’Università di Modena e Reggio Emilia, organizzato da L’Indaco in collaborazione con la F.I.M.
Questo evento ha concluso un anno di iniziative dedicate ai  31 anni di attività della nostra associazione.

L’Indaco è una associazione culturale, un centro di ricerca  nato per indagare e sviluppare le valenze educative della musica e dei linguaggi espressivi coniugando il modello di Musicoterapia di Giulia Cremaschi con il pensiero umanistico di Mauro Scardovelli.

L’intento del convegno è stato quello di proporre una riflessione sul tema della Risonanza, tema molto caro al modello di Musicoterapia proposto dalla F.I.M. al quale l’Indaco, con consapevolezza, ha sempre aderito nelle sue proposte.

Nel panorama scientifico e culturale attuale il principio della Risonanza si pone come elemento trasversale ai campi di conoscenza dell’umano e, per un ente come il nostro che si occupa di relazioni in educazione e in terapia, si tratta di un aspetto molto interessante, ricco di spunti da approfondire.  Pensiamo  la risonanza come un vero e proprio dialogo tra l’esistente, e il permettere di risuonare pone in relazione l’individuo al suo ambiente, al gruppo di appartenenza, alle relazioni significative che segnano il suo percorso evolutivo.

Il convegno si è strutturato in due momenti: una prima parte in cui il fenomeno della Risonanza è stato sviluppato dal punto di vista teorico, con interventi di fisica acustica, biologia e medicina, filosofia e arte, culminando con l’intervento di Giulia Cremaschi che ha lanciato un ponte con la parte successiva, dedicata alla Risonanza come fondamentale strumento nei processi educativi e di cura.

In questa seconda parte gli interventi hanno riguardato la psicologia, la pedagogia speciale, la logopedia, la Comunicazione Facilitata e a conclusione il percorso de l’Indaco.

Essendo la Risonanza un fenomeno primariamente acustico, non poteva mancare in questo contesto un’attenzione alla Musica, luogo principe della Risonanza come viene comunemente intesa; ed infatti l’intero convegno è stato incorniciato e accompagnato da un’opera commissionata appositamente per l’occasione.
Il compositore Enrico Scaccaglia ha interpretato il percorso dei vari interventi con un ensemble di quattro strumenti che hanno dialogato per dare il senso dell’origine vibratoria della realtà.
L’opera musicale si è conclusa con una performance di due voci narranti e due danzatrici che hanno rappresentato il mito delle muse, momento suggestivo sia per la metrica greca con la quale è stato presentato, sia per la coreografia che ha espresso la connessione tra passato presente e futuro e ha voluto ribadire l’importanza della memoria come àncora necessaria alla sopravvivenza umana,individuale e collettiva.

Franca Moretti, Cristina Moscardi, Maria Stella Vannini

UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA…

Ho il piacere di raccontare la mia esperienza dopo un’estate un pò insolita, perché è la prima estate in cui ho attraversato l’Italia in lungo e in largo in auto. Avevo già esperienza di viaggi lunghi, avendo parenti in regioni lontane e anche per il fatto che nel 2019 ero partita a bordo della mia auto, assieme al cane al gatto, per andare verso Nord e attraversare alcuni stati fino alla Svezia, un viaggio durato quasi quattro mesi.
A fine marzo, nel 2020, è andata in onda una trasmissione nel programma ‘Che ci faccio qui’ Rai3, condotta da Domenico Iannacone, con una puntata intitolata ‘Giulia e Giulia’. Chi erano le due Giulie?
La sottoscritta e la sua maestra di musicoterapia.
Due Giulie che già si conoscevano da tempo, perché fu proprio l’altra Giulia a farmi riscoprire la musica e a ispirare i miei genitori sul mio percorso. Sono stata iscritta a una scuola di musica molto presto, già all’età di tre anni e mezzo.
Dopo la bellissima trasmissione, sono stata contattata da centinaia di persone da tutta Italia e qualcuno anche dall’estero. Mi sono trovata un po’ in difficoltà perché stavo frequentando una bella scuola di grafica, dove ho preso una qualifica professionale, e terminava nel mese di giugno dopo gli stage e gli esami finali. Non era semplice presenziare dalla mattina alla sera a scuola e agli stage, e al contempo essere travolta dall’ondata mediatica, avevo dei bei colpi di sonno davanti al computer, devo dire che alla scuola sono stati molto carini e pazienti.
Nel giro di 4 mesi sono riuscita a rispondere ai messaggi e alle mail che arrivavano, scusandomi di volta in volta per il ritardo.
Quando è terminata la scuola ho iniziato il tour italiano: dal Friuli alla Puglia, ho partecipato a una serie di eventi a cui ero stata invitata per suonare ed espormi.
Tra cui: “La notte dei lettori” sotto la loggia del Lionello a Udine, il “Festival della Lentezza” a Parma, il “BeHeart Festival” a Latisana, “Omaggio agli Ulivi” in Puglia, esibizione in un parco archeologico sotto le stelle sempre in Puglia, “Festival Bosco” a Civezzano (TN), partecipazione musicale al Bosco delle fate a Padova, partecipazione musicale per una raccolta fondi destinata a “Still I Rise” di Nicolò Govoni, partecipazione musicale a un coro di Edimburgo, esibizione musicale alla Fraternità di Romena, esibizione musicale a Pontedera per “La nota del dono”, video musicale sulla terrazza panoramica di Terricciola, esibizione musicale ai Frati di Assisi, partecipazione musicale per la presentazione di un Club sportivo a Tarvisio; esibizione musicale a una mostra d’Arte allestita a Tarcento.
Ho poi suonato due brani accompagnata dal pianista e dalla violinista di Andrea Bocelli, ed è stata un’esperienza a dir poco unica suonare con dei musicisti virtuosi.
Certo, per via della sordità, ho fatto e faccio molta fatica a migliorarmi tecnicamente con il violoncello, devo ricercare un metodo che mi consenta di superare gli ostacoli legati soprattutto all’intonazione, e per ora trovo utile creare dei piccoli segni sulle corde, in modo che possa riconoscerli e usarli come riferimenti.
Andrebbero perfezionati, al momento mi servo di un pennarello con cui faccio i segnetti, e poi fisso il colore con un pò di colla attack, che lascia anche piccole sporgenze riconoscibili al tatto.
Il resto è riconoscibile attraverso le vibrazioni.
Ancor oggi ricevo richieste di partecipazione a eventi vari e non solo eventi, anche progetti di varia natura, soprattutto rivolti a un pubblico giovanile, ragazzi delle scuole.
La visibilità mediatica è stata un’esperienza intensa, a tratti difficile, ma quello che mi ha portato è stato bellissimo, nuove conoscenze, nuove storie, nuovi progetti, nuove possibilità. A breve lascerò la mia città natale e mi sposterò in una città da cui sarà più semplice viaggiare verso altri luoghi, un pò più ‘centrale’ anche se sempre in zona nordica.
Continuerò nel mio impegno e passione di scoprire la musica, soprattutto il violoncello, sperando di trovare sistemi sempre migliori, e proseguirò anche con i progetti che vorrei realizzare (sono tanti ma ne basta almeno qualcuno).
Giulia Mazza

MANUELA BRICCONI: LA STANZA DELLA MUSICA A ROVELETO DI CADEO (PC)

La Stanza della Musica (nata nel 1998) è un luogo dove la musica, nelle sue svariate forme, prende vita.

 Non ci sono limiti né di età né di condizione per poter vivere e sperimentare la musica, in quanto la musica appartiene a tutti e ognuno può trarne beneficio.

Nella visione umanistica della musica e della musicoterapia, il confine tra educazione e terapia è un confine fluttuante, in cui le modalità relazionali giocano un ruolo determinante nel definire uno o l’altro ambito. Per questo spesso accade che i percorsi si intreccino e può accadere che un bambino che ha cominciato con la musicoterapia si ritrovi a suonare su un palcoscenico, o una bambina con difficoltà di linguaggio si ritrovi a cantare nel coro.

Per questo motivo nella Stanza della Musica ci sono proposte diversificate e rivolte a diverse fasce d’età:

Nido Musicale, per bambini dai 18 ai 36 mesi accompagnati da un genitore;
Crescere con la Musica, per bambini dai 3 ai 6 anni;
Piccoli Musicanti, per bambini dai 6 i 12 anni;
Corsi di pianoforte, chitarra e violino;
Incontri di musicoterapia per ogni fascia d’età.

Le proposte sono condotte o coordinate da Bricconi Manuela, diplomata in pianoforte e musicoterapia, formata in musicoterapia umanistica con Giulia Cremaschi Trovesi, certificata secondo la norma UNI 11592 come musicoterapeuta e formatrice F.I.M., di cui è membro del Direttivo.

Con lei collaborano Caterina Carini, diplomata in violino e Daniele Molinari, diplomato in chitarra.

La stanza della Musica è anche sede di seminari di Musicoterapia Umanistica F.I.M. accreditati dal MIUR.

SCUOLA DI MUSICOTERAPIA: L’ESPERIENZA DI CAROL

Ho incontrato il nome di Giulia Cremaschi Trovesi per caso, fra le righe di una bellissima lezione magistrale di Carlo Sini dal titolo “Sentire il mondo”. Da quella lettura alla mia iscrizione alla Scuola quadriennale di Musicoterapia sarebbero trascorse solo poche settimane. Quello con Giulia è stato l’incontro giusto, al momento giusto. Il fascino che poche parole scritte erano riuscite ad avere su di me, a proposito di ritmo, grembo materno e “prima orchestra”, ha preso corpo il giorno che l’ho conosciuta: mi trovavo di fronte ad una persona dal carisma eccezionale, capace di comprendere in sé la sensibilità del musicista, la cultura dello studioso, la determinazione del professionista e la spontaneità del bambino.

Iscrivermi a questo corso che richiedeva molto tempo ed energie ha significato compiere una scelta: quale direzione dare ai miei studi musicali che sino a quel momento erano stati dedicati al mio individuale perfezionamento? Dopo quattro anni di Scuola, posso dire onestamente che quella domanda è ancora aperta.

Non perché l’incontro con Giulia, i docenti che l’hanno affiancata, i miei compagni e tutte le persone con disabilità che ho incontrato, non abbiano lasciato il segno, bensì esattamente il contrario. Ogni giorno, nella professione di insegnante e musicista, mi chiedo come orientare le mie risorse e le mie conoscenze per comunicare in maniera efficace con gli altri e mi sforzo di creare occasioni in cui la persona che ho di fronte metta in moto se stessa: che si tratti dell’ora di lezione con uno studente di violino molto dotato, dell’ora di sostegno scolastico a ragazzi in difficoltà per le più disparate ragioni, oppure dell’ora di musicoterapia con un anziano sulla soglia dell’Alzheimer. La Scuola di Musicoterapia Umanistica mi ha dato le risorse, umane e musicali, per vivere pienamente tutte queste esperienze: anche di fronte alle maggiori difficoltà, la musica è capace di attivare una relazione di ascolto e di creare continuamente bellezza attorno chi la vive.

Mi sono interrogata quanto la Musicoterapia Umanistica di Giulia Cremaschi potesse adattarsi ad uno strumento come il violino che non consente di sfruttare, nella pratica terapeutica, la potente cassa di risonanza del pianoforte. Pur riconoscendo questo limite al mio strumento e dedicandomi con molta passione allo studio del pianoforte e altri strumenti, ho voluto concludere il mio percorso con una tesi incentrata proprio sul “violino umanistico” e sul suo ruolo di cura nella pratica pedagogica e terapeutica. Il violino è lo strumento con cui sono cresciuta e quello che mi permette con maggiore tranquillità di pormi in ascolto della relazione, senza sentire il peso di un impedimento tecnico e cercando, anzi, una libertà esecutiva che, prima della Scuola, non ho mai coltivato.

“Suonare osservando, osservare suonando” è uno degli insegnamenti portanti della Musicoterapia Umanistica, che richiede di essere in costante equilibrio fra ascolto empatico e guida responsabile. Un motto, o meglio, una sfida che Giulia Cremaschi continua a testimoniarci senza mai vantare una capacità empatica che, spesso, si teorizza molto e poco si pratica.

Carol Bergamini

SCUOLA DI MUSICOTERAPIA: L’ESPERIENZA DI MIETTA

È difficile racchiudere in qualche riga ciò che succede in quattro anni. Richiamando alla mente i ricordi del “viaggio” intrapreso assieme ai miei compagni, cercherò di scrivere qualche suggestione.

Ho iniziato la Scuola di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi” dopo aver conosciuto la musicoterapia umanistica sul campo e averne fatto esperienza affiancando una musicoterapeuta della F.I.M., Federazione Italiana Musicoterapeuti. Nell’intraprendere questo percorso avevo un’aspettativa in particolare: comprendere la teoria che stava dentro tutta la pratica che avevo visto e sperimentato, e poter conoscere più a fondo il mondo della disabilità, sperando di riuscire ad impadronirmi del linguaggio che vedevo adoperare e che tanto smuoveva.

È inutile dire che quell’aspettativa non è stata colmata: non perché non abbia acquisito più conoscenze di quante ne avessi o perché non abbia incontrato la teoria che immaginavo, ma perché vivendo questa Scuola ho capito che avrei dovuto guardare alle cose da un altro punto di vista.

Quello che mi ha colpito da subito di Giulia Cremaschi e di altri docenti del corso è che siamo stati tutti considerati professori. Cosa significa? Per la mia esperienza, mi sono sentita carica di una responsabilità – abile a rispondere -, presa in considerazione come persona pensante e già competente nel proprio campo, non una studentessa con tutto da imparare e niente da dire. Questo ha fatto sì che le risposte che cercavo, col tempo le ho trovate, ma non dove mi aspettavo: le ho trovate dentro di me. E ciò ha innescato un processo che mi ha permesso di pormi più domande e, con esse, la motivazione a cercarne il significato.

Che ruolo ha la musicoterapia in tutto questo?

La consapevolezza dello sguardo sull’altro è cresciuta: credere in chi mi sta di fronte, avere davvero fiducia nell’altro, vedere la persona oltre la dis-abilità… sono modalità d’essere senza le quali non può esistere una vera relazione. Nella relazione, ho ritrovato la Musica.

Quasi al termine del mio esame finale, una docente mi ha fatto notare che l’elaborato iniziava con la parola no e concludeva con la parole amore.

Credo di non aver modo migliore per riassumere questo percorso, che è solo all’inizio.

Mietta

CENTRO “TAM TAM” di Bergamo

“Tam Tam” ha in sé il senso del ritmo, della musica, del risuonare dentro di noi, della vibrazione originaria della vita. Un suono che racchiude il mondo. Perciò nel 2014 le fondatrici scelsero questo nome per dare vita a un centro di musicoterapia, consulenza pedagogica e psicologica e a corsi di musica per bambini e ragazzi. Il centro si trova a Campagnola, in via Montale 17, e nasce dalla pluriennale esperienza dell’associazione A.P.M.M. (Associazione Pedagogia Musicale e Musicoterapia) della Prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi, pioniera della musicoterapia fin dagli anni ’70 e recentemente protagonista della puntata “Giulia & Giulia” del programma televisivo di Rai3 “Che ci faccio qui” condotto da Domenico Iannacone.

Angela Cremaschi, Gloria Diffidenti ed Elisa Pezzi coordinano le attività del centro con la collaborazione dell’A.P.M.M. di cui fanno parte. Sul modello Cremaschi Trovesi la Musicoterapia Umanistica è il cuore del progetto “Tam Tam” che accoglie bambini con disabilità fisica e mentale, DSA, ADHD e bambini nella norma per corsi di musica d’insieme o di strumento. La Dott.ssa Gloria Diffidenti, formatasi all’Università Bicocca di Milano, è la consulente del centro per i problemi di apprendimento. La professoressa Elisa Pezzi, diplomata in pianoforte al Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova, laureata in Musicologia all’Università degli Studi di Pavia, diplomata in Direzione di coro di voci bianche all’Università della Svizzera Italiana di Lugano, è una Musicoterapeuta Certificata che si occupa anche degli aspetti musicali dei corsi. La Dott.ssa Angela Cremaschi, laureata in Filosofia a indirizzo psicologico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Trainer di PNL Umanistica, si occupa degli aspetti più legati alla Musicoterapia e alla consulenza psicologica rivolta agli adulti.

Dal 2015 il centro è sede della Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica patrocinata dalla F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti) e dal conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo. La Scuola ha ottenuto da Fac Certifica la qualificazione di primo livello, il più alto in campo internazionale. Dal 2020 il centro collabora con l’Atelier d’Arte di Riccardo Brembilla, dedicato allo sviluppo dell’arte visiva nei bambini.

Per contattare il centro <Tam Tam> si può scrivere all’indirizzo mail info@musicoterapiatamtam.com o accedere al sito www.musicoterapiatamtam.com

 

 

 

“MAI PIU’ DA SOLI” Settimana estiva di attività artistiche e formazione per famiglie – Il racconto di una mamma

 

Il progetto “Mai più da soli” organizzato a Crema dal 25 al 29 luglio scorso è stato un vero e proprio successo.

Ho partecipato in qualità di genitore a questa esperienza ed ho trascorso con mia figlia una bellissima settimana estiva articolata in molteplici attività, tra cui, oltre alla musicoterapia fulcro dell’intera settimana, quelle organizzate secondo il Metodo Montessori, ippoterapia, pet-therapy, arte-terapia e diversi momenti di socializzazione destinati sia ai bambini che alla presa in carico dei loro fratelli.

  

Un valore aggiunto è stato dato anche grazie alla presenza di alcuni momenti dedicati esclusivamente ai genitori, con attività ad esempio di Arpa-terapia e Arte-terapia.

 

La carica umana che ha lasciato a me e a mia figlia questa meravigliosa settimana è stata dettata non solo dalla validità delle attività proposte, ma anche dall’accoglienza integrale che ci è stata riservata, quale centro della filosofia sia della Federazione Italiana Musicoterapeuti (F.I.M.) che della Casa del Pellegrino, che hanno sostenuto e dato i natali a questa iniziativa. La Casa del Pellegrino è stata un vero e proprio luogo di accoglienza, un abbraccio. Questa istituzione ha nel suo DNA proprio l’accoglienza del pellegrino, del viandante, di colui che si avvicina al Santuario presso cui la Casa del Pellegrino è situata. Si è potuto leggere in ogni azione questa voglia di accogliere, dalla meravigliosa partecipazione del gruppo Scout che si è presa in carico i bambini e li ha accompagnati attraverso le varie attività, a quella dei Clown che si sono sempre avvicinati con garbo e simpatia ai bambini e agli adulti arricchendo di canti, colore e allegria serate che hanno permesso di dimenticare due anni di Covid e di distanziamento sociale, attraverso momenti di normalità insperata, esperienze dimenticate o, come nel caso di mia figlia nata appena prima dell’epoca Covid, mai vissute.

La mia bambina di tre anni ha vissuto per la prima volta numerose esperienze e proprio qui ha appreso a camminare, lasciandosi andare e lasciando andare le resistenze nella gioia dell’incontro con il diverso, con esperienze di grande vitalità ed impatto che nella vita di tutti i giorni non era stato possibile farle vivere per via delle numerose restrizioni cui siamo stati tutti sottoposti. Facendo uno scatto di crescita molto importante, ha imparato a relazionarsi con gli altri bambini, a mangiare seduta al tavolo di un ristorante aspettando i tempi del pranzo, a godersi una realtà altra dalla sua quotidiana. Ha fatto un lungo viaggio per la sua tenera età, anch’esso pieno di novità e nuove esperienze, sperimentando un adattamento che è stato già di suo una grande esperienza di crescita.

Grande gratitudine va al valore dell’accoglienza che Davide e Sara, insieme a tutta l’équipe della Casa del Pellegrino, hanno riservato alle famiglie accolte globalmente mettendo a disposizione e facendo tutto ciò che era in loro potere fare, nonché all’organizzazione capillare che Paola è riuscita pienamente a realizzare dal primo giorno all’ultimo. Tutto è migliorabile, ma in questo caso si è partiti già dall’eccellenza organizzativa e dalla flessibilità di cercare di venire incontro a tutte le esigenze che sorgevano durante la settimana. Un grande grazie va a tutti e soprattutto a tutti i musicoterapeuti, da Giulia Cremaschi a tutte le musicoterapeute e co-terapeute della F.I.M., che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro professionalità gratuitamente, per realizzare questo grande progetto e dare corpo ad una realtà di accoglienza umana di notevole spessore. Un caro saluto, un arrivederci al prossimo anno e grazie ancora.

Lara Moroni – mamma di una bambina

Scuola di Musicoterapia: l’esperienza di SARA e MATTIA

Ci presentiamo: siamo Sara e Mattia, l’una lombarda e l’altro sardo. Ci siamo incontrati virtualmente per ripercorrere l’esperienza vissuta insieme della Scuola quadriennale di Musicoterapia Umanistica “Giulia Cremaschi Trovesi”, concluso a settembre 2020. Questo dialogo ne è il frutto che vogliamo condividere con voi.

              

Mattia: “Vediamo un po’…cosa ti ha spinto a iscriverti a questo corso?”

Sara: “La primissima volta che ho incontrato il mondo della musicoterapia è stato durante il tirocinio dell’università in scienze dell’educazione. Gli incontri con Giulia Cremaschi (musicoterapeuta), Simona Colpani (coterapeuta), i bambini e i loro genitori sono stati così intensi, profondi e sorprendenti che hanno fatto nascere in me il desiderio di iniziare a comprendere meglio, a ricercare un nuovo significato nei miei studi musicali e a quelli in ambito educativo.”

Sara: “E tu Mattia invece?”

Mattia: “Io all’epoca non sapevo niente di musicoterapia, ero un neodiplomato in pianoforte ed ero alle prime esperienze di insegnamento. Da subito mi sono trovato a fare lezione di pianoforte a bambini o ragazzi con disabilità di diverso tipo, oltre che a bambini “normodotati”. Ovviamente non ero preparato a questo, il percorso di studi musicali tradizionale non forma in questo senso. Mi ha spinto a iscrivermi alla Scuola di Musicoterapia Umanistica il desiderio di trovare un modo di portare la musica a tutti senza nessuna esclusione. Fin da subito il mio modo di insegnare ha iniziato a cambiare, anche perché una grande parte del percorso di studi della Scuola di Musicoterapia è incentrata sulla pedagogia musicale.”

Mattia: “Sara, oltre insegnante di pianoforte, sei maestra di sostegno; immagino che anche nel tuo caso la tua professione sia stata influenzata dalla nostra Scuola… è così?”

Sara: “Direi di sì…la Scuola di Musicoterapia mi ha aiutata a pormi delle domande, a interrogarmi sul percorso che desidero intraprendere e con quali modalità affrontarlo, sia nella scuola come insegnante di sostegno, che nella musica come insegnante di pianoforte. Nulla è scontato.”

Mattia: “È proprio così. Le domande sono state le vere protagoniste di questo nostro percorso e motivo di profondi cambiamenti in me, nella mia visione della musica e dell’essere umano. Ogni cambiamento importante è un po’ una sfida… per esempio l’improvvisazione: io ero abituato a suonare con la musica sul leggio. Questo modello di Musicoterapia è molto incentrato sull’improvvisazione al pianoforte e sulla “lettura della partitura vivente”. Per poter improvvisare in questo senso ci vogliono profonde conoscenze musicali (improvvisare non è suonare a caso!) e una grande capacità di ascolto e apertura verso l’altro: non si suona con lo spartito davanti, ma lo spartito è la persona stessa che viene a lezione o a fare Musicoterapia. Gli studi in Conservatorio mi hanno dato una grande conoscenza musicale e abilità pianistica. La Scuola di Musicoterapia e l’esperienza di tirocinio mi hanno spinto a usare queste conoscenze e abilità in modo più creativo in funzione della persona con cui mi relaziono.”

Mattia: “Quale è stato invece per te l’insegnamento più importante e in che modo la tua formazione accademica si è incontrata (o scontrata) con quella che hai trovato nella Scuola di Musicoterapia?”

Sara: “Ricordo che nei primissimi incontri di tirocinio con Giulia Cremaschi e Simona Colpani ciò che mi aveva colpito maggiormente era lo sguardo con cui loro guardavano i bambini, uno sguardo interiore che creava una relazione profonda, sincera e che si traduceva in musica. Simona mi ha fatto rivivere fin da subito l’importanza, la bellezza, la centralità del corpo e di alcuni gesti che davo per scontati. Gli anni di Scuola, mi hanno donato un insegnamento prezioso: CAMBIARE PROSPETTIVA… non sempre il punto da cui guardo una cosa mi permette di vederla pienamente…“spostarmi” fisicamente e spiritualmente mi aiuta a comprendere che il mio è UNO sguardo e che ce ne possono essere molti altri. La Musicoterapia mi ha insegnato a guardare la musica con occhi nuovi. Tutto ciò che ho imparato negli anni in Conservatorio, ora lo rivivo con una nuova consapevolezza: la musica è in ognuno di noi e possiamo camminare insieme per riscoprirla!”

 

SALUTO da VALERIA PENTERIANI NUOVO MEMBRO DEL DIRETTIVO

Buongiorno a tutti. Ho conosciuto Giulia Cremaschi Trovesi nella primavera 1999. Mi ero diplomata in chitarra da un paio di anni ed ero attiva in varie associazioni musicali come concertista, addetto stampa e insegnante di chitarra. Tenevo in particolare un laboratorio di chitarra in una scuola primaria privata e l’incontro con quei bambini mi portava a pormi tante domande. Nel frattempo stavo frequentando l’università di lingue e letterature straniere e inserii nel mio piano di studi tutti gli esami di Pedagogia e Psicologia possibili per trovare risposte e risorse aggiuntive, andavo ai ricevimenti dai docenti per porre le mie domande. Nel 1999 ho frequentato Psicologia dinamica con il Prof. Walter Fornasa, che ci chiese di fare una ricerca su un argomento a nostra scelta, nel nostro colloquio individuale mi suggerì di approfondire la Musicoterapia.

Era la prima volta che sentivo parlare di quella disciplina e iniziai le mie ricerche, che mi condussero a intervistare Giulia Cremaschi Trovesi. Rimasi entusiasta e coinvolta nel nostro incontro. Giulia mi diede da leggere il suo libro Musicoterapia Arte della comunicazione[1].

A poco a poco iniziai a studiare frequentando la scuola di musicoterapia, i seminari e i convegni spinta con sempre maggiore convinzione dal desiderio di fare anche mia la ricerca verso la profondità della musica, dove affondano le radici l’umanità e il dono della relazione.

Nella Musicoterapia Umanistica infatti ogni incontro con l’altro porta a entrare in contatto con uno spaccato di realtà pieno di disorientamento e dolore. Troviamo muri più o meno invisibili o concreti, che impediscono al bambino o all’adulto di essere in grado di esprimere se stesso.

Io ho potuto conoscere vari ambiti, che frequento da tempo e sono quello scolastico e il reparto di Chirurgia pediatrica in ospedale.

Questo spaccato di realtà viene accolto dalla musica, dalla presenza del/della musicoterapeuta presente nell’incontro e dalla sua capacità di comprensione, nel senso di comprendere tutto ciò che c’è. Ci si spoglia di se stessi per ascoltare e comprendere l’altro.

Il punto centrale è l’importanza e la cura nel creare la relazione.

Porsi in ascolto di una persona è ciò di cui si serve un musicoterapeuta per far sorgere in lei il desiderio di ascoltare. C’è innanzitutto un dialogo e da ciò nascono eventuali nuove proposte. C’è il massimo rispetto del mondo dell’altro e il saperlo valorizzare al massimo. Per poter arrivare a questo ci sono varie conoscenze da acquisire e un percorso personale da affrontare.

L’improvvisazione comunicativa in Musicoterapia è uno strumento di lavoro, è il mezzo con il quale far scaturire la curiosità dell’ascolto nell’altra persona, è ciò che anima la relazione interpersonale. Suonare rispecchiando l’emozione racchiusa in un movimento, significa essere in dialogo con l’altra persona. Il ritmo è l’aspetto esterno, che si coglie seguendo la sequenza dei movimenti. La pressione, il peso, la profondità o leggerezza delle sonorità riguardano quello che accade all’interno, le emozioni della persona. L’osservazione consiste nel suonare cogliendo gli aspetti musicali della persona che si vuole rispecchiare. L’attenzione per l’intensità del suono è utile per il ricalco energetico del gesto. La durata del suono è nel gesto.

Sono passati vent’anni dal mio primo sguardo dentro la Musicoterapia Umanistica e oggi diventano soci F.I.M. i primi diplomati della Scuola di Musicoterapia Umanistica diretta da Giulia Cremaschi Trovesi, dove anch’io insegno. Ringrazio moltissimo per tutto quello che ho ricevuto e continuo a ricevere da Giulia e da ciascun professionista presente nella F.I.M., che si mette in discussione e offre il proprio contributo con passione. A mia volta mi impegno a portare avanti ciò che è nelle mie possibilità affinché questi giovani, che si affacciano con interesse a questo sguardo di umanità musicale possano proseguire a studiare, scoprire e trovarsi qui per dare a loro volta la loro testimonianza.

Valeria Penteriani

[1]Giulia Trovesi Cremaschi, Edizioni Scientifiche Magi,Roma,1996